Per quanto alcuni cercano di prevederle, nessuno ne può sfuggire: tutti ci troviamo periodicamente nelle situazioni di emergenza, da quelle piccole quotidiane a quelle straordinarie.

Ora, mano sul cuore: chi ha pensato all’emergenza in termini di qualcosa di positivo? Pochi.

Di solito pensiamo alle catastrofi, alle intemperie, ai danni, agli incidenti, alle violenze, ai pericoli, ai lutti, alle scadenze, ai problemi sociali, ambientali, di natalità, di giovani o di anziani, ai malfunzionamenti, ai scontri, alla perdita, alle relazioni finite, insomma a qualcosa di allarmante.

Ma in realtà l’emergenza non ha un significato solo negativo: è qualsiasi cosa di imprevedibile.

Ci sono le cose imprevedibili tutt’altro che spiacevoli, anzi molto gradevoli: pensiamo ad una grossa vincita, alla nascita di un nuovo membro della famiglia, al nuovo allettante lavoro all’altro capo del mondo o una promozione inaspettata, al successo fulmineo, all’incontro travolgente, alla fortuna che ci regala qualcosa di miracoloso, per dirne alcuni esempi.

L’etimologia della parola (proveniente dal latino “emergere”) parla di ciò che esce all’improvviso, di una situazione critica…e ricordiamoci che la crisi in realtà significa un’opportunità, un momento di scelta (dal greco krísis = “scelta, decisione”).

Ciò che succede all’improvviso può essere sia bello e piacevole che sgradevole o pericoloso. Proprio questo non sapere tocca uno dei tasti più dolenti dell’essere umano: la paura dell’ignoto. E la scelta tocca un altro tasto dolente: la paura del cambiamento.

È per questo che l’emergenza nella nostra mente assume spesso il connotato negativo.

L’emergenza è la fase acuta di un cambiamento. L’imprevisto ci costringe a riorganizzare, che sia la nostra giornata, un periodo o la nostra vita intera. Ci induce a mobilitare le nostre risorse e compiere una trasformazione. È così che evolviamo.

Alcune emergenze sono conseguenza della nostra riluttanza a cambiare, altre sono conseguenza del nostro rifiuto di accettare qualcosa di ineluttabile, altre ancora ci allenano ad acquisire le capacità particolari, mentre alcune ad imparare a perdere qualcosa, compresa la nostra immagine del passato. Vale a livello individuale, ma anche a livello più ampio.

Da ciascuno di noi dipende come usciremo dall’emergenza: rinforzati o indeboliti, sentendosi arricchiti o sconfitti, con le ferite guarite o sanguinando a vita, rimpiangendo il passato o guardando con fiducia al futuro, pieni di rancore o imparando il perdono, aggrappati alle vecchie convinzioni disfunzionali o pieni di saggezza.

L’emergenza per definizione significa uscire fuori dalla zona di comfort. È un urgente bisogno di cambiamento.

Diciamo che l’emergenza potrebbe definirsi un acceleratore del cambiamento.

Cosa può aiutare ad affrontare un’emergenza?

Ecco alcuni spunti:
– la flessibilità: per alcuni è difficile, ma adattarsi è necessario, a volte vitale;
consapevolizzare l’accaduto e i propri sentimenti a riguardo: se non ammettiamo come stanno davvero le cose è difficile poter cambiare costruttivamente (infatti, per mancanza di consapevolezza spesso si subisce il cambiamento in peggio). Questo è particolarmente importante per le situazioni traumatiche;
– l’atteggiamento ottimista: trovare i lati positivi anche nella più difficile delle situazioni;
focalizzazione sull’apprezzamento: non sembra, ma c’è sempre qualcosa da apprezzare;
resilienza: sviluppare la capacità di resistere, non arrendersi e rialzarsi anche nelle condizioni difficilissime;
gratitudine: spesso l’emergenza ci ricorda di essere grati delle cose che diamo per scontate, come può essere l’aria che respiriamo, avere le 10 dita, mangiare un pasto o l’acqua da bere e lavarsi;
coraggio di osare: questo a volte serve più che altro per le emergenze piacevoli;
perseveranza: nei momenti difficili spesso è vincente un piccolo passo fatto con costanza;
fiducia: è fondamentale per qualsiasi cosa nella vita, tanto più nelle emergenze;
creatività: inventare o semplicemente sperimentare le nuove modalità di fare o di essere è in fondo una delle chiavi della trasformazione;
lavorare sull’autostima: le emergenze mettono a dura prova l’autostima e tendono ad abbassarla, anche quando si tratta di eventi piacevoli, e invece proprio l’autostima alta è uno dei motori principali per uscire vincenti dalle emergenze – e di conseguenza uscirne vincenti aumenterà ulteriormente l’autostima;
ascoltare l’intuizione: sembrerà strano,a è un alleato potente;
comunicare e condividere: sentirsi meno soli aiuta, e non necessariamente significa farlo parlando con qualcuno concretamente. Si può fare parlando metaforicamente e magari anche in forma pubblica, ciò che conta è la sensazione di condividere con gli altri, e anche la sensazione di dare il proprio contributo affinché a qualcuno possa essere utile quel che abbiamo esperito e capito noi;
rimettere in discussione le proprie convinzioni e modi di fare: nelle nuove situazioni sono necessari nuovi punti di vista e nuove abitudini.

Tutte queste capacità e comportamenti è possibile allenare, acquisire e potenziare sia da soli, che attraverso i corsi e qualche buon libro o facendosi aiutare da un coach, counsellor, psicologo, arteterapeuta, psicoterapeuta o altre figure di aiuto. In fondo, si tratta di far emergere la nuova versione di noi stessi, vale la pena investire un po’ di risorse per aiutarci a farlo.

E tu, come te la cavi con le emergenze? Dimmelo nei commenti!

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