Conflitto è sempre da evitare?

Nella nostra quotidianità il conflitto è inevitabilmente presente, nelle svariate situazioni.

La maggior parte di noi, nei confronti del conflitto, appartiene ad una delle due categorie: quelli che lo innescano a tutti i costi e quelli che lo rifuggono a tutti i costi – tra i quali alcuni lo rifuggono subendo e altri cercando di mediare.

Generalmente i primi sono considerati “cattivi” e i secondi “buoni”, sappiamo quanto gli esseri umani amano mettere un’etichetta generalizzante e il più possibile semplicistica da applicare su se stessi o sugli altri.

Appartenere rigidamente e a priori ad una o l’altra categoria è di per sé disfunzionale, in quanto priva la persona della possibilità di scegliere a seconda di ogni singola situazione come agire o re-agire.

Quindi, in realtà non si esercita libero arbitrio ma si agisce in modalità “pilota automatico”, e in genere nasconde le credenze o le convinzioni negative, errate, depotenzianti sui quali è bene lavorare per individuarle e sostituirle con quelle potenzianti.

Con un bravo coach si può fare un buon lavoro in questo senso, anche se con un po’ di applicazione e buona volontà ci si può arrivare da soli, magari affiancati da qualche libro sull’argomento.

La parola deriva dal latino conflictus, con il significato di «urto, scontro».

Di fatto si tratta di un contrasto, l’opposizione, l’urto, l’antagonismo, che può verificarsi in qualunque ambito della vita. Ed è accompagnato dalle reazioni emotive più o meno intense, di solito dalle sfumature diverse di rabbia (che può essere anche ben dissimulata, ma non per questo assente), però possono essere implicate anche la tristezza, la delusione e il dolore.

Esistono diversi tipi di conflitto. Pensiamo alla guerra (il conflitto armato per eccellenza), al conflitto generazionale, conflitto di opinioni (fonte di dibattiti), conflitto verbale, conflitto corpo a corpo, conflitto di interessi, conflitto di sentimenti (emblematico è “ti amo e ti odio”), conflitto di poteri, conflitto di norme, conflitto internazionale, per finire con quello più importante, in fondo la causa di tutti gli altri): conflitto interiore.

Conflitto all’interno dello stesso individuo, tecnicamente detto intrapsichico o interpersonale, non è sempre facile da individuare e il più delle volte può essere inconsapevole. Questo ci può creare molti problemi, ed è spesso la fonte della frase “Non so perché mi sto comportando così”, “Non so perché l’ho fatto” oppure “Non so cosa voglio”, per non parlare del “Qualcosa mi frena”.

In pratica, dentro noi stessi nei confronti di alcune situazioni operano due forze di opposta direzione ma di uguale intensità, che possono essere su base mentale (una convinzione e il suo opposto, ad esempio) o emotiva (un desiderio ardente e una paura frenante, ad esempio).

I conflitti interpersonali nascono spesso per via dei conflitti intrapersonali dei singoli individui, che non vengono resi consapevoli e di conseguenza vengono agiti all’esterno. Semplificando all’osso si potrebbe dire “Per non litigare tra me e me, litigo con gli altri”.

In ogni caso, più le relazioni sono intime, maggiore è la probabilità dell’insorgenza dei conflitti. Questo per via della maggiore implicazione emotiva e maggior numero di convinzioni mentali sulle questioni che toccano l’intimità o la quotidianità.

Dall’osservazione popolare di questo fatto deriva la famosa frase “L’amore non è bello se non è litigarello”. Ma non tutti hanno la visione positiva e l’accettazione della conflittualità moderata come parte integrante dei rapporti.

Alcuni hanno esclusivamente la visione negativa della conflittualità sulla base delle esperienze pregresse dolorose o di convinzioni/pregiudizi come:

La relazione è cattiva se si litiga, oppure è a rischio di distruggersi; C’è solo uno dei due che ha ragione; Uno dei due è buono e l’altro cattivo; Non bisogna arrabbiarsi, La rabbia è pericolosa; Se si litiga non ci si vuole bene; Se litighiamo l’altro mi rifiuterà, e così via.

Ma evitare ogni conflitto può portare esattamente a ciò che si teme e peggiorare la qualità di una relazione invece di migliorarla, se poi c’è la tendenza di reprimere la rabbia che si prova la situazione di complica ulteriormente e a lungo andare può arrecare dei danni sia alla relazione che al singolo individuo, compresi i danni di salute.

Il conflitto può avere esiti diversi a seconda della modalità in cui viene gestito: funzionale oppure disfunzionale. La gestione disfunzionale del conflitto porta all’esasperazione e innesca il circolo vizioso.

La gestione funzionale ed efficace porta numerosi benefici. Vediamone alcuni:
-Arricchimento dei punti di vista;
-Aumento della creatività;
-Miglioramento della comunicazione (attraverso l’evidenziazione delle modalità disfunzionali di comunicare), questo punto è importantissimo in quanto il 95% dei conflitti deriva dalla modalità comunicativa;
-Accettazione delle emozioni difficili da accettare ed esprimere;
-Consapevolezza e maggiore conoscenza di se stessi e dell’altro;
-Allenamento nella gestione della frustrazione;
-Allenamento della capacità di dare e ricevere un NO;
-Liberazione della paura del giudizio;
-Aumento della tolleranza;
-Sviluppo dell’empatia;
-Sviluppo dell’assertività;
-Aumento dell’autostima.

Insomma, forse non sarebbe proprio da evitare ogni conflitto.

E tu, che rapporto hai con i conflitti? Hai riscontrato dalla tua esperienza qualche altro beneficio derivante dall’accettare i conflitti invece di rifuggirli? Raccontami nei commenti!