In tutte le attività lavorative fare i bilanci a fine anno è una prassi consolidata. Serve per misurare i risultati ottenuti, in termini sia quantitativi che qualitativi. Inoltre, il bilancio verifica il grado del raggiungimento degli obiettivi e l’eventuale tipologia di discrepanza, compresa l’adeguatezza degli obiettivi o addirittura la presenza o assenza di essi.

Il bilancio è a volte il momento di misurare il livello motivazionale, ovvero chiedersi se si vuole continuare o meno, infatti spesso le attività cessano a fine anno. A volte il bilancio è il momento per alzare l’asticella e decidere di fare il salto di qualità oppure di rischiare di più. A volte il bilancio è il momento di rinnovare: sbarazzarsene di quel che non serve più o non esprime più lo spirito che ci contraddistingue e prepararsi ad esplorare i nuovi territori ed aprirsi a ricevere i nuovi stimoli.

Molto di meno, invece, è consuetudine diffusa fare i bilanci personali di fine anno. Paradossalmente, è quel che è più necessario, anche ai fini dell’efficacia del bilancio dell’attività lavorativa. L’attività lavorativa è strettamente legata alla persona, non è qualcosa di astratto.

È la persona che svolge l’attività lavorativa ed è tanto più diretto e grossolano il riflettersi delle sue dinamiche interiori sull’attività lavorativa, quanto più la persona ricopra il ruolo di leadership nell’attività stessa.

Qualsiasi problematica personale si riflette nel business, ed è con la crescita personale che va affrontata e agevolata la soluzione di problematiche. Innanzitutto facendo chiarezza.

A volte fare chiarezza interiore, soprattutto se non si è allenati a farlo, può sembrare quasi una “mission impossible”: appena ci si rende conto delle questioni arretrate o della complessità facilmente sopraggiunge la sensazione di “non sapere dove mettere le mani” e il conseguente desiderio di rinunciarci.

In realtà basta iniziare, rinunciando al perfezionismo. La frase popolare “Dove arrivo metto un punto” risulta di grande aiuto.

Fare il bilancio corrisponde al giudizio, al rilevamento del cosidetto “stato d’arte”. Giudizio inteso come discernimento, non come l’atteggiamento giudicante, di per sé deleterio e improduttivo in quanto innesca il meccanismo del senso di colpa, che dal canto suo tende a far perpetrare o peggiorare proprio quel che sarebbe opportuno ottimizzare o cambiare del tutto.

Fare il bilancio aiuta a “navigare nel mare della vita”, orientarsi tra le infinite possibilità di scelta su come vogliamo davvero vivere. Il futuro, per non trovarci ad essere una barca in balia del vento, ha bisogno dell’intenzione attiva, ovvero della progettazione. E il fondamento della progettazione è un esame delle esperienze pregresse unito all’esame di bisogni e dei sogni del momento.

Ecco alcune domande, su cui fare le riflessioni per iscritto, che possono essere utili per fare il bilancio personale di fine anno:
– Quali sono stati i momenti più felici? Che cosa esattamente ha fatto sì che fossero percepiti come felici?
– Quali sono stati i momenti più difficili? Per quale motivo?
– Quali sono stati momenti memorabili, indifferentemente se in positivo o in negativo?
– Qual è stato l’ostacolo più grande superato?
– Qual è stata la scoperta più importante su te stesso nel corso dei 12 mesi precedenti?
– Qual è la cosa nuova più importante che hai imparato nel corso dei 12 mesi precedenti?
– Quante volte hai fatto qualcosa di diverso dal modo abituale?
– Qual è la lezione preziosa dell’anno?
– Qual è l’errore più grande che hai fatto, e se potessi tornare indietro cosa faresti in modo diverso?
– Quali sono situazioni che hai tollerato a tuo discapito e sei felice di averle lasciate alle spalle o intendi farlo?
– Qual è stato il dono dell’anno trascorso?
– Con quali persone hai trascorso i momenti più felici?
– Se dovessi usare una sola parola per caratterizzare l’anno passato, quale parola sarebbe?
– Se potessi usare una canzone per rappresentare l’anno passato, quale canzone sarebbe?

Alcune domande possono aiutarci ad orientare gli sforzi e stabilire gli obiettivi nell’anno nuovo:
– Cosa vuoi fare di diverso rispetto al momento presente?
– Cosa vuoi imparare di nuovo?
– Con quale nuova abitudine vuoi sostituire un’abitudine vecchia disfunzionale o nociva?
– Cosa è che più ti spaventa?
– Come ti vuoi sentire nei prossimi 12 mesi?
– Quale nuovo punto di forza vuoi sviluppare?
– Con quale tipo di persone vuoi circondarti nei prossimi 12 mesi?
– Se dovessi usare un motto per caratterizzare l’anno che vorresti vivere, quale motto sarebbe?
– Se dovessi descrivere con una sola parola l’anno futuro in relazione alla tua vita, quale parola sarebbe?
– Se potessi eleggere una canzone alla colonna sonora dell’anno che sta arrivando, quale canzone sarebbe? Che messaggio porta?

Ovviamente, le domande possono essere ampliate a piacere, e se ne hai qualcuna da suggerire, aspetto di leggerla nei commenti!

Buona riflessione, magari ispirata da questa canzone:

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