La parola responsabilità spaventa la gran parte delle persone, probabilmente perché associata consciamente o inconsciamente a qualcosa percepito come sgradevole, del tipo: la pesantezza, il dovere, la colpa, l’obbligo, la seriosità.

Quindi, come se assumersi la responsabilità significasse diventarne una vittima.

Ovviamente, la conseguenza è l’atteggiamento di evitamento dal farlo, più o meno consapevolmente.

Ma è proprio così?

Molto spesso ci creiamo le convinzioni mentali, e questa è una convinzione mentale, che sono l’esatto opposto dalla realtà dei fatti.

In questo caso, assumersi la responsabilità non significa diventarne una vittima, ma è proprio il contrario: ci mettiamo nel ruolo della vittima quando ci rifiutiamo di assumerci le responsabilità.

Prendersi la responsabilità è l’unico modo di prendersi il potere.

Il potere inteso come capacità di agire, di influire, di esercitare libertà di scelta e di decisione.

Il nostro potere personale.

E se non ci prendiamo il nostro potere, lo prende qualcun altro su di noi, mettendoci automaticamente nel ruolo della vittima.

Le nostre convinzioni mentali errate riguardo il potere sono il nostro ostacolo principale a riprenderci il potere sulla propria vita, come ne abbiamo già parlato nell’articolo “Luci e ombre del potere”.

Mettiamocelo bene a fuoco: la responsabilità sulla nostra vita è nostra, e di nessun altro.

Che ci piaccia o no. E se la cediamo a qualcun altro, la responsabilità è sempre nostra.

Sappiamo tutti quanto questo sia difficile da accettare ai più.

Ma sappiamo anche che coloro che riescono ad accettare pienamente questo semplice fatto, diventano poi quelle persone invidiabili che per qualche motivo si differenziano dalla massa.

Non necessariamente persone di successo inteso come notorietà, danaro, comodità o posizione di comando, ma di successo inteso come capacità di svolgere la propria vita e le esperienze in essa comprese in accordo con la propria interiorità, con un senso di appagamento e di serenità a prescindere dal giudizio esterno.

A dispetto del funzionamento della vita in modalità pilota automatico, fondato sulla zona di comfort, che sembra un po’ “il Paese dei Balocchi”, il modo autentico di esistere è fondato sulla capacità di prendersi la responsabilità delle proprie scelte giorno per giorno.

E chi pensa di evitare la fatica di scegliere, alla fine fatica di più dovendo obbedire alle scelte altrui.

Tutto ciò che ci esonera dallo scegliere in qualsiasi situazione quotidiana sembra toglierci la fatica, ma in realtà ci toglie il potere.

E ci fa entrare piano piano nel territorio del vittimismo, senza accorgercene.

Ed ecco che ci ritroviamo a lamentarci di tutto. O ad incolpare.

Entrambi sono l’espressione del nostro vittimismo, di cui cerchiamo disperatamente di sbarazzarcene perché a nessuno piace ammettere di trovarsi nel ruolo della vittima.

Responsabilità è il fulcro del libero arbitrio.

Il termine deriva dal latino respònsus, con il significato di dare una risposta, ovvero impegnarsi a rispondere, non importa se a qualcuno o a se stessi.

E per poter rispondere è necessario scegliere, in base alla scelta decidere, per poi tradurlo in azioni concrete che possono essere fisiche o verbali come, per esempio, esprimere un consenso o dissenso: ricordiamoci dell’enorme potere di un sì o un no.

Una TUA risposta afferma chi sei TU e cosa vuoi.

Qualche spunto di riflessione sul come tornare a prendersi responsabilità e quindi il proprio potere:

smettere di lamentarsi: lo so, non è facile, siamo assuefatti, ma può aiutare porsi la domanda: “Come mai mi trovo in questa situazione?”, e intanto iniziare a digiunare dall’abitudine di lamentarsi (tenendo conto che all’inizio non sarà facile, a qualcuno addirittura sembra impossibile, ma con costanza ci si riesce ed è davvero trasformativo);

smettere di incolpare: anche questo non è facile, ma usando lo stesso procedimento riferito al lamentarsi ci si riesce;

smettere di delegare le scelte: invece di chiedere agli altri (esperti compresi) cosa dobbiamo fare, ascoltare i propri bisogni, la propria intuizione e usare le informazioni raccolte ascoltando i pareri altrui esclusivamente come spunto per la riflessione e come stimolo per ascoltare come risuonano in noi. “Se sbaglio, voglio sbagliare da me” amano dire alcuni…anche perché nessuno si prenderà la responsabilità della nostra scelta solo perché l’abbiamo fatta delegando la decisione ad essi;

esercitare il coraggio: questo in primis significa ascoltare il proprio cuore (che spesso traduciamo in quella vocina interiore percepita come intuizione o la sensazione), e in secondo luogo esprimere la propria scelta anche se essa in contrasto con le aspettative, condizionamenti, ricatti, tradizioni, o l’opinione della maggioranza;

ricordarsi che la nostra vita è una creazione, non un programma da eseguire: siamo in ogni momento liberi di “disobbedire” a ciò che qualcun altro pensa che sia meglio per noi e di permetterci di fare le esperienze che la nostra interiorità ci suggerisce continuamente, e se non l’abbiamo finora ascoltata possiamo sempre iniziare a cogliere i suoi segnali;

ricordarsi che prendersi la responsabilità è l’empowerment puro: è un anello della creazione del circolo virtuoso, al posto di quello vizioso, indebolente e depotenziante.

E tu, sai prenderti la responsabilità o ricadi nel vittimismo? Dimmelo nei commenti!