Possiamo controllare le nostre Scelte?

Tanti miei clienti fanno scelte temporanee o definitive che a volte trovano difficile da spiegare e quindi spesso si ritrovano a dover decostruire elementi che si sono basati su percezioni, credenze, influenze, ecc., mostrando mancanza di riflessione.

Come vedremo, ci sono molte spiegazioni per questo fenomeno. L’istruzione è la prima di esse, si impara a pensare, analizzare e riflettere e, d’altra parte, il cervello tende naturalmente a fare scelte istintive.

Sarebbe assurdo, qualunque sia l’approccio, voler standardizzare, categorizzare o prevedere una scelta secondo parametri predefiniti o scale di valori a priori, ogni individuo ha la sua storia, educazione, valori che influenzano le sue emozioni e criteri di valutazione.

Cosa che non va necessariamente presa, peraltro, per irrazionalità poiché una scelta è per sua natura soggettiva.

Non bisogna dimenticare nemmeno le grandi disparità nella capacità di analisi o di riflessione degli individui, come può essere dimostrato da un test del QI, anche se questo non è del tutto rappresentativo.

Siamo continuamente portati a fare delle scelte, che nella vita di tutti i giorni sono più o meno importanti, e quasi automatiche, questo è stato dimostrato dal lavoro in psicologia cognitiva.

Esistono anche scelte meno banali con ripercussioni significative o costose in termini di investimento personale, come scegliere di adottare un cane o cambiare auto.

Durante l’orientamento professionale o il coaching di riorientamento, l’importanza e l’impatto delle scelte che verranno fatte ci portano a interrogarci ancora di più su questa domanda.

Di fronte alla questione della scelta, l’individuo si confronta costantemente con domande come: qual è la scelta migliore? Ho fatto la scelta giusta? Come posso essere sicuro che sia la scelta giusta? Come fare la scelta giusta? Una scelta non è semplicemente una questione di compromesso? Possiamo considerare che ci sarebbe una scelta ideale?

Possiamo ovviamente affrontare un argomento del genere da diversi punti di vista, due in particolare che mi vengono subito in mente, il punto di vista della filosofia che tenterebbe di rispondere a tutte le domande di cui sopra, e il punto di vista della pratica c, cioè cosa posso fare per fare un intelligente e scelta razionale?

Una scelta razionale significa fare una scelta di ragione che vuol dire: Facoltà specifica dell’uomo, mediante la quale può conoscere, giudicare e comportarsi secondo principi: ragione considerata in contrasto con l’istinto.

Definirò prima di cosa si tratta e poi preferirei soffermarmi sull’aspetto pragmatico, perché penso che sarà vantaggioso per il lettore.

Faccio la differenza tra due grandi famiglie di scelte anche se forse potremmo iniziare a scomporre il problema in base al contesto, alle culture, ecc., cercherò comunque di rimanere semplice e accessibile senza complicare troppo tutto ciò che non ha fondamentale interesse nel contesto di questo articolo, perché anche se è interessante, non si tratta di riuscire a capire esattamente cosa c’è in gioco nel fatto di fare una scelta, ma di definire come fare una scelta intelligente e sensata e per fare questo, è necessario conoscere alcuni principi.

Possiamo dissociare due tipi di scelte.

Abbiamo le scelte:

– dettate dall’emozione e la cui razionalità è inconscia o poco lavorata dalla coscienza.

– dettate dall’emozione e dalla ragione.

Le nostre scelte sono naturalmente basate sulle nostre emozioni.

Ritengo che una scelta puramente emotiva non sia più una buona scelta, anche quando si tratta di sopravvivenza.

La natura della pura scelta emotiva ha un’origine antichissima ed è stata sviluppata e messa a punto dal cervello nel corso di milioni di anni per garantire la sopravvivenza umana in condizioni e contesti che nulla hanno a che vedere con la nostra attuale vita sociale e tecnologica.

Una realtà che molti individui non riescono a cogliere in tutta la sua globalità e complessità, o anche semplicemente non conoscono le implicazioni meccaniche, fisiche o fisiologiche delle tecnologie e degli strumenti utilizzati quotidianamente e delle risposte adeguate alle situazioni.

Davanti a situazioni in cui occorre agire, di fronte all’urgenza di una situazione, il ragionamento e la prontezza di pensiero non aiutano a prevenire l’errore. L’adattamento non ha potuto fare il suo lavoro, perché è lento, mentre questi ultimi 300 anni hanno profondamente cambiato la vita umana.

Il nostro sistema emotivo non potrebbe adattarsi in così poco tempo.

Siamo emotivamente deficitari rispetto al mondo in cui viviamo. Altri sono anche socialmente deficitari, incapaci di adattarsi alla complessità della società, in tutto o in parte.

Questo è da associare alla conoscenza scientifica incompleta dell’individuo medio, del sistema a cui appartiene.

Insomma, il nostro cervello primitivo a livello emozionale deve evolversi e tener conto di un mondo complesso, mutevole, di cui conosce poco i principi e senza le conoscenze necessarie per reagire come è abituato a fare, cioè in immediatezza, con pertinenza.

La scienza ha gettato una luce interessante sui fenomeni cognitivi del processo decisionale. Per farla molto breve, recenti studi di psicologia cognitiva hanno dimostrato che il cervello tende a fare scelte basate sull’emozione, molto velocemente, e che la ragione interviene poco o nulla e spesso inconsapevolmente in molte delle scelte del quotidiano.

Ad esempio, se la mia casa sta andando a fuoco, la prima cosa che farò (decisione del cervello primitivo) sarà quella di uscire nel più breve tempo possibile per mettermi in salvo. Ma difficilmente riuscirò a valutare se uscire immediatamente oppure prima raccogliere le mie cose per me preziose!

Una scelta della ragione, sotto il controllo delle emozioni.

Siamo vittime delle nostre emozioni, influenzati da troppe cose di cui la maggior parte di noi non è nemmeno consapevole quotidianamente e che non possiamo controllare, anche quando come me ti interessi molto a queste domande, e se non fossi convinto, ti invito a ricordare i circa cinquanta diversi pregiudizi cognitivi che influenzano le emozioni, il ragionamento, le rappresentazioni e le credenze, tra gli altri.

In questo contesto, non è difficile considerare che anche una scelta razionale è di parte.

Se dovessimo definire una scelta di ragione una scelta ideale o perfetta, allora l’individuo avrebbe bisogno a priori di avere tutte le informazioni necessarie per la sua scelta e di averle comprese perfettamente, perché queste informazioni siano vere e validate da una meta analisi (massimo livello di prova/convalida scientifica) e che tali informazioni sono di natura tale da non poter essere messe in discussione da successive scoperte.

Quest’ultimo punto pone automaticamente un problema a molti studi delle scienze umane. Occorre quindi avere anche la certezza che questa scelta non sia stata influenzata e che nessun pregiudizio l’abbia alterata.

Penso che tu abbia capito che è perfettamente impossibile.

Pertanto, fare una scelta è un compromesso, un’opzione preferita a un’altra, le cui conseguenze sono probabilmente incerte e devi conviverci.

Una scelta ideale, perfetta, oggettiva, razionale non è qualcosa che può essere raggiunta dal cervello umano.

Tuttavia, anche se in certi contesti le conseguenze possono essere incerte e dove si può ritenere che una scelta comporti un elemento di rischio, fare una scelta ragionata risulta essere scegliere delle conseguenze.