sentirsi persi« Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita. »

Così recita Dante nell’incipit del primo canto dell’Inferno nella sua “Divina commedia”. E, si sa, i poeti hanno la capacità di  rendere bene in poche parole i vissuti molto complessi.
Come quello di sentirsi persi. Capita a tutti, prima o poi.
E, per l’appunto, la sensazione è molto simile a quella che potremmo descrivere come l’inferno: la paura ci domina, la confusione regna incontrastata, e mentre siamo assaliti dai pensieri di dubbio, la speranza ci abbandona come in un’emorragia fulminante. Ciò che più spaventa un essere umano è l’ignoto. Ma ogni cambiamento presuppone la presenza dell’ignoto. E senza cambiamento non c’è l’evoluzione. L’evoluzione è lo scopo principale per cui siamo tutti qui. Paradossalmente, se ci perdiamo, vuol dire che siamo sulla buona strada – che siamo aperti alle nuove dimensioni della nostra esistenza.

Alcuni dei momenti in cui ci si sente persi possono essere:
– adolescenza (periodo in cui ci si deve emancipare dai genitori e dalle loro influenza su di noi, trovare la propria strada nella vita);
perdita di una persona cara (i legami fanno sì che ci sentiamo appartenenti a una dimensione emotiva o fisica);
perdita di un posto di lavoro (nella società ci si identifica fortemente con il proprio lavoro,  inglobando in questo modo il ruolo lavorativo nella propria identità);
cambiamento del posto dove si vive (il luogo dove viviamo a lungo, con la sua rete sociale e spazio-temporale, costituisce una parte della nostra identità);
– una crisi esistenziale (in cui il nostro abituale stile di vita semplicemente cessa di appartenerci, sia perché avevamo vissuto “una vita non nostra” aderendo alle aspettative altrui o per ribellione alle stesse aspettative, sia perché abbiamo terminato un percorso evolutivo, ed è ora di iniziarne un altro).

In ogni caso, il momento del genere richiede una grande forza d’animo per essere superato, ma per paradosso, nel percorso di superarlo edifica in noi la grande forza d’animo, se non l’abbiamo già costruita.
La domanda che sorge spontanea in queste occasioni è “Chi sono io?”
Il passo più importante è acquisire la consapevolezza, in caso in cui non l’avevamo coltivata fino a quel momento, o svilupparla ulteriormente, se già ne abbiamo dimestichezza.

Cosa ci può aiutare? Alcuni suggerimenti:
– ritagliare dei momenti di solitudine e di silenzio per prendere contatto con se stessi;
– diminuire il contatto con il solito giro di conoscenze;
– frequentare qualche corso, seminario, gruppo, o rivolgersi ai professionisti delle relazioni d’aiuto: life coach, counsellor, psicoterapeuta…;
– leggere i libri che possono incoraggiarci o motivarci;
– aprirci alle novità;
coltivare la fiducia: in se stessi, nella vita, negli altri;
coltivare il coraggio: un ottimo modo è fare qualcosa che ci spaventa o che non avevamo mai fatto (anche una piccola cosa);
– sperimentare il più possibile tutto ciò che offre l’opportunità di autoesplorazione: per capire chi siamo ora, dobbiamo darci la possibilità di sperimentare noi stessi nelle espressioni che fino a quel momento erano lontane dal nostro modo d’essere.
Siamo in continua evoluzione. Ricordiamoci che smarrirsi fa parte del trovarsi o ri-trovarsi. Il premio di questa “caccia al tesoro” è l’immensa soddisfazione! Provare per credere!

E tu, hai mai avuto l’esperienza di perderti? Come l’hai affrontata? Raccontaci le tue “dritte”!

 

Sentirsi persi nella vita
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