guerra e paceNo, non sto per farvi un riassunto del celebre romanzo di Tolstoj!

Ma il tema, ahimé, è sempre attuale: non solo per il sempre presente focolaio di guerra in qualche parte del mondo, ma anche per i sempre presenti conflitti tra singoli esseri umani e nell’essere umani tra sé e sé.

Tanto che il più delle volte ci dimentichiamo completamente della pace.

Siamo irrequieti, litighiamo, critichiamo, ci arrabbiamo, combattiamo, ci inimichiamo, tramiamo, giudichiamo, condanniamo, vinciamo, addirittura facciamo guerra alla guerra, siamo contro la guerra…ma sempre di guerra parliamo.

E si sa, dove va la nostra attenzione, là si dirige la nostra energia. Non è banale. Dire “Sono contro la guerra” o “Sono per la pace” sono due cose completamente diverse, anche se dal punto di vista linguistico correttamente comunicano lo stesso concetto.

Noi che siamo compagni di viaggio sulla strada di crescita personale sappiamo ormai bene che l’unica persona che possiamo cambiare siamo noi stessi.

Sugli altri non abbiamo alcun potere di intervenire – e, in ultima analisi, neanche il diritto (ma questo è un altro tema).

Qualsiasi cosa vogliamo cambiare nel mondo, la dobbiamo cambiare in noi stessi. Quindi parliamo della nostra guerra.

Già il filosofo Seneca oltre 2000 anni fa vedeva nella scontentezza di sé l’ostacolo maggiore a ciò che considerava il bene supremo: la tranquillità dell’animo.

Tolstoj di guerra qualcosa ne sapeva: non ancora 30-enne a Sebastopoli ne combatte in una. Vuoi vedere che uno così riflessivo (come lo sono gli scrittori) non abbia colto qualche risposta alla domanda “perché”? Tanto che dedicò tutte quelle pagine al tema! Ma per avere le sue di risposte dovrete leggervi il romanzo :)

Torniamo a noi.

Riflettiamo sulle proprie inquietudini. Tre sono maggiori ambiti in cui un essere umano può originare la conflittualità (ovvero in cui è letteralmente in guerra), che poi si espande all’esterno:

1. Essere in guerra con se stessi

Per la maggior parte di noi questo è il punto focale: siamo noi il nostro peggior nemico! Con se stessi siamo duri (a volte anche crudeli), non ci amiamo, non ci stimiamo, siamo troppo esigenti (e non siamo mai soddisfatti di quel che abbiamo fatto), maltrattiamo il nostro corpo, non ci rispettiamo, tirannicamente ci mettiamo sotto pressione, “devo” è la nostra parola più usata, non ci concediamo nessun piacere o lo facciamo a contagocce giusto per non spegnerci del tutto (a quel punto anche quello diventa un dovere), ignoriamo totalmente i nostri bisogni o li mettiamo all’ultimo posto (il che equivale a non vederli mai soddisfatti), magari ci adoperiamo tanto a rendere felici gli altri o ad aiutarli, trascurando se stessi…l’elenco delle auto-torture può continuare ancora a lungo.

Di solito tutta questa pressione risulta in un’immagine sociale invidiabile, si guadagna un sacco di soldi e si ha una bella carriera. Ma… In fondo non si è felici. Per diventarlo, bisogna mettere la nostra felicità tra le priorità.

Ricordiamo che non possiamo fare felici neanche gli altri intorno a noi se non siamo felici. Inoltre, le persone in guerra con se stessi hanno difficoltà a mantenere i legami con chi amano. Dunque, il rimedio è diventare i migliori amici di se stessi. Ascoltarsi.

2. Essere in guerra contro gli altri

Eh, anche qui ci riconosciamo in molti: siamo giudici impietosi degli altri. Siamo quasi sempre infastiditi, indignati o irritati da qualche comportamento altrui, ci sorprendiamo spesso a dire che la vita sarebbe infinitamente più bella se gli altri fossero più educati, più disciplinati, più bravi, più intelligenti, più onesti, più coerenti, più silenziosi, più veloci, addirittura più tolleranti (e non ce ne accorgiamo del nostro paradosso), insomma siamo sempre circondati da rompiscatole!

E guarda caso, capitano tutti a noi.

Credo sia superfluo sottolineare che i nostri rapporti con gli altri non è che siano il punto più fiorente della nostra vita (ovviamente, la colpa è sempre degli altri!), senz’altro la cerchia delle persone che ci circondano è abbastanza ristretta e, se ci riflettiamo, fatta solo di “un certo tipo” di persone.

Considerando quanto i rapporti siano importanti per un essere umano e quanto contribuiscono al reciproco arricchimento e la crescita, conviene farsi una chiacchierata sincera tra sé e sé. “È lui che deve cambiare, non io!” è il pensiero ricorrente a cui stare attenti.

Il rimedio? Sviluppare la tolleranza, la comprensione e il rispetto verso la diversità. Ammettere che un essere umano perfetto non esiste, a partire da noi. Amare la fragilità e la contraddizione insita nell’uomo.

3. Essere in guerra contro la vita

Se vi sorprendete a dire che mondo sia troppo ingiusto, inquinato, violento, pericoloso, senza speranze…insomma state sempre sull’attenti a notare tutto ciò che non va, forse questa categoria vi riguarda in qualche misura.

Se vi sentite di frequente (o cronicamente) preoccupati, tristi, impauriti, disperati, sfiduciati, arrabbiati per come va il mondo sappiate che in questo modo non lo aiutate ad andare meglio.

A parte l’utilizzo di consapevolezza su qualcosa che non va nelle azioni concrete per fare qualcosa di diverso o svegliare le coscienze, lamentarsi del mondo “storto” non lo raddrizza.

Il mondo in realtà rappresenta la vita, e la vita non è giusta o ingiusta: la vita È. Con tutte le sue contraddizioni, tutte le sue parti piacevoli e spiacevoli, tutta la sua forza e debolezza, tutti i suoi pro e contro.

Il rimedio è prima di tutto l’accettazione dell’imperfezione (simile come nel caso precedente) e l’amore verso quel che di bello c’è.

Solo se accettiamo le cose come stanno al momento possiamo farci qualcosa, cambiarle. “E così. Cosa posso fare per migliorare?” – se partiamo da questo presupposto, di sicuro aggiungeremo almeno una goccia del bene, del bello o dell’armonia.

Se io sono in pace, c’è una persona in più tra i pacifici, aumenta “la macchia pacifica” (chiamiamola così).

Riflettici un attimo: se il mondo fosse pieno di persone che brontolano su cosa non va, crerebbe un bel mondo?

Probabilmente la risposta è NO! Cerchiamo di concentrarci su quel che va bene, apprezziamo e valorizziamo la bellezza, siamo grati per tutto quel che esiste e, non l’ultimo, ricordiamoci di gioire del semplice fatto di essere vivi e del fatto che il mondo esista! Basti pensare a quanto sia spaventosa invece la prospettiva della fine del mondo!

E tu? Quanto sei in guerra e quanto in pace? In quale delle guerre combatti di più quotidianamente? Raccontami nei commenti!

Guerra e Pace!
4.88 (97.5%) 8 votes
CHIUDI
CLOSE
Share This