Che stressEh sì, stiamo parlando di una delle parole più usate nel linguaggio comune, di solito nell’accezione negativa, per indicare una condizione psicologica, la situazione che ci provoca difficoltà o ci logora.

A volte è pronunciata in veste di “diagnosi” della causa di un disturbo fisico (“Ho mal di testa; sarà per lo stress.”; “Quando sto sotto stress ho sempre mal di pancia”). “Oggi la vita è troppo stressante” è ormai un luogo comune di larghissimo uso, senza un minimo di riflessione su diverse epoche storiche caratterizzate da inermità dell’essere umano di fronte all’alta mortalità, fenomeni naturali o epidemie.

Il termine stress deriva dal latino “strictus” (“serrato”, “compresso”), ma solo nel 1942 fu usato per la prima volta in un senso puramente psicologico. Precedentemente, nel XVII secolo per gli anglosassoni aveva il significato di “difficoltà” e in metallurgia indicava la capacità dei metalli di resistere agli sforzi e alle pressioni alle quali sono sottoposti (si usava “mettere sotto stress” le travi metalliche per provarne la resistenza). La tensione e “deformazione” si producono ogni volta che una forza incontra una resistenza – esattamente come nel campo non materiale.

Il fisiologo di origine austriaca Hans Hugo Bruno Selye (1907-1982), considerato uno dei pionieri dell’endocrinologia ma anche il padre della ricerca sullo stress, contrariamente a quanto si pensa non ha coniato il termine, ma è stato il primo ad introdurlo in medicina sulla rivista “Nature” nel 1936, interessandosi alle risposte fisiologiche degli organismi dietro somministrazione di sostanze nocive. Il concetto poi si estese agli altri ambiti.
Selye spiegò che lo stress fosse una “risposta non specifica dell’organismo a una qualsiasi richiesta” ed è caratterizzato da due momenti fondamentali: uno stimolo e una risposta.

Continue stimolazioni che provengono dall’ambiente minano l’equilibrio interno inducendo una situazione di crisi, qualora non si riesca a far fronte ai cambiamenti ed alle pressioni dell’ambiente cui si è sottoposti.

Ma lo stress è davvero sempre negativo?

Già Selye fu il primo ad identificare due diverse tipologie di stress: distress (o stress negativo) ed eustress (o stress positivo).

Questa distinzione fa emergere il concetto di stress inteso anche come processo finalizzato ad un migliore adattamento all’ambiente e quindi come stimoli necessari ad una reazione di adattamento.

Vi ricordate quello che dicevamo della necessità di uscire dalla zona di comfort? Ecco, ha a che fare con lo stress positivo.

In realtà, poiché l’essere umano ha, oltre il bisogno di sicurezza anche un innato bisogno di varietà per una naturale tendenza ad evolversi, necessità di una dose di stress – ma che deve essere moderata e misurata alle sue capacità del momento.
Lo stress negativo o distress si ha quando stimoli stressanti instaurano un logorio progressivo fino alla rottura delle difese psicofisiche. Si evidenziano cioè situazioni in cui “le condizioni di stress, e quindi di attivazione dell’organismo, permangano anche in assenza di eventi stressanti oppure che l’organismo reagisca a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata”.

Lo stress positivo o eustress si ha quando stimoli allenano la capacità di adattamento psicofisica individuale.

L’eustress è una forma di energia utilizzata per poter più agevolmente raggiungere un obiettivo; l’individuo ha bisogno di questi stimoli ambientali che lo spingono ad adattarsi. L’eustress è quello che, nella nostra quotidianità, ci aiuta ad affrontare e superare le varie sfide che la vita ci propone: per esempio maggiori responsabilità in un qualche ambito che una volta assolte ci faranno sentire più soddisfatti e con un più alto grado di autostima, oppure l’apprendimento di una nuova abilità, all’inizio faticosa ma che una volta acquisita ci mette in condizione di allargare il nostro raggio d’azione e la nostra sicurezza nello stare al mondo.

È importante saper tenere in conto gli effetti negativi dello stress, che sfociano soprattutto in tre direzioni:
• disturbi fisici (sfoghi cutanei, mal di testa, ecc);
• calo di energia e dei livelli d’azione;
• comportamenti inadeguati (per esempio scoppi di o con le persone più indifese).

Quando persistono per un periodo più lungo, dobbiamo fare attenzione a due cose:
1.chiederci se sia il caso di affinare le nostre strategie e tecniche per fronteggiare lo stress;
2.chiederci se sia il caso di modificare le nostre attività (troppe o troppo poche).

E tu, come te la cavi con lo stress? Sai stressarti moderatamente, per darti gli stimoli giusti per crescere? Dimmelo nei commenti, ma prima ti lascio questa sempre attuale canzone dei Velvet “Boy band”!

Che stress!
5 (100%) 12 votes
Share This