La domanda non si riferisce a quanto sai bene “sparare addosso” agli altri su ogni errore, quello lo fanno i criticoni (di cui il mondo è pieno).

La domanda in realtà è: “Sai criticare bene?”

Perché saper criticare è un’abilità, da acquisire e da coltivare. Fa parte delle abilità comunicative, precisamente appartiene alla comunicazione assertiva.

I criticoni, per esempio, sanno criticare eccome, ma non sanno criticare bene.

Premettiamo che le critiche generalmente non piacciono a nessuno. Le possiamo paragonare ad una pillola amara: anche se può essere salutare, non è piacevole da deglutire.

Effettivamente, una buona critica ci aiuta a correggere l’eventuale errore e a migliorare quel che stiamo facendo.

Nel linguaggio tecnico della comunicazione, criticare è l’arte di dare il feedback negativo (mentre lodare e apprezzare è l’arte di dare il feedback positivo).

Innanzitutto, c’è critica e critica: chi non sa distinguere le sfumature e crede che tutte le critiche siano uguali, manca di intelligenza emotiva. Quindi, visto che l’intelligenza emotiva è una competenza necessaria in tutte le relazioni, forse ci conviene interrogarci su come critichiamo, se vogliamo migliorare le nostre relazioni.

Gran parte di conflitti nelle relazioni nasce dalle critiche mal gestite.

Quali sono i 10 passi per imparare a criticare bene?

Vediamoli insieme:

1. La critica può essere costruttiva o distruttiva

Quando ci viene da indirizzare una critica a qualcuno, chiediamoci se questa critica è effettivamente utile, oppure la stiamo dicendo magari soltanto per ferire o per indurre il senso di colpa. Alleniamoci a pronunciare solo le critiche costruttive, almeno come la nostra intenzione;

2. Esprimere la critica direttamente alla persona interessata

Le cose dette “dietro le spalle” tendenzialmente vengono percepite come un semplice pettegolezzo e quindi interpretate come qualcosa infondato oppure il gesto d’invidia. Di conseguenza, la persona difficilmente prenderà questo come messaggio di un proprio errore, ma al contrario: lo percepirà esclusivamente come errore di chi ha criticato;

3. Indirizzare la critica alla persona in privato e non davanti agli altri 

In primis, la persona si sentirà grata (anche inconsciamente) per avergli risparmiato l’umiliazione e sarà più propensa a rivedere il proprio comportamento. Inoltre, sarà meno spinta a difendersi e più a comprendere la critica;

4. Evitare di usare le frasi “lo fai sempre”, “non lo fai mai”

Di solito non esprimono la verità (è proprio difficile che qualcuno sia coerente nell’errore fino a tal punto), diamo alla persona il messaggio di poca probabilità che possa correggere il proprio errore (se è così grave, non c’è speranza di rimedio);

5. Indirizzare la critica al comportamento circoscritto (all’azione) e non alla persona intera 

invece di dire “Sei un disastro!”, diciamo “Hai fatto un disastro!” (se proprio vogliamo essere così drammatici). La critica indirizzata all’azione (il comportamento) dà alla persona l’indicazione precisa, mentre la critica indirizzata alla persona intera è scoraggiante (abbassa l’autostima della persona e la induce alla passività);

6. Scegliere bene il momento per una critica

Ad esempio, se partiamo con la critica appena incontriamo la persona, sarà spinta a difendersi e se lo facciamo abitualmente il rapporto è destinato a deteriorarsi perché la percezione è quella di essere basato soltanto sulle sensazioni negative;

7. Bilanciare gli apprezzamenti e le critiche

Un rapporto basato maggiormente sulle critiche assume la connotazione sgradevole, negativa e va verso la direzione distruttiva;

8. Osservare bene sé stessi quando ci apprestiamo a fare una critica 

A volte la critica che vogliamo fare agli altri fa parte del nostro atteggiamento “criticone” (ovvero, ficchiamo il naso negli affari che non ci riguardano), oppure il comportamento che critichiamo non è di per sé sbagliato ma ci dà fastidio per via di un nostro atteggiamento che abbiamo bisogno di correggere;

9. Chiedersi se critichiamo troppo 

Molte persone che criticano costantemente non si accorgono di farlo. Ci sono due categorie: alcuni lo fanno per abitudine, e le abitudini, si sa, sono dure da correggere (ma si può fare benissimo, come con tutte le abitudini tossiche). Alcuni invece danno un eccessivo valore alle critiche (per via della propria educazione o delle proprie esperienze di vita) e credono che, andando in giro a criticare a più non posso, stiano facendo una specie di opera di bene. In entrambi i casi, più che criticare gli altri, sarebbe il caso di iniziare a lavorare su se stessi;

10. Ci sono, al contrario, persone che non sanno criticare per niente 

Fanno fatica a dire agli altri quando fanno l’errore, quasi come se si sentissero di pestare i piedi. Anche in questo caso, è bene iniziare a lavorare su se stessi per permettersi di esprimere il dissenso.

E tu, sai criticare bene? Dimmelo nei commenti!