specchioÈ l’esclamazione spesso pronunciata (e ancora più spesso pensata) nel bel mezzo di una discussione, nella quale abbiamo mosso qualche osservazione critica all’interlocutore. Spesso ci irrita.

E noi, che siamo sulla strada della crescita personale, sappiamo che quel che ci irrita c’entra con noi. Più di quanto vorremmo.

La questione “specchio”è complessa. A partire dall’oggetto stesso: tra noi c’è chi dà molta importanza a quest’oggetto e chi per niente, c’è chi ha gli spazi “tappezzati” dagli specchi e chi non ne ha nemmeno uno in casa (sì, esiste!), c’è chi lo tiene in casa in misura del minimo indispensabile (tipo, uno piccolo in bagno, solo per lavarsi la faccia e farsi la barba) e chi ne ha per tutte le occasioni (quello per specchiarsi mentre si è in bagno per l’igiene quotidiana, quello che restituisce l’immagine ingrandita come sotto il microscopio, quello per vedere la figura completa, quello per riflettere la luce dalla finestra per illuminare lo spazio o renderlo più ampio otticamente, quello che abbellisce il salone, quello per specchiarsi solo a camera da letto…), c’è chi lo tiene solo per l’uso e chi lo tiene come un oggetto di arredamento.

E il rapporto con lo specchio? C’è chi ci passa davanti ore ed ore, c’è chi non si specchia mai (proprio mai!), c’è chi lo fa frettolosamente e chi con l’attenzione, c’è chi lo vede come un amico e chi come un acerrimo nemico. Il lavoro di alcune persone è strettamente collegato allo specchio. Per ciascuno di noi l’atto di specchiarsi assume un significato diverso, a seconda della storia, del momento della vita che attraversiamo, delle intenzioni che abbiamo nei confronti del futuro.

Ecco, il rapporto con lo specchio è molto influenzato dal rapporto che abbiamo con se stessi.

Che cos’è l’immagine che vediamo riflessa nello specchio? Già l’introduzione di questo post ci suggerisce che sia molto soggettiva. L’immagine che vediamo riflessa è influenzata, direi letteralmente filtrata, dal nostro essere interiore, dalla nostra immancabile autostima.

Questo ci sottolinea l’importanza di sapere il contenuto del nostro essere interiore. Perché? Perché, visto che praticamente plasma quel che noi effettivamente vediamo (o crediamo di vedere), mi sembra ragionevole cercare di farsene un’idea di “che tipo è”. Esattamente come vogliamo farci un’idea della maestra con la quale il nostri figli passano il tempo a scuola (visto che sappiamo che li plasmerà in una certa misura), degli amici che frequentano (specialmente se adolescenti), o dell’istruttore a cui ci vogliamo affidare per imparare qualcosa di nuovo.

Se l’immagine che vediamo riflessa nello specchio non ci piace, dobbiamo interrogarci su alcune domande:

Il nostro passato – è sotto lo sguardo dei genitori che prendiamo consapevolezza della nostra esistenza, prima di tutto fisica. Da piccoli assorbiamo inconsapevolmente il gusto dei genitori, il loro modo di prendersi cura del proprio corpo, di piacersi o no, e tendiamo a trattare noi stessi come ci siamo sentiti trattare nell’infanzia. Attenzione, “sentirsi trattare” non necessariamente corrisponde all’essere trattati effettivamente. A volte, il nostro rapporto con il corpo e con se stessi in generale viene danneggiato non per un genitore intenzionalmente malevolo, ma anche per le battute e commenti spontanei e ingenui, a volte detti per abitudine, ma a volte anche i complimenti possono avere degli effetti negativi (ma è un argomento a parte).

– Gli stereotipi – “Sei troppo basso/alto, hai i piedi troppo grandi, hai il seno troppo grande/piccolo, hai un nasone, una tetona, le orecchie da elefante…” Ahimé, quello che sono solo le nostre particolarità diventano così “difetti”, che a volte portano a un totale rifiuto di se stessi o addirritura all’odio. Non ne parliamo dei modelli estetici diffusi ampiamente nei media, non aiutano certo all’apprezzamento della “non-perfezione”.

– Il partner sbagliato – La persona che più guardiamo, dopo i nostri figli e genitori, è il partner. Quando incappiamo nella scelta sbagliata del partner, finisce inevitabilmente di sentirci sbagliati noi.

Entrambi i partner hanno una certa consapevolezza di non stare bene insieme (l’incompattibilità è sempre reciproca), ma non si ha sempre la sincerità (prima di tutto con se stessi), il coraggio e la chiarezza interiore per rendersene conto che semplicemente non possiamo con QUEL partner soddisfare quello che sono i nostri veri bisogni. Ed ecco che qualcuno comincia a manifestare il disagio proiettandolo sul partner, e di solito colpendo l’aspetto fisico o le scelte e il modo di vivere. A forza di ripeterlo, si comincia a crederci, ed ecco che l’autostima di chi è il bersaglio dei commenti cala sotto lo zero. Cominicamo a non piacerci e non accettarci davvero, e lo specchio ci rimanda l’immagine che abbiamo costruito dentro se stessi.

E tu? Che rapporto hai con lo specchio? Ti piace specchiarti o lo eviti? Ti piace l’immagine di te che ti rimanda lo specchio o anche la foto? Raccontami nei commenti dopo aver visto questo bel video tratto dal film Angel-A!

Ma guardati allo specchio!
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