finire ciò che si è iniziatoComincio con una frase che a molti suonerà a dir poco scontata, ma vale la pena soffermarsi ogni tanto su quel che sembra banale:
Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine.

Anche se il concetto dell’infinito ci seduce non poco con la sua poetica. Ma non confondiamo: mentre la parola finire (derivante dal latino finis = «limite, cessazione») ha il significato di condurre a termine, a compimento, alla perfezione (o al contrario: ridurre all’estremo, consumare interamente, giungere al termine di qualcosa), l’ infinito sta a significare quel che non ha principio né fine, che non ha limiti. Quindi, non ha l’inizio.

Comunque, oggi il tema è terminare. Una questione spinosa per molti.

È vero, nell’iniziare c’è sì la difficoltà, ma compensata dall’entusiasmo della novità: di solito cominciare qualcosa porta con sé tanta energia positiva e le aspettative in qualcosa di bello.

Se ci riflettiamo, è il momento della scelta: il distacco dalla potenzialità illimitata e senza una forma precisa per dare forma a qualcosa che ancora non esiste. Eccitante, no?

Infatti, per alcune persone l’unica gioia al mondo è cominciare.

Ma presto si rende palese che di qualsiasi cosa si tratti, potrà esistere solo accettando dei limiti e delle regole.

E qui casca l’asino.

La motivazione si affievolisce, le difficoltà prendono il sopravvento, l’eccitazione della novità cede il passo alla noia, la curiosità per vedere l’evoluzione, gli sviluppi, di quel che abbiamo iniziato si perde per strada. Sopraggiungono i nuovi stimoli.

E quel che abbiamo iniziato con tanto entusiasmo, tanti buoni propositi, tanta decisione ferma e magari tanto timore di non riuscirci (in fondo, eccitante anche quello) spesso rimane una strada abbandonata, una nave naufragata. Nel mentre ci buttiamo in qualche nuova eccitante impresa.

In breve, problemi. Ci mancherebbe, nell’eccitazione della novità non c’è nulla di male, anzi. Ma non terminare quel che si inizia qualche problemino lo porta:
-frustrazione
-risultati mediocri o inesistenti
-indebolimento della capacità decisionale
-senso di instabilità e di disorientamento
-la convinzione di “non essere capaci di”
-conseguente abbassamento dell’autostima
-accumulo di problematiche varie
-crescente ansia, “stranamente” inspiegabile
-demotivazione
sentirsi perdenti in uno o più ambiti della vita…

L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Il grande sociologo Zygmunt Bauman afferma con saggezza dei suoi 90 anni “La felicità non significa una vita senza problemi, la vita felice viene dal superamento dei problemi”.

E tu? Cosa ne pensi degli inizi e delle fini? Dimmelo nei commenti dopo aver ascoltato questa canzone di Mina “L’ importante é finire” (ma tra dire e fare…):

 

Perché è importante portare a termine quel che si inizia?
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