Forse tra le cose più invidiate è la percezione che qualcuno sia fortunato, e quindi tra le più sospirate è il desiderio di essere fortunati a sua volta (altrimenti non sorgerebbe l’invidia, se non ci fosse la convinzione di non essere fortunati).

Ma questa fortuna è davvero cieca come dicono? E distribuisce a casaccio i suoi favori?

Quindi ci sarebbero i suoi beniamini, e a tutti gli altri eventualmente qualche briciola.

A molti piace pensare così. È comodo, in fondo, pensare (e di conseguenza sentirsi) di non poter in alcun modo influire sui vari aspetti della nostra vita. Di avere il destino di un certo tipo, mentre gli altri ne hanno uno migliore.

La vita è certamente imprevedibile, su questo non c’è dubbio. Ma la fortuna no, almeno non quanto si creda. In ogni caso, la fortuna è meno imprevedibile della vita stessa.

”Audaces fortuna iuvat”, come dice il proverbio latino (ovvero “La fortuna aiuta gli audaci”) sta a descrivere proprio questo: alla fortuna si va incontro, non è qualcosa da aspettare passivamente ma da costruire.

È comparabile a una specie di danza tra i passi della vita e i passi degli esseri umani che la vivono.

Se siamo sinceri (ma davvero, davvero sinceri), ricorderemo alcune situazioni in cui non abbiamo avuto coraggio di fare qualche passo quando era il momento giusto o di accettare qualche dono dalla vita che, mentre pensavamo che fosse troppo bello per essere vero, ci è sfuggito dalle mani; o di sfruttare qualche opportunità incredibilmente favorevole/insolita/grande/fulminea e di rosicare nel veder che qualcun altro lo abbia fatto.

La fortuna non accade a caso. Accadono a caso gli stimoli che la vita ci propone (anche questa casualità è in fondo riconducibile alla nostra percezione, ne parliamo magari in altra occasione per non distrarci dal tema), ma il modo in cui noi decidiamo di agire in risposta ad essi è una nostra decisione – decisione che poi determina il seguente sviluppo ulteriore.

Quelle persone invidiate, da molti percepite come fortunate, in realtà hanno costruito e coltivato un atteggiamento diverso dalla massa, tanto diverso quanto si distinguono dalla stessa con questo atteggiamento.

Richard Wiseman, psicologo e professore di psicologia dell’Università di Hertfordshire, cui ricerche scientifiche sono considerate tra le più interessanti nell’attuale secolo, si è occupato a lungo degli studi sulla fortuna, felicità, produttività, relazioni, leadership, compreso lo sviluppo di tecniche per aumentare il benessere personale.

Il suo progetto decennale basato su una serie di esperimenti con persone che si consideravano “fortunate” o “sfortunate” ha identificato i principi psicologici usati dalle persone fortunate per creare la loro fortuna, in quanto le persone “fortunate” si distinguevano per un denominatore comune: erano abili nel cogliere le opportunità e a crearsele.

I quattro principi, identificati da Wiseman, utilizzati da persone fortunate per creare fortuna nelle loro vite sono i seguenti:

1. Massimizzare le possibilità delle opportunità – le persone fortunate sono abili nel creare, notare e agire in base a opportunità casuali, attraverso vari modi, incluso il networking, l’adozione di un atteggiamento rilassato nei confronti della vita e l’apertura a nuove esperienze;

2. Ascoltare le intuizioni fortunate – le persone fortunate prendono decisioni efficaci ascoltando il loro intuito e i loro sentimenti viscerali. Inoltre, intraprendono misure per aumentare attivamente le loro capacità intuitive, ad esempio meditando e liberando la mente da altri pensieri;

3. Aspettarsi buona fortuna – le persone fortunate sono certe che il futuro sarà pieno di belle sorprese. Queste aspettative diventano profezie che si autoavverano aiutando a persistere di fronte al fallimento (sì, anche le persone fortunate hanno dei fallimenti, dei dolori, delle “brutte sorprese”) e modellano le loro interazioni con gli altri in modo positivo;

4. Trasformare la sfortuna in fortuna – le persone fortunate vedono chiaramente le difficoltà, ma sono proattive, impiegano varie tecniche psicologiche per affrontare i momenti di sfortuna che incontrano, e spesso anche di prosperarci con essi e nonostante essi.

Ad esempio, apprezzano le cose così come sono, immaginando spontaneamente come le cose sarebbero potute andare peggio; prendono il controllo della situazione, ragionando su cosa di costruttivo possono pensare, fare o generare emotivamente (per esempio, attraverso la pratica della gratitudine) o intraprendono attivamente un percorso che li “rimetta in piedi”, come può essere un corso di autostima dopo un evento traumatico o l’affiancamento di una figura di aiuto o supporto (coach, counselor, psicologo, arteterapeuta…).

Utilizzano ogni leva per lavorare su se stessi perché sanno di essere la risorsa più preziosa e in fondo l’unica su cui poter davvero contare sempre nella vita.

Il lavoro di ricerca di Wiseman ha prodotto una serie di esercizi appositamente progettati e facili da seguire, denominati “La scuola della fortuna”. Secondo i risultati, un numero significativo di partecipanti riferisce un cambiamento positivo e duraturo, inclusi livelli aumentati di fortuna percepita, autostima, fiducia e salute.

E tu? Ti consideri tra i fortunati o tra quelli sfortunati, sfigati o inseguiti da iella? Se osservi cosiddetti fortunati, riesci a notare l’atteggiamento ottimista o pessimista di fondo? Attivo o passivo?

Dimmelo nei commenti, magari dopo aver ascoltato questo mitico brano di Jovanotti!

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