osare e rischiareQualche tempo fa, chiacchierando della vita con una persona che all’epoca era il mio capo ed era prossimo alla pensione, una bella carriera alle spalle, gli chiesi: “Se tu potessi tornare indietro nella vita, cosa faresti diversamente?”. Ci pensò su per un po’. Poi mi rispose, con un  velo di nostalgia: “Oserei di più”.

A quel punto ci pensai su io. E non per un po’, ma un bel po’. Tanto che mi ritorna in mente spesso quel momento del nostro colloquio. Credo che l’esperienza della vita di chi ha vissuto qualche anno più di noi  vada presa in considerazione…quando la vita ci insegna qualcosa, a volte a costo alto, ci sentiamo in qualche modo in dovere a trasmetterlo a chi vuole ascoltarlo.
Ma che rapporto abbiamo noi, esseri umani civilizzati, con il concetto dell’osare, e con quello che gli è affine, rischiare?

Generalmente, paura.

Generalmente, roba per pochi – per di più, un po’ sconsiderati.
Generalmente, concetti che di corsa ci fanno tirare fuori dalla mente i propri contrari: salvaguardare, tutelare, stare al sicuro. Essere prudenti. Pericolo.

La definizione  più comune dell’osare cita “avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita”, mentre quella del rischiare dice “agire dopo aver valutato la possibilità di un successo o di un insuccesso” – ma la connotazione più comune legata a questa parola è “mettere a repentaglio”. Deriva dal latino medievale con il significato di “tagliare” – e ciò la mette in diretta relazione con la parola “decidere”.
Osare assume anche il significato di “potere”, “essere in grado di”, “riuscire a”. Mi viene in mente la scena di Oliver Twist, il monello del celebre romanzo di Charles Dickens, che un giorno trova il coraggio di chiedere all’orfanotrofio dove vive un altro po’ di farinata, oltre quella minuscola razione che quotidianamente ricevono i bambini, suscitando l’effetto “Come osi?”. Oliver non si accontenta più di sopravvivere; chiedendo di più per mangiare, chiede di più dalla vita. Vuole cambiare il suo destino.
Osare e rischiare sono strettamente collegati con l’uscire dalla zona comfort. Sono strettamente collegati con il vincere le proprie paure. Per crescere. Per evolversi. Per diventare qualcosa che fino ad allora non ci sembrava possibile per noi. Per avere qualcosa che desideriamo. Per permetterci di vivere qualcosa che fino a quel momento non ci siamo permessi, per vari motivi.

Leo Buscaglia, a proposito, parla senza mezzi termini: “Il rischio  più grande nella vita è non rischiare nulla. Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla. Può evitare le sofferenze e l’angoscia, ma non può imparare, sentire, cambiare, crescere, progredire, vivere o amare. È uno schiavo, incatenato dalle sue certezze o dalle sue assuefazioni.”

Ora, chi ha letto qualche mio post, avrà notato quanto io sia la sostenitrice dei piccoli passi. Il cambiamento si fa con piccoli gesti quotidiani e piccole scelte, apparentemente insignificanti. Aspirare ai grandi gesti o grandi “colpi” è ammirevole, ma di solito rimangono solo dei sogni non realizzati. Nella vita è essenziale un ingrediente: agire.
Allora, possiamo rischiare oggi di mettere in discussione qualche nostra certezza? Possiamo osare quello che per certo sappiamo sarà giudicato da tutti quelli che ci conoscono con un sonoro “Non farlo!!!”, ma noi lo desideriamo da tanto?
Finisco con un invito a riflettere sulla frase di Lucio Anneo Seneca, che non è certo il primo venuto: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili”.
Tu, cosa di “impossibile” oserai fare o pensare oggi? Quale piccolo rischio ti permetterai di correre? In che modo oserai a modificare la tua vecchia immagine di te? Dimmelo nei commenti!

Osare e Rischiare, conviene?
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