Nel processo della crescita personale e di qualsiasi tipo del lavoro su di sé, uno dei concetti che si sente con più frequenza è “accettare”.

Di fatto, tutto ruota intorno a questo concetto tanto semplice, quanto difficile da mettere in pratica.

Ruota parecchia confusione intorno a cosa significhi davvero l’accettazione, al punto che ci sono le disparate reazioni quando la si nomina.

Dalla rabbia, il rifiuto, la superbia (del tipo “Ma che stupidaggine!”), alla consapevolezza quanto sia necessario ma difficile mettere in pratica questo procedimento e l’anelito di riuscirci.

L’etimologia ci può dare un indizio: la parola accettazione deriva dal latino “accìpere”, con il significato di “intenzione di prendere o di acconsentire ad una proposta, accogliere di buon grado”. Si può riassumere come manifestazione di volontà affermativa che il destinatario della proposta rivolge al proponente.

Nel caso di eventi difficili (o problemi da affrontare), è la vita il proponente; a volte, invece, il proponente è una persona specifica. Nella quotidianità siamo abituati a sentirlo nelle diverse situazioni: accettare una domanda, una proposta, un regalo, una condizione contrattuale, l’esistenza di qualcosa, accettazione di bagagli e così via.

E fin qui è facile, e spesso anche piacevole. Il problema nasce quando si tratta di accettare qualcosa di più complesso: la fine di una storia, un cambiamento non voluto, la fine di qualsiasi tipo, inclusa la morte, e via dicendo.

Mentre la parola rassegnazione, derivante dal latino “resignare”, ha il significato di “rinunciare, consegnare, sciogliere, abbandonare, uniformarsi ai voleri altrui, ma di malavoglia”: rinunciare, consegnare la propria volontà.

Viene definita come la disposizione di chi si adegua consapevolmente a uno stato di dolore o di sventura, di sofferenza, disposizione dell’animo ad accogliere senza reagire fatti che appaiono inevitabili, indipendenti dal proprio volere.

Questa disamina ci dà già un’idea più chiara della differenza tra due concetti apparentemente simili, se non uguali per alcuni.

Riassumiamo le differenze più nello specifico:

  1. L’accettazione è un atteggiamento attivo, la rassegnazione è un atteggiamento passivo – accettare significa prendere le cose per come sono al momento il che automaticamente predispone all’essere orientati a capire cosa sia la cosa migliore da fare (o anche da non fare); rassegnarsi significa rinunciare a qualsiasi cosa ritenendo impossibile qualsiasi cambiamento favorevole, il che automaticamente predispone a qualsiasi tipo di proattività;
  2. L’accettazione è un atteggiamento di apertura, la rassegnazione è un atteggiamento di chiusura – quando accogliamo di buon grado quel che ci succede anche quando non è gradevole, ci apriamo anche alle possibili soluzioni all’interno di quella situazione; quando accogliamo quel che ci succede di malavoglia, rinunciamo a riconoscere le possibilità esistenti in quella situazione;
  3. L’accettazione presuppone il potere personale e la responsabilità, la rassegnazione il vittimismo – accettare la situazione così com’è al momento implica la consapevolezza di tante cose: del fatto che tutto continuamente cambia, che a volte gli ostacoli ci proteggono da qualcosa che ancora non conosciamo o ci allenano per qualcosa che ci aspetta ma ancora non lo sappiamo, del fatto che forse abbiamo bisogno di rinforzare la fiducia, e così via, sempre nell’ottica di essere in grado di affrontare sia il presente che il futuro, anche se può essere difficile; rassegnarsi implica scegliere la strada più facile: quella di dare la responsabilità della situazione (e del suo esito) o della propria vita a qualcosa o qualcun altro;
  4. L’accettazione vive il cambiamento come opportunità di miglioramento, la rassegnazione vive il cambiamento come degenerazione – se accettiamo, implicitamente sappiamo che ne usciremo trasformati in meglio, anche se questo dovesse implicare il passaggio attraverso il dolore; la rassegnazione è crogiolarsi nel dolore senza volerlo trasformare in qualcosa di positivo. L’empowerment parte dall’accettazione, e passare dall’atteggiamento di rassegnazione a quello dell’accettazione è già l’empowerment;
  5. L’accettazione è fluire con la vita, la rassegnazione è opporre la resistenza al corso della vita – la vita ha un andamento imprevedibile, con alti e bassi, con gioie e dolori, momenti di frustrazione e momenti di gloria, pretendere che la vita vada soltanto secondo le nostre aspettative, altrimenti noi non partecipiamo è una sorta di ricatto piuttosto immaturo: “Se tu, vita, non fai come dico io, non gioco.”.

E tu, che rapporto hai verso l’accettazione? Sai accettare o sei incline alla rassegnazione? Condividi nei commenti!