qualità della vitaDurante le giornate di vita ci succedono un sacco di cose. Siamo inclini a classificarle subito in una delle due categorie: belle o brutte.
A parte che già in partenza non è che vada a nostro favore ridurre a sole due categorie l’enorme ricchezza di stimoli che riceviamo nell’interazione col mondo, c’è un ulteriore problema: molti di noi hanno il “vizio” di utilizzare dei filtri molto ristretti nel far passare in una delle due categorie tutta questa marea di eventi.

Ovvero, gli eventi in sé spesso non hanno una colorazione definita: le stesse cose possono essere viste come molto diverse a seconda del nostro punto di vista. Il punto è che li interpretiamo, letteralmente di questo si tratta.

E il modo in cui le vediamo determina il nostro modo di reagire di conseguenza. Per reazione non intendo soltanto un’azione (o la sua mancanza), ma anche l’idea che ci facciamo (di noi, di un’altra persona coinvolta, del mondo, di un argomento, del futuro…).

L’idea che ci facciamo diventa parte del filtro che abbiamo utilizzato, rinforzandolo, o no, se ne crea un altro – di solito dannoso per noi, perché ci limita, crea disagio o sofferenza.

Ma è così comodo, avere un filtro che riduce tutto in poche “cartelle” dove mettere tutto…almeno così ci pare. I modi di pensare o di vedere il mondo tendono ad autoperpetrarsi nonostante la loro inefficacia. Ed ecco che abbiamo messo un ulteriore rinforzo alla nostra zona comfort!

Ricordiamocelo, la zona comfort serve per soddisfare il nostro bisogno di sicurezza e semplificare alcuni passaggi della quotidianità, è comoda lì per lì ma può diventare facilmente la nostra prigione; è necessario metterla continuamente in discussione ed evitare ogni irrigidimento. Prendere un caffè sempre allo stesso modo non ci crea dei danni esistenziali, ma giudicare sempre allo stesso modo gli eventi che ci riguardano può farlo. Eccome!

Quel che si crea giudicando sempre allo stesso modo gli eventi che ci capitano sono le credenze o convinzioni.

Le convinzioni possono essere potenzianti o limitanti (ovvero disfunzionali).

Vediamo alcuni dei più frequenti modi di pensare disfunzionali che ad esempio influiscono sull’Autostima:

– Pensiero dicotomico: vedere tutto o bianco o nero/tutto o nulla (per esempio “quel che ho fatto non vale niente”);
– Generalizzazione: in base ad un episodio giudicare tutto quel che succede successivamente (“ci va sempre male”);
– Catastrofizzazione: disperarsi per un episodio di poca importanza (per esempio, dopo una “brutta figura”);
– Eticchetamento: giudicare tutta la persona o tutta la situazione in base ad una singola caratteristica o episodio (“è un disastro!”, “è un fallito!”);
– Doverizzazione: l’uso di “dovrei”, “devo”, “bisogna”, si deve”, è sintomo di un atteggiamento rigido e spesso confusionario tra “pretendere” e “desiderare” (“un amico deve darmi sempre ragione, perchè bisogna fare così tra gli amici”).
– Ragionamento emotivo: considerare le proprie reazioni emotive come reazioni strettamente attendibili della situazione reale (“situazione è disperata” quando in realtà oggi mi sento sfiduciata).

Non è facile accorgersi di questi meccanismi che spesso ci dominano da anni…ma possiamo cominciare a fare attenzione, per esempio nelle situazioni in cui ci sentiamo “giù”. Chiediamoci “cosa ho pensato poco fa e in relazione a che cosa di accaduto”? Sì, lo so, è uno sforzo da fare. Lo sforzo che a lungo andare conviene! Una piccola sfida con se stessi.

Ce la possiamo fare? Sono curiosa di sentire le esperienze di questo piccolo esame tra sé e sé. Aspetto i commenti!

La qualità della nostra vita dipende dalla qualità dei nostri Pensieri?
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