lo faccio domaniSuccede a tutti di pronunciare questa frase, e non c’è nulla di sbagliato nel rimandare quel che abbiamo individuato come non prioritario: saper discernere quel che sia priorità o meno fa parte della buona organizzazione della gestione del tempo.

A volte, in alcuni momenti o periodi particolari della vita, siamo sommersi dagli impegni e diventa impossibile riuscire a fronteggiare tutto, nei limiti dell’umanamente possibile (Diritto dell’Assertività).

E poi, ogni tanto abbiamo bisogno di qualche pausa…essere sempre efficienti senza eccezioni ci rende poco umani.

In fondo, è gratificante permettersi di prendersela comoda e ascoltare i propri ritmi interiori quando ci chiedono di rallentare.

Ma quando succede troppo spesso di non riuscire a realizzare quello che era l’obiettivo, e non è limitato ad un periodo ma è quasi di un modo di fare, diffuso sui diversi ambiti di vita, allora si tratta di procrastinazione. Anche i ritardatari cronici appartengono in questa categoria di comportamento.

La parola deriva dal latino procrastinàre, composto di “pro” (“avanti”) e “crastinàre”, da “crastinus”
(a domani); quindi letteralmente significa “rinviare a domani”.

Chi non conosce il detto “Non rinviare a domani quello che puoi fare oggi”?

Se procrastinare è un modo abituale di confrontarsi con gli impegni, si va inevitabilmente verso la frustrazione. Si cominciano ad avere gli scarsi risultati in quel che si fa, qualsiasi cosa sia, si perde la stima delle altre persone, ed anche l’autostima perché comincia a farsi strada il pensiero che “non si è capaci” di fare qualcosa, “non è possibile” riuscirci e via dicendo.

In sostanza, si creano le convinzioni tossiche su se stessi e sulla vita in generale e si rifiuta la propria responsabilità cedendo il proprio potere alle circostanze esterne, altre persone, impedimenti vari (la nostra mente è molto abile nel trovare le giustificazioni al nostro comportamento).

Alcuni dei motivi per i quali procrastiniamo possono essere:
– l’eccesso di perfezionismo;
– semplicemente non ci teniamo abbastanza – per mancanza di interesse, di motivazione, di senso per noi;
– ci sentiamo inadeguati, non “all’altezza”;
– il disaccordo con i nostri valori fondamentali;
– la mancanza di allenamento di uscire dalla zona comfort (sopportare la scomodità temporanea) – siamo troppo abitudinari;
– un conflitto interiore (una parte di noi vuole fare qualcosa e l’altra no);
– uno dei motivi scientifici, secondo i ricercatori, è la “fame” di dopamina (l’elemento chimico del buonumore, lo stesso che si secerne quando si fa un’attività piacevole), che spinge ad anteporre il piacere al dovere – questo è particolarmente vero nel caso di persone “obbedienti”, che non riescono a dire “no”.

PER “GUARIRE” BISOGNA ESSERE PIU’ EGOISTI?

Di certo si può iniziare da:

  • smettere di esigere da se stessi la perfezione fin da subito in quel che facciamo e rifiutarsi di accettare tali pretese degli altri nei nostri confronti (verso la perfezione ci si arriva gradualmente);
  • fare i passi piccoli, suddividere i compiti; interrogarci quanto ci teniamo davvero a fare una determinata cosa (perché mai farla?);
  • permetterci di sentire la paura di fronte ad una situazione nuova o un nuovo compito;
  • interrogarci quali sono i nostri valori fondamentali, a cui non possiamo rinunciare (e quali sono invece i valori che sottintendono a quella determinata attività) – prenderci il diritto di difendere i propri valori, soltanto perché sono i nostri valori;
  • interrogarci se viviamo una vita troppo “comoda”, e quanto questo ci convenga davvero; chiederci a quale “guadagno” (soprattutto non materiale) siamo interessati al momento;
  • permetterci di dire “no” a una vita fatta solo di doveri o ai doveri imposti dall’esterno e tutte le richieste;
  • permetterci di “perdere tempo” e di fare le cose “inutili”;
  • permetterci di sentire la stanchezza.

E tu? Che rapporto hai con i tuoi impegni? Raccontalo nei commenti!

Lo faccio domani!
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