Ammettiamolo: a noi, esseri umani, piace un sacco il dramma. Il concetto di dramma e di drammaticità nella letteratura è legato principalmente a un dialogo, perché è con la presenza di almeno due dialoganti che si può meglio esprimere la caratteristica principale del dramma: il contrasto tra due o più differenti elementi – che si può verificare anche in un testo leggero.

Bernard Shaw nel suo volume di commedie dice: «Non c’è opera teatrale senza conflitto». Il binomio dramma-conflitto si esprime spesso anche in campi diversi. In primis, nella vita reale, tanto che è quasi sinonimo dell’intensità emotiva, dell’esagerazione o condizione che suscita ansiosi timori per la sua intrinseca gravità e per la possibilità di evolversi verso il peggio.

In fondo, la capacità umana di drammatizzare ha a che fare con lo sviluppo della vita immaginativa e dell’intelligenza in generale, già nei primi 3 anni della vita, ed è ben conosciuta nella capacità di “far finta di”.

È una forma di linguaggio originaria del bambino, è un mezzo di espressione, di comunicazione, è uno strumento che favorisce ed incentiva le relazioni.

Il ruolo di questa capacità a livello individuale è quello di suscitare l’immaginazione e di stimolare l’osservazione, la riflessione, lo spirito critico, ed anche quello di stimolare la capacità creativa del bambino, di facilitare l’espressione di sé, di favorire la liberazione di conflitti interiori, di vincere la timidezza.

La capacità di drammatizzare nella fase di crescita è una delle fondamentali per aumentare la qualità delle capacità relazionali.

La sua utilità e innegabile. Ma, come sempre, ci piace esagerare. Arriviamo, per di più all’età adulta, a sviluppare l’atteggiamento di ingrandire ed accentuare impropriamente un conflitto, sia a livello interiore che a livello esterno. A creare dei drammi laddove non ce ne sia proprio bisogno, anzi: dove ci sarebbe bisogno di “calmare le acque”. Questo ci porta spesso e volentieri verso le sabbie mobili del pensiero negativo.

Ed ecco che in età adulta diventa fondamentale, per una qualità di vita migliore, sviluppare la capacità opposta: quella di sdrammatizzare. Si tratta della capacità di presentare fatti o situazioni in modo da privarli del loro carattere drammatico o da attenuarne la gravità, ovvero alleggerire, minimizzare, razionalizzare, ridimensionare.

Quante volte avremmo voluto reagire in questo modo anziché rispondere al problema con un dramma? Una critica che ci mette in crisi, una battuta ironica sul nostro conto, una situazione imbarazzante in cui ci dimostriamo “non all’altezza”, un commento di poca sensibilità…in molte situazioni all’improvviso possiamo sentirci vulnerabili. Ci mettono di fronte ai nostri limiti. Hanno un denominatore comune: mettono alla prova la nostra capacità di reagire, che spesso si rivela istintiva o comunque abituale. Offendersi, polemizzare, reagire con aggressività per difendersi sono reazioni istintive ma molto controproducenti. Invece saper rispondere a una critica in maniera spiritosa, “scivolare sopra” le situazioni difficili, gestire un contrattempo senza farsi prendere dall’ansia, rispondere con una battuta autoironica che toglie ogni forza all’offesa, sono tutte capacità preziose nelle interazioni quotidiane, sia con gli altri che con se stessi (sì, il più delle volte drammatizziamo proprio con se stessi!).

A prescindere dalla serietà della situazione che ci ha messo in difficoltà, le risorse più utili da sfruttare per evitare di affondare nei pensieri negativi di fronte a una critica o a un insuccesso sono due: autostima e sorriso. Ci fanno apparire più sereni e meno drammatici ci fanno guadagnare in salute, in benessere, e nei rapporti sentimentali e lavorativi.

Secondo gli psicologi, chi riesce a sorridere sempre e a trovare aspetti divertenti in ogni contesto del quotidiano vive una vita all’insegna dell’ottimismo.

Inoltre le persone ironiche risultano essere anche più intelligenti. Prendersi in giro e ridere di se stessi dipende dalla capacità dell’uomo di ragionare a livelli diversi.

Sdrammatizzare si impara provando a giocare con i propri difetti davanti a una critica o cercando nuove soluzioni dopo una sconfitta. Imparare a mettere da parte le emozioni negative è un lavoro graduale: piano piano ci si prende un po’ meno sul serio e si cerca di dare ai vari episodi il giusto peso, guardandosi come farebbe uno spettatore esterno.

Nell’ironia e quindi nell’autoironia, c’è bisogno di distanza, ma anche di compassione, bisogna vedere l’altro come una persona cui è capitato di sbagliare come potrebbe succedere a chiunque, noi compresi.

E tu, sai sdrammatizzare? Raccontami nei commenti!

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