rinascitaLe festività pasquali puntano i riflettori sul tema della rinascita, che comunque echeggia spesso nel nostro vocabolario quotidiano.

“Mi sono liberato di quel peso, sono rinato!”, “Da quando ha cambiato il partner, quella donna è rinata!”, “Sento rinascere in me la speranza!”; di solito dopo un periodo di crisi, di difficoltà o di assopimento…le esclamazioni del genere ogni tanto le sentiamo dire o siamo noi a pronunciarle, sempre con un tono di entusiasmo, di meraviglia, di incredulità, e qualche volta di invidia.

Esattamente come se si trattasse di un miracolo. Tutti sospiriamo la rinascita. Ma quello che la precede, un po’ meno: il cambiamento.

Il cambiamento – che, ricordiamocelo, spaventa noi esseri umani in maniera proporzionale di quanto ne abbiamo bisogno – quando succede, ha l’alone del miracolo in misura sempre proporzionale al nostro spavento (di cui possiamo essere più o meno consapevoli).

Ma quando diciamo che qualcosa sia un miracolo di solito mentalmente lo allontaniamo dal nostro raggio d’azione, dalla nostra responsabilità. “Eh, ma per quello ci vuole un miracolo!”: ed ecco qua che ci siamo dati il messaggio che sia qualcosa fuori dalle nostre possibilità, i miracoli sono roba da santi.

Ma non è così. Anche i miracoli, comunque, partono da una nostra volontà, espressa consciamente o meno; riguardano qualcosa che abbiamo fortemente desiderato, voluto, sognato.

Se non fosse così, non avremmo visto un certo evento come un miracolo ma sarebbe un evento tra tanti.

Inequivocabile: per cambiare ci vuole energia, la cui quantità è proporzionale a quella che abbiamo investito nel formare quel che è da cambiare, e questo è strettamente collegato alla zona di comfort.

E quell’energia ce la dobbiamo mettere noi, non lo può fare nessuno al posto nostro. La parola Pasqua deriva dalla parola ebraica che ha il significato di “passaggio”, “liberazione”, “lasciare andare”.

La primavera, il periodo in cui si celebra, ha di per sé l’energia della rinascita della natura, dopo un periodo di morte: quello invernale, in cui “tutto tace”. Ma in realtà tace solo in superficie; nelle parti interiori delle piante, nella parte interiore della terra, si svolge un lavoro intenso anche se lentamente.

Quel che importa è la costanza. Ecco, con le nostre vite succede la stessa cosa: ogni rinascita esteriormente visibile è preceduta da una rinascita interiore.

Per cambiare – e quindi rinascere – abbiamo bisogno di lasciar andare qualcosa dalla nostra vita: una convinzione, un attaccamento, una persona, un ideale, un ricordo, un rancore, un vecchio vestito, un mobile che non è più funzionale, un’abitudine, una paura, una vecchia immagine… un po’ come il seme della pianta che lascia l’involucro per svilupparsi in un albero.

Non ci vuole il miracolo, ma solo un po’ di coraggio per andare verso l’ignoto (e guarda caso, l’ignoto ci ricollega al concetto del miracolo). E per andare verso l’ignoto del futuro è bene “riciclare” il passato: rivederlo, fare i conti con i suoi dolori e i suoi doni, e dare un nuovo senso a tutto, prima di chiudere la vista su esso.

Ricordi, convinzioni, oggetti legati al passato possono essere usati in modo creativo per dare forma a noi stessi come ci vogliamo ora e alla nostra vita come la vogliamo d’ora in poi. Ogni occasione in cui dedichiamo l’energia, tempo, risorse al processo di miglioramento, di crescita, contribuisce alla nostra rinascita; un libro, un corso, un seminario, un workshop, una sessione di coaching, una chiacchierata con amico che ha già compiuto qualche salto di rinascita interiore…tutto ciò che ci stimola a guardarci dentro ci aiuta a svegliarci fuori!

E tu? Raccontaci le tue esperienze di rinascita! Potresti essere d’ispirazione per qualcuno!

Per rinascere ci vuole un miracolo?
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