fidarsi è beneAlzi la mano chi è che non ha avuto l’impulso di rispondere con “non fidarsi è meglio”!
Pochi, eh?
Siamo, purtroppo, la società che educa alla sfiducia. E questo atteggiamento si diffonde in modo virale, tanto che è considerato “strano” chi mostra l’atteggiamento fiducioso verso gli altri e, più in generale, verso la vita.

Gli si dà, apertamente o segretamente, del credulone e dell’illuso. Il contratto, oggi glorificato, è il sinonimo del non fidarsi dell’altro. La diffidenza diventa un circolo vizioso che indebolisce il mondo sociale. Crea e alimenta la paura. Ma la società non potrebbe esistere senza fiducia, è fondamentale per la vita in comunità.

Non solo. La nostra vita stessa è fondata sulla fiducia. Osare e rischiare nella vita è possibile solo se si ha fiducia. Attraversiamo le strade perché ci fidiamo delle persone che guidano le automobili.

Fare una scelta qualsiasi è impossibile se non diamo fiducia alla nostra scelta (infatti, c’è un’ampia categoria di persone perennemente indecise che non riescono a prendere una decisione semplicemente perché non si fidano di se stessi).

Stabilire una relazione affettiva/intima è possibile solo se ci si fida del partner.

Comprare una casa è un passo fondato sulla fiducia di riuscire a guadagnare e pagare il mutuo per lunghi anni. Il prestito è fondato sulla fiducia di restituzione. La deposizione dei soldi in banca è fondata sulla fiducia di poterli riavere quando vogliamo. I soldi circolano in base alla fiducia di avere i beni materiali in cambio.

Far nascere un bambino è il passo che segna la fiducia in se stessi di potersi prendere cura di lui.

Assumere un nuovo dipendente ha fondamento nella fiducia di trovare in lui la corrispondenza di quel che ci serve come forza lavoro in azienda. Intraprendiamo un nuovo lavoro solo se abbiamo fiducia di poterlo fare o imparare a farlo. Il bambino si getta nelle braccia del genitore perché si fida. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

Roberto Gervaso nel “Grillo parlante” dice una frase che fa riflettere: “Chi si fida di tutti non corre meno rischi di chi non si fida di alcuno”.

Ernest Hemingway risponde alla domanda che sorge da sé dalla riflessione (Allora come faccio a scoprire se mi posso fidare o no?): “Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è quello di dargli fiducia”. Ha a che fare con la speranza. È una specie di credito che diamo.

Certo è che tutti, in misura più o meno accentuata, abbiamo avuto qualche ferita legata alla fiducia.

Perché è un rischio, è una scommessa umana: è in agguato sempre il pericolo che il depositario della nostra fiducia non sia all’altezza delle nostre aspettative per l’incapacità o, ancora peggio, per il deliberato tradimento.

La fiducia cieca è il genere di fiducia maggiormente a rischio di delusioni, in quanto funziona in modo analogo alla visione limitata: elimina dalla vista l’attenzione ai diversi motivi che potrebbero far sì che qualcuno agisca verso di noi in modo dannoso, e questo impedisce di fare attenzione a proteggere i propri interessi.

Molte volte le persone hanno determinati comportamenti, non perché abbiano l’intenzione di nuocere ma per debolezze proprie, di cui sono inconsapevoli (come possono essere per esempio il rancore, la paura, la rabbia, l’invidia…). Fa parte della complessità dell’essere umano. E la complessità implica il rischio. Ma anche la ricchezza e la bellezza della fragilità. Si può avere piena fiducia senza renderla cieca: vigilare per evitare di essere vittima delle debolezze o distrazioni dell’altro. Sostenerlo nell’essere degno della nostra fiducia.

Convenzioni e contratti escludono il rischio, ma eliminano anche tutta la vitalità e l’autenticità che il rischio porta con sé. Rientrano nella logica simmetrica del rapporto creditore-debitore (dove si esige e si chiede il conto), mentre la fiducia segue una logica asimmetrica (non si ha mai la certezza del ritorno, di essere onorata).

La fiducia segue la logica del dono, che include in sé la gratuità. È un dono senza garanzia di reciprocità ed è strettamente collegata alla interdipendenza degli esseri umani. La gratificazione del dono è immensa sia per chi dona che per chi riceve, e apre gli scenari ai vissuti di inimmaginabile bellezza.

Ricostruire la fiducia dopo una ferita subìta fa parte del percorso dell’imparare ad essere autonomi, del percorso di crescita e della scoperta delle risorse interiori inesplorate e quasi sempre insospettate.

E imparare, si sa, ha il suo prezzo. E le sue impagabili soddisfazioni.

Invece di pensare a cosa possiamo perdere se concediamo fiducia cerchiamo di pensare a cosa possiamo perdere se non la concediamo. Cambiare il punto di vista apre le nuove strade.

E tu? Ti fidi? Cosa ne pensi del rischio di fidarsi e del rischio del non fidarsi? Dimmelo nei commenti!

Fidarsi è bene?
4.9 (97.78%) 9 votes
Share This