perche-si-usa-la-violenzaLa Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre scorso, è una buona occasione per parlare di quest’argomento – le ricorrenze del genere hanno proprio il ruolo di mobilitare l’attenzione verso una determinata problematica – sia che si tratti di violenza subìta da una donna che da un uomo.

Chi subisce la violenza spesso protrae all’infinito questa tortura prima di reagire, convinta che l’aggressore lo faccia per amore o comunque ami nonostante il comportamento lesivo; è difficilissimo accettare che una persona cui vuoi bene ti voglia fare male.

Scriviamolo a lettere cubitali: dove c’è violenza non c’è mai amore. Punto.

La violenza subìta, non è mai troppo ribadirlo, crea dei danni enormi a chi ne è vittima, tra i quali, oltre i danni fisici nel caso dell’aggressione, innumerevoli danni psicologici e comportamentali: senso di colpa o di inadeguatezza, mancanza di fiducia in sé, irritabilità e agitazione, tendenza ad isolarsi, perdita del senso della realtà, incapacità di concentrazione, depressione e ansia, rabbia e eccessiva irritabilità, fobie e attacchi di panico, disturbi del sonno e della memoria, scarsa autostima, disturbi dell’alimentazione, abuso di alcool e droghe, disturbi psicosomatici e fisici, inattività fisica, abulia, distacco emotivo, disperazione, comportamento autolesionista grave, fino ad arrivare all’estremo dell’omicidio o suicidio.

Le forme di violenza possono essere tante; quella fisica è la più evidente, ma la psicologica ha tante forme (stalking, mobbing, violenza assistita, violenza economica, violenza sessuale…), delle quali alcune difficilmente individuabili, che spesso sono il preludio della violenza fisica. Spesso il torturatore non alza la voce: parla pacatamente, ma dice cose che feriscono anche più delle botte.

La violenza psicologica è la forma di abuso di una persona sull’altra tra le più sottili, perverse e insidiose, perché non ha effetti eclatanti, visibili o documentabili: è una delle più potenti e distruttive forme di esercizio del potere e del controllo sull’altro.

Nelle sue forme più gravi è un tentativo di distruzione psicologica dell’altro, ma nelle sue forme meno accentuate è comunque un modo per sottolinearne l’inferiorità, è mancanza di rispetto che mira a ledere l’integrità di chi ne è bersaglio, fino a fargli perdere la coscienza del proprio valore.

Alcune strategie di violenza psicologica sono, per esempio:

-con gesti o con parole: svalutare, denigrare, disprezzare, deridere, umiliare, screditare, considerare una persona inadeguata (per es. come madre, come figlio, ma anche come padre, come alunno…);

-coercizione, privazione della libertà personale, sequestro, ipercontrollo, violazione della privacy;

-indifferenza, trascuratezza, noncuranza, esclusione, abbandono, rifiuto dell’ascolto;

-isolare una persona (fisicamente o attraverso strategie indirette);

-danneggiare (o minacciare di farlo) cose, animali o persone care alla vittima;

gelosia patologica, vissuta come offesa;

-ricattare, tradire la fiducia, manipolare, truffare (anche le menzogne reiterate sono una forma di violenza, se mancanza di rispetto all’altro);

-colpevolizzare una persona, instillarle senso di colpa, vero o presunto;

-compiere abusi nelle punizioni, nella correzione e disciplina (a scuola, in famiglia, sul lavoro…);

-stalking, persecuzione, ossessione;

-intimidazioni sul posto di lavoro, mobbing;

-vietare la libertà di lavorare, sfruttare il lavoro altrui, privare del denaro o controllarlo eccessivamente, impedire l’accesso al conto bancario della famiglia, accollare a una persona i propri debiti, non sostenere un familiare in difficoltà (sono tutte strategie di violenza economica).

L’aggressore, il violento, può essere chiunque, anche un insospettabile, e non c’è distinzione di classe sociale, di cultura, di ricchezza. Il bisogno di sopraffazione è quello che lo caratterizza. È un individuo che ha bisogno di sentirsi potente o migliore solo schiacciando un altro, è un debole che cerca una vittima per sentirsi forte, è un frustrato, è un incapace o si sente incapace e proietta sull’altro la propria incapacità.

Chi agisce la violenza utilizza l’altro come bersaglio su cui scaricare i propri conflitti interiori, o lo ritiene un oggetto che deve essere posseduto per mantenere un’illusione di onnipotenza.

Solo in una piccolissima percentuale di casi, 10% circa, si tratta di malattia mentale, a volte dietro comportamenti violenti ci sono storie di droga e alcoolismo, mentre è sempre presente l’assoluta mancanza di rispetto per la persona dell’altro e per i suoi diritti, e una mancanza totale di norme etiche..

Le persone violente non sanno relazionarsi. Ogni relazione presuppone una reciprocità, il rispetto per la persona e i bisogni dell’altro, il riconoscimento dei suoi diritti. Molti uomini si sentono insicuri contro la sicurezza delle nuove donne e sviluppano una rabbia che negli individui deboli e disturbati sfocia nella violenza; ma succede anche nel caso opposto, delle donne violente nei confronti del partner – anche se chiaramente meno frequente.

Spesso dietro questi individui ci sono storie di infanzia violata, traumi e violenze che ripetono in una modalità che non ha fine perché cercano di infliggere ad altri le sofferenze che hanno subito: spesso sono persone anche molto intelligenti, lucide, ma anaffettive, incapaci di amare.

In ogni caso, pensaci bene, ma l’aggressore soffre di un’autostima bassa proprio come il Narcisista.

Un lavoro su se stessi è necessario, sia per la vittima che per l’aggressore, in maniera più o meno approfondita. Prova ad agire ora attraverso un corso di autostima potrebbe far riflettere sui propri comportamenti.

Perché si usa la violenza?
5 (100%) 12 votes
Share This