Per la maggior parte degli studenti la risposta a questa domanda si trova nella fine dell’anno scolastico, nell’esame superato e nel termine del percorso di studi, a qualsiasi grado si scelga di arrivarci.

Una volta preso quel “pezzo di carta” si pensa che l’era dell’imparare sia finita e che quel attestato raggiunto sia l’inizio dell’era del successo in quel che si è scelto di fare, perché si ha un mestiere e si è imparato tutto quello che serve. Spesso si è convinti che le persone di maggior successo (quelle più invidiate) facciano così: buttano i libri per sempre e raccolgono il denaro soltanto.

In realtà, questa convinzione è totalmente sbagliata. Il proverbio “Non si finisce mai di imparare” rispecchia come stanno le cose davvero.

Le persone di maggior successo in quello che fanno, sia in termini di ricchezza materiale che in termini di riconoscimento sociale, quelle per le quali si crede che “non fanno nulla” tranne godersi i vantaggi, sono tutte degli instancabili studenti ovvero apprendisti.

Oggi, con l’attenzione delle politiche di lavoro riservata all’apprendimento continuo si sta affermando l’importanza di questo “ingrediente” nel progresso in una qualsiasi carriera.

Al termine del ciclo di studi scelto non si è “a posto” per tutta la vita. Tutt’altro. E più si mira in alto con le proprie ambizioni, più è necessario apprendere continuamente.

Nel panorama odierno del mercato del lavoro e del mutamento veloce dello scenario economico e sociale, il bisogno di imparare cose nuove è particolarmente visibile.

Non ci si può “adagiare sugli allori”. Sia che si tratti di grandi imprenditori, professionisti, artigiani, artisti o campioni sportivi, il denominatore comune della loro carriera non è vivere di vecchia gloria da quel che una volta si è imparato a fare, ma imparare continuamente le nuove cose o approfondire quelle già imparate.

Senza un continuo apprendimento anche l’impresa più forte e redditizia rischia di essere in breve sorpassata o di arrenarsi nelle problematiche incapace di fronteggiare, sia nuove che vecchie.

Le persone più ricche del mondo non smettono mai di imparare, esattamente come le persone studiose nei settori non produttivi.

In realtà, non solo le persone di successo, ma tutti noi continuiamo ad apprendere per tutta la vita, solo che non ne siamo consapevoli. La differenza è che le persone di successo scelgono di farlo intenzionalmente e sistematicamente.

Ovvero adottano i cambiamenti strategicamente.

L’apprendimento continuo è una delle strategie fondamentali per il successo, qualsiasi accezione abbia per noi questo concetto. È il prezzo da pagare per ottenerlo.

Apprendimento non vuol dire però necessariamente stare sui libri. Anzi. Oggi apprendiamo sempre di più con le modalità diverse dallo studio tradizionale.

In psicologia cognitiva per l’apprendimento si intende l’acquisizione ovvero la modifica di conoscenze, comportamenti, abilità, valori o preferenze e può riguardare diversi tipi di informazione.

Quindi l’apprendimento è il cambiamento per definizione. La capacità di apprendimento possiedono non solo gli esseri umani, ma anche gli animali, le piante e perfino alcune macchine.

Quando compriamo il nuovo modello del cellulare non dobbiamo imparare ad usarlo? Quando ci approcciamo alla vita di coppia non dobbiamo imparare a relazionarci e a farla funzionare? Se vogliamo essere dei grandi seduttori, dobbiamo imparare a farlo. Quando diventiamo i genitori, non siamo affatto preparati: impariamo a farlo, e a farlo in modalità diverse in relazione all’età dei bambini. Se siamo dei sportivi, continuamente impariamo le nuove tecniche, uso dei macchinari o mindset per migliorare la prestazione. Se vogliamo una vita sessuale appagante, dobbiamo imparare a fare sesso di qualità. Se vogliamo guidare l’automobile o la barca, dobbiamo apprendere come si fa. Se vogliamo raggiungere un posto sconosciuto, dobbiamo imparare la strada.

Praticamente non esiste l’ambito della vita, né un giorno in cui non impariamo qualcosa, anche se non abbiamo l’intenzione di farlo. Quando guardiamo i programmi televisivi, impariamo qualcosa, dalle attività pratiche ai valori che facciamo diventare nostri. Quando guardiamo un film, impariamo. Lo stesso vale per la navigazione sul web o chiacchierata con gli amici.

Infatti, in molti casi si tratta di apprendimento informale (a differenza di quello formale, nei percorsi di studi o training specifici). L’apprendimento esperienziale è per esempio molto efficace ed è diffuso sia nei percorsi formali, che nelle situazioni informali (in cui è anche molto più facile e divertente imparare). Oltre ai percorsi di apprendimento attivo, molte cose impariamo attraverso l’apprendimento passivo (e di quelle di solito non ne siamo consapevoli). Tra esse spiccano l’imprinting e il condizionamento provenienti dall’ambiente famigliare, ma anche semplicemente guardando la TV, un video su Youtube o conversando con gli amici o conoscenti apprendiamo passivamente.

Noi siamo in permanente evoluzione in un mondo di permanente e sempre più rapida evoluzione.

Visto che comunque, volenti o nolenti, continuamente impariamo finché viviamo, ci conviene essere consapevoli di cosa stiamo imparando e magari farlo in modo pianificato, ovvero scegliere a cosa stiamo dando la nostra attenzione e dedichiamo il nostro tempo.

Non dico di cambiare drasticamente i propri modi stabiliti finora, sono molto più efficaci piccoli passi. Alcuno suggerimenti:
– Assecondare la propria curiosità
– Seguire l’intuizione
– Scegliere di passare del tempo con le persone che ammiriamo e che sappiano fare quel che noi non sappiamo o vogliamo perfezionare
– Lanciarsi a partecipare a qualche piccolo seminario, conferenza, laboratorio/workshop, performance o dimostrazione, o nell’ambito degli argomenti che già conosci (i tuoi punti di forza) o nell’ambito di qualche area di cui non sai nulla (i tuoi punti di debolezza). Spaziare tra vari argomenti aumenta l’elasticità mentale e l’efficacia nell’apprendimento.
– Spaziare tra vari modi di formazione (dai più teorici ai più pratici, dai più verbali ai più visivi).
– Valutare di introdurre almeno un corso all’anno da frequentare come una forma di investimento su se stessi.
– Cominciare a considerare la figura del coach, counsellor, psicologo, psicoterapeuta, arteterapeuta come facilitatori ad apprendere un nuovo modo di vedere se stessi, le problematiche della vita e dei modi di comportarsi di fronte ad esse; sono degli allenatori del cambiamento e del miglioramento, non “le prove che ci sia qualcosa che non va in noi”.
– Essere strategici e investire una parte delle risorse e del tempo ad imparare un’abilità che ci è utile nella vita o nella carriera, e di cui siamo al momento carenti; non devono essere necessariamente “cose serie”: può essere anche seguire un nuovo look, ballare un ballo di gruppo o imparare a ridere, se siamo inclini ad essere troppo seriosi.

E tu, pensi di aver finito di imparare tutto? O sei tra gli eterni studenti? Dimmelo nei commenti!

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