Noi, esseri umani, dal punto di vista biologico apparteniamo tutti alla specie degli ominidi, la famiglia zoologica dell’ordine dei primati.

Come tali, abbiamo la morfologia riconoscibile e siamo equipaggiati con le caratteristiche specifiche inerenti a una serie di funzioni corporee e di potenzialità comportamentali diverse dalle altre specie.

Siamo capaci di molte funzioni mentali estremamente complesse, delle emozioni e sentimenti di una varietà vastissima e di un sistema motivazionale articolato, corredato da una volontà e di intenzionalità comportamentale ineguagliabili.

Non sono però queste caratteristiche, che si potrebbero chiamare “tecniche”, di per sé a renderci umani, ma il modo in cui le usiamo. Siamo tutti degli esseri umani, tuttavia ci sono delle differenze enormi nel grado di umanità, che possono variare dalle espressioni sublimi alle più discutibili.

Indubbiamente gli esemplari di nessun’ altra specie sono in grado di discostarsi così tanto dalla propria natura e di diventare nocivi per sé stessi e per gli altri quanto noi.

È come se in qualche modo fosse necessario continuamente stare attenti a non perdere la propria umanità, la cosa che succede impercettibilmente, spesso anche con le migliori intenzioni di partenza.

Questo è dovuto proprio all’estrema complessità e all’infinita capacità di scelta che ci caratterizza, dove la mente gioca un ruolo centrale. Ovvero, non è tanto determinante quello che ci succede, quanto quel che noi ci raccontiamo, il modo in cui lo percepiamo, il significato che attribuiamo e come decidiamo di agire in relazione a ciò.

L’essere umano è profondamente sociale e relazionale, e il concetto dell’umanità è correlato a questo.
Umanità può essere descritta come ciò che caratterizza propriamente la natura umana, la condizione umana, soprattutto con riferimento alle qualità, ai vantaggi e ai limiti inerenti a tale condizione. Tra queste cose, a fare maggiormente differenza è il sentimento di solidarietà umana, di comprensione verso gli altri uomini, verso la loro fragilità, la debolezza, l’imperfezione.

Se ci riflettiamo, sono tutte forme di amore.

La nostra umanità è a volte messa a dura prova in alcune situazioni, come:
– il maggior grado di benessere materiale (che paradossalmente tende ad allontanare dagli sentimenti prosociali e spingere verso l’asocialità, che può essere occulta e mascherata);
– le situazioni particolarmente difficili, a livello personale o sociale;
– il livello di distress (ovvero lo stress negativo: ne avevamo parlato in questo articolo: che stress! della differenza tra lo stress positivo e negativo);
– emozione prolungata di paura (che tende a distorcere la percezione, vedendo negli altri il pericolo, inducendo a smettere di fidarsi sia del prossimo che della vita, e a reagire o isolandosi o aggredendo);
– perseguimento di ambizioni connesse al tentativo di evitare le proprie paure legate alla condizione umana, tra le quali spiccano le paure della morte, dell’invecchiamento, dell’ignoto, dell’incertezza, della propria vulnerabilità;
– la posizione di potere decisionale sugli altri.

Esistono le numerose ricerche che confermano queste connessioni. La società contemporanea è particolarmente sfidante da questo punto di vista: è piena di insidie, di tentazioni, di trappole, di confusione sui valori propagati, di manipolazioni comunicative atte a indurre la paura per scopi per lo più speculativi.

Di fatto nessuno ne trae il vantaggio dalla perdita dell’umanità: né la società, né gli individui (compresi coloro che sembrano apparentemente godere di vantaggi derivanti dai comportamenti mancanti di umanità).

Oltre la sofferenza che si infligge agli altri mancando di umanità, si infligge anche la sofferenza a sé stessi, che spesso viene anestetizzata dall’euforia che produce l’immediata soddisfazione di un desiderio o l’evitamento di quel che si teme.

Proprio per la nostra natura profondamente sociale, è impossibile evitarlo: a livello profondo si avverte prima o poi.

Vediamo quali potrebbero essere i modi di aumentare la possibilità di preservare la propria umanità:

1. Coltivare l’umiltà, intesa come capacità di riconoscere i propri limiti e cercare di superarli, riconoscendo anche i punti di forza propri e quelli degli altri, ma senza scadere nell’umiliazione;

2. Astenersi dal giudicare, mettere in dubbio la fondatezza di una critica nei confronti altrui di cui non sappiamo nulla o sappiamo poco;

3. Mettere in discussione le proprie paure, ricordandosi che la gran parte delle paure sono infondate e ridimensionarle in relazione alle informazioni effettive;

4. Quando si è sotto stress sforzarsi di restare il più possibile in silenzio, rinunciando di scaricare la tensione sul prossimo e magari scaricandola attraverso un’attività fisica o il relax;

5. Nelle situazioni/periodi particolarmente difficili ricordarsi di applicare l’empatia, ovvero cercare di mettersi nei panni altrui: aiuta a vedere tutto da un altro punto di vista, il che è utile sia per ridimensionare le proprie emozioni negative che per sviluppare la resilienza e la sensazione di trovare negli altri degli alleati invece che i nemici;

6. Lavorare sull’accettazione della propria vulnerabilità, mortalità e invecchiamento, che di solito ha a che fare con il vivere pienamente, osando a realizzare i propri sogni;

7. Condividere di più con gli altri, sia le cose materiali che i vissuti;

8. Chiedersi sempre quali potrebbero essere le conseguenze delle proprie parole e azioni sugli altri, sia in positivo che in negativo;

9. Sforzarsi di scegliere la fiducia nei confronti del prossimo e della vita, invece della paura;

10. Perdonare sé stessi e gli altri per gli errori commessi;

11. Praticare gli atti di gentilezza senza alcun tornaconto, sulle persone a caso, e osservare le proprie sensazioni nel vedere la loro reazione.

Tu hai da aggiungere qualche altra tecnica utile a preservare la propria umanità nella quotidianità? Scrivila nei commenti dopo aver visto il video di Marco Mengoni della canzone “Esseri Umani”!

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