smettere-di-giudicareMi capita spesso, quando invito le persone ad astenersi dal giudicare, di ricevere le risposte tipo: “Ma non è possibile non giudicare! Tutti giudichiamo sempre. Dobbiamo giudicare. Eh, ma gli altri giudicano eccome! Se gli altri lo fanno, allora lo faccio anch’io. Siamo sempre giudicati e quindi giudichiamo…”.

A volte, in maniera più o meno esplicita, giudicare e criticare gli altri è considerato il sinonimo di un’intelligenza superiore e questo criticismo viene erroneamente scambiato per capacità critica necessaria per poter osservare e valutare la realtà con il distacco (il discernimento).

Vero è proprio il contrario: astenersi dal giudicare dimostra un altissimo livello di intelligenza, in quanto presuppone una serie di valutazioni approfondite di tantissime variabili contemporaneamente e la capacità di un discernimento fine.

Criticare e giudicare è uno dei passatempi preferiti dalla maggioranza delle persone. Pensiamo soltanto a quanto piacciono i pettegolezzi: vendono i giornali e i programmi televisivi più di qualsiasi altro argomento. Questa frase descrive bene il fenomeno in questione (ed anche il fatto che sia vecchio quanto il mondo):

“Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?” (Luca 6, 39-42)

Dobbiamo ammettere che il più delle volte ci imbattiamo nel piacere quasi sadico di tenere gli occhi ben aperti per scorgere il più piccolo difetto o errore degli altri, il trattamento che non riserviamo così volentieri ai nostri; tanto è più sadico quanto è più doloroso per noi ammettere i nostri difetti ed errori. Insomma, abbiamo, parrebbe, le idee chiare su come gli altri dovrebbero essere e il mondo dovrebbe girare.
Il “rimedio” sta nel seguito alla frase precedente:

“Guarda piuttosto alla trave che ti acceca! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello.” (Luca 6, 39-42)

Ovvero, rivolgi lo sguardo verso te e la tua di vita – esattamente quello che noi, che siamo sulla strada della crescita personale, ci proponiamo di fare.

Giudicare negativamente gli altri in realtà parte dal bisogno del giudizio positivo nei nostri confronti: all’inizio dei nostri genitori, fratelli, amici, e man mano la cerchia sempre più larga (e la conseguente non sopportazione dei giudizi negativi – entrambi sintomi dell’insicurezza e di una bassa autostima). Ma per ricevere il giudizio positivo degli altri spesso e volentieri dobbiamo soddisfare le loro aspettative, cosicché si crea un circolo vizioso che non può che produrre ansia e incertezza, e infine perdita del senso di identità.

Il gioco vale la candela? Lascio a chi legge il giudizio (inteso come discernimento, capacità di valutare con distacco).

Perché smettere di giudicare? Vediamo alcuni dei perché:

– I giudizi danneggiano noi, sia fisicamente che psicologicamente: nascono i sentimenti negativi (rancore, risentimento, rabbia, invidia…), che aumentano lo stress e la tensione emotiva…e non solo: si riflettono a livello fisico in quanto si tratta di una forma di attacco all’altro, che prepara il corpo a metterlo in atto aumentandone la rigidità;

– Giudicare ci predispone a vedere nell’altro il nemico; si può facilmente immaginare che dopo un certo numero di anni il mondo intorno a noi è popolato da nemici;

– Essere focalizzati sul giudicare e criticare è l’indice certo che non abbiamo degli interessi o progetti migliori: ovvero la nostra vita è vuota;

– L’atteggiamento giudicante è la conseguenza di una bassa autostima, e a sua volta abbassa ulteriormente l’autostima;

– Giudicare gli altri è un grandissimo spreco di energia e di tempo, che potrebbero essere utilizzati per migliorare sé stessi e la propria vita;

– Giudicare è un atto superficiale perché basato sulle mere apparenze, mentre la vita e le sue ragioni scorrono molto più in profondità;

– Giudicare è spesso l’atteggiamento a cui siamo stati addestrati nella fase di crescita o comunque nel corso della vita – il che significa che ci stiamo comportando come dei robot programmati…questa è libertà?

– Giudizi spesso generano sentimenti negativi nelle persone, risultanti in chiusura e un atteggiamento difensivo (oltre che quasi automatica critica nei nostri confronti);

– Giudicare non migliora in alcun modo il mondo, in quanto siamo focalizzati su ciò che “non va”, con il risultato paradossale di contribuire a perpetuarlo; se davvero vogliamo migliorare il mondo, l’unico modo è focalizzarsi sulle opportunità e le risorse, per far scaturire un processo creativo, anziché distruttivo (sì, giudicare è un’attività altamente distruttiva, e come tutte le attività distruttive, provoca dipendenza).

Come smettere?

– Innanzitutto, ignorare quando gli altri criticano e giudicano ed astenersi dalla partecipazione;

– Per riuscire nel punto precedente, bisogna diventare consapevoli: riuscire a rendersi conto che si sta assistendo al giudicare o che stiamo giudicando (e non è facile, perché il nostro comportamento abituale passa velocemente nell’automatismo);

– Farsi la domanda: “Perché sto sprecando il tempo e le energie attaccando, invece di migliorare concretamente la mia vita o il mondo?

– Guardarsi dentro – ovvero chiedersi (e rispondersi sinceramente) in che modo e quanto c’entra con noi quel che giudichiamo (la trave!), usando ciò che ci urta negli altri come uno specchio…vi dice qualcosa il “mostro di turno” lanciato ogni tanto nel pubblico (che lo rifiuta, si dissocia e convince di non aver niente in comune con lui)? Ammettere la verità su certi aspetti di se stessi è doloroso, non c’è niente da fare – ma è l’unico modo per poter cambiare qualcosa;

– Sviluppare l’empatia (la capacità di mettersi nei panni degli altri); qui calza a pennello la citazione di Paulo Coelho “Non possiamo mai giudicare le vite degli altri, perché ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce. Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino, ma un’altra è pensare che il tuo sia l’unico cammino.”;

– Sviluppare la tolleranza verso la diversità e il rispetto verso la libertà di scelta di ciascuno, ovvero mettere in pratica “vivi e lascia vivere”…ricordiamoci che dare la libertà a qualcuno equivale a darla a sé stessi;

– Chiedersi semplicemente se sia utile quello che stiamo per dire e quali conseguenze potrebbe lasciare.

Smettere di giudicare si può. Ci vuole tempo e impegno per riuscirci, ma la ricompensa in termini di leggerezza, libertà e miglioramento della propria vita è incommensurabile.

E tu? Che ruolo hanno nella tua vita giudizi e critiche? Ascolta questo brano che al provino è stato rifiutato al mitico Adriano Celentano ed assegnato a Caterina Caselli, piazzandosi al 2° posto in classifica del Festival di Sanremo 1966…chissà quanto avrà bruciato questo giudizio?

 

Smettere di giudicare si può?
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