Da sempre il cielo stellato ispirava numerosi filosofi, poeti, scrittori, musicisti, pittori per la realizzazione delle loro opere. C’è qualcosa di affascinante in questo connubio di luce e buio. Il simbolo del Natale, la più grande festività di religione cristiana, è una stella: Stella Cometa.

Ma il significato metaforico del simbolo e della storia trascende le religioni, e ha a che fare con la crescita personale. Riguarda ciascuno di noi. È la storia che appartiene a ciascuno di noi.

La presenza di una stella alla nascita di Gesù è un simbolo messianico. Il termine italiano “Messia” ha le origini antichissime (dal latino, greco antico, aramaico e l’ebraico) col significato di “[re] unto”. Nell’Antico Testamento viene usato per indicare i personaggi unti di olio per volere o su indicazione di Dio, persone caratterizzate da una precisa missione e con uno scopo (di solito re, profeti, sacerdoti). In seguito è riferito alla nascita di un “bambino divino”.

Messia, anche nelle religioni antichissime, è il liberatore, una personalità in grado di restituire l’autonomia e di guidare le forze del Bene alla vittoria.
La stella cometa unisce due corpi celesti dissimili tra loro: la stella – che nel firmamento appare fissa e puntuale, di grandi dimensioni e distante dal sistema solare – e la cometa – che nel firmamento appare mobile, di forma e dimensione irregolari e all’interno del sistema solare.

Una stella è un corpo celeste che brilla di luce propria.

La coda risponde al desiderio di rappresentare un oggetto celeste che indichi una direzione.

La festività coincide con il solstizio d’inverno, il momento più buio in cui il sole raggiunge il punto di declinazione minima (quando per tre giorni la durata del buio supera la durata della luce), e non a caso la data già era al centro delle festività pagane chiamate Saturnalia in cui nell’Antica Roma si celebrava il “Dies Natalis Soli Invicti” (il giorno di rinascita del Sole invincibile).

Cosa ci sta dicendo tutto questo, in termini di crescita personale?

– Ciascuno di noi è chiamato a scoprire la propria missione, lo scopo, talento, dono di Dio (scoprire in sé il bambino divino, il che significa un po’ “risalire all’origine della creazione”), e non lo può fare nessuno a posto dell’altro. Tutti, ma proprio tutti ne abbiamo.
– Questa scoperta è liberatoria, è quella che ci restituisce l’autonomia e ci guida verso la vittoria del bene nella nostra vita – ovvero, non aspettiamo che qualcun altro ci liberi dalle nostre “prigioni” riassumibili in un’espressione: la vita insoddisfacente.
– Si tratta di un processo, un viaggio, una direzione da seguire (e non di qualcosa statico, come lo è la zona di comfort), il che significa che non ci si ferma mai. Vi siete mai chiesti perché la canzone “My Way” è tra le più amate ed eseguite al mondo?
– Il risultato è brillare di luce propria (con la conseguenza di illuminare anche il resto). Portare la propria luce nel mondo. Se non ci fossero le stelle che brillano, che cielo sarebbe?
– Per attivare questo processo è necessario dedicare del tempo alla riflessione (nel buio volgiamo lo sguardo all’interiorità, alla parte sconosciuta di noi, distogliendolo dalle continue distrazioni dalle luci esterne) – il messaggio è “non cercare la luce fuori di te, ma dentro te”, ma anche “tu risplendi proprio perché c’è il buio intorno a te”.
– Inoltre, nel buio totale ci alleniamo ad accendere la fiamma della fiducia, un altro ingrediente fondamentale per riuscire in qualsiasi cosa nella vita, figuriamoci in quella di trovare la propria missione e riuscire ad essere felici. In fondo, “entrare nel Regno dei Cieli” significa questo: essere felici. E per farlo bisogna “ritornare come bambini” (rinunciare alla superbia, abbandonarsi, credere)… scoprire in se il bambino divino. E allora sì che il sole diventa invincibile.

Vale la pena dedicare nei giorni di vacanze un po’ di tempo alla ricerca di una Stella cometa speciale: la tua. Forse non si farà vedere subito, ma chi cerca, prima o poi trova! Tu cosa ne pensi?

Segui la tua Stella Cometa!
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