Eh sì, questa è una domanda che tutti ci siamo fatti qualche volta nella vita, il più delle volte tra sé e sé, spesso neanche tanto consapevolmente.

È nei momenti di difficoltà che si testa e si mostra la lealtà.

Quando potremmo avere qualche vantaggio appetitoso solo per noi, invidiabile dagli altri o talmente intimo da non essere noto a nessun altro, a patto di fare una scorrettezza nei confronti di qualcuno.

Una tentazione di calpestare qualche patto, tacito o esplicito, o di fare qualche eccezione alla conferma della scelta che abbiamo fatto.

Se non ci fosse nessuna tentazione da vincere, non ci sarebbe il conflitto interiore e il conseguente peso dell’atto leale.

Ci vuole volontà per essere leali. È il comportamento di chi ricambia la fiducia concessagli, che agisce con sincerità e non cede né a ricatti né a lusinghe.

La lealtà contiene in sé il superamento di una lotta interiore tra due elementi diversi, spesso opposti fra loro.

Intimamente provoca una situazione di stallo e di sofferenza, variabile in relazione a quanta importanza ha per noi la posta in gioco.

Spesso succede nei momenti di crisi in cui si determina il proseguimento e la direzione dell’andamento di una relazione, di un progetto, del raggiungimento di un obiettivo.

Nello sport è conosciuta sotto il nome di fair play ed è il primo requisito nello svolgimento delle gare e la qualità che contraddistingue un atleta di spessore.

Dimostrare lealtà, di qualsiasi ambito si tratti, ci costa. È per questo che ha valore. E a sua volta dà valore a ciò per cui abbiamo deciso di esserlo, che sia una persona, un rapporto o un’idea.

Infatti, essere leali è un po’ da eroi. Segue un codice d’onore. Ed è per questo che è difficile, tanto che la maggioranza soccombe alla lotta interiore e alla domanda tra sé e sé “Ma chi me lo fa fare?” risponde: “Infatti, mi faccio i cavoli miei, tanto nessuno mai lo saprà.”

Ed ecco aperta la strada al tradimento, omissioni, inganni, bugie, scorrettezza, finzione, ipocrisia. Lo descrive efficacemente la citazione di J.R.R. Tolkien: “Sleale è colui che si accomiata quando la via si oscura”.

Lealtà si mostra proprio nei momenti quando l’altro è inerme, totalmente fiducioso di noi, ingenuo, ed è nelle nostre mani il trattamento che gli riserviamo nel momento della prova.

Ma anche se l’altro non lo saprà mai, la slealtà lascia le tracce indelebili. Segna energeticamente una crepa nel rapporto, tanto irreparabile quanto invisibile. A riprova dell’importanza di ciò che succede nell’invisibile.

Insomma, non è affatto facile essere leali. La motivazione per esserlo deve e può essere esclusivamente intrinseca, intimamente nostra. Anche perché non può essere imposta da qualcuno, come può esserlo ad esempio la fedeltà (che di fatto può essere anche formale, mentre la lealtà è sostanziale).

Kriyananda lo ha riassunto efficacemente nella frase “Non pretendere mai la lealtà dagli altri, perché la vera lealtà non può essere imposta”.

Possiamo allenare la nostra lealtà, ed ogni situazione critica è un’occasione per farlo.

Per trovare la motivazione di fare questo sforzo, ecco le 6 ragioni sul perché conviene essere leali:

1.Aumenta la forza interiore

Anche se essere sleali può portare dei vantaggi immediati (soddisfazione di un desiderio più o meno momentaneo, un guadagno in termini materiali o di prestigio, appagamento dell’ego in qualche ambito, vittoria di qualche tipo, ecc.), questi vantaggi vengono presto consumati lasciando un senso di vuoto e spesso il senso di colpa che indebolisce la personalità. Quando riusciamo a resistere alla tentazione del “vincere facile”, attraverso il superamento della sofferenza derivante dalla lotta interiore, costruiamo la mentalità da vero vincitore: una forza autentica al posto di quella illusoria basata sulla sopraffazione di qualcuno;

2.Aumenta il rispetto di sé

Essere leali presuppone l’ascolto di se stessi e dei propri bisogni, sentimenti e priorità autentici, e quando lo facciamo ci prendiamo seriamente in considerazione – questo è importante tanto più se in precedenza siamo stati vittime della slealtà altrui;

3.Fa guadagnare il rispetto altrui

Tutti gli esseri umani sanno riconoscere la forza necessaria per essere leali, e anche se possono fare dei commenti opportunistici e criticare le scelte (“Ma perché non hai approfittato?”, “Lasciarsi sfuggire un’occasione del genere…”), ammirano la coerenza, la capacità di dire no, di scegliere e di difendere le proprie scelte;

4.Alimenta i rapporti autentici e allontana quelli che non lo sono

Se siamo sleali, in primis con noi stessi e poi inevitabilmente verso gli altri, faremo i compromessi e attireremo i rapporti basati sulle rispettive debolezze e convenienze; se siamo leali, non potremo mantenere a lungo i rapporti dove manca la lealtà: avverrà l’allontanamento anche se a volte il motivo non ce lo possiamo spiegare;

5.Aumenta l’autostima

Sapere quello che si vuole davvero e lottare per ottenerlo e difenderlo a prescindere dal prezzo da pagare ci mette in contatto con la parte più nobile di noi stessi, riducendo la discrepanza tra il sé ideale e il sé reale: è il processo del diventare la versione migliore di se stessi;

6.Fa guadagnare in salute

La slealtà prima o poi si paga con i rimorsi di coscienza, il rammarico per le occasioni sprecate e il dolore per i rapporti andati persi infliggendo dolore alle persone che non se lo meritavano o la pura vigliaccheria di investire se stessi rischiando di mettersi in gioco sinceramente.

A parte le notti insonni che di certo bene non fanno, il proverbiale “mangiarsi il fegato” o “essere tormentati dai sensi di colpa” descrivono efficacemente alcune sfumature di conseguenze fisiche delle nostre azioni di cui non andiamo orgogliosi, una volta passata la sbornia del vantaggio immediato. Il benessere non ha prezzo e parte sempre dal benessere interiore.

Forse essere leali non costa poi così tanto e vale la pena fare lo sforzo di pagarlo con le scelte coraggiose.

E tu, quanto sei leale? Dimmelo nei commenti!