Tutti ammiriamo le persone che sono eccellenti in qualcosa, di qualsiasi ambito si tratti, da quello fisico allo spirituale. Spesso l’ammirazione viene spontaneamente espressa nell’esclamazione: “Superbo/a!” come una sorta di tacita costatazione: “Difficile fare di meglio”.

Essere tra i migliori richiede uno sforzo costante per migliorare e il riconoscimento degli altri è una soddisfazione, oltre che essere un segnale di stare andando nella direzione giusta.

Ma la superbia è anche uno dei sette vizi capitali, considerato per di più la fonte di tutti i vizi, “il grande peccato”. Forse per il confine molto sottile e impercettibile tra la sua accezione virtuosa e quella viziosa e la difficoltà di individuarlo chiaramente tra i comportamenti quotidiani.

Lo indica anche l’etimologia della parola “superbo”, proveniente dal greco “yper-bios” che si potrebbe tradurre come “essere al di sopra”: effettivamente può indicare una valutazione del merito fondato su una qualità, ma anche un merito autoattribuito senza la qualità corrispondente, un “credersi al di sopra”.

Il linguaggio popolare lo riassume con le espressioni “avere la puzza sotto il naso” o “guardare gli altri dall’alto verso il basso”.

In realtà, questo comportamento è rivelatore della differenza tra la consapevolezza del proprio merito/valore e la tacita ammissione del senso della propria inferiorità o frustrazione: chi davvero sente di valere e di essere realizzato non ha bisogno di far sentire di meno gli altri, ovvero di umiliarli in qualche modo più o meno esplicito.

La virtù che si oppone alla superbia è l’umiltà, che però nell’umiliare o umiliarsi si trova nella sua accezione negativa. Infatti, la parola “umile” deriva dal latino “humus” che significa “terra”, e si potrebbe tradurre come “che sta in basso” (un po’ come essere radicato, concreto, alla base), ma anche come ” che proviene dalla terra” (un po’ come essere l’ultimo della terra).

Nell’espressione ideale, queste due parole (umile e superbo) sono la metafora del partire dalla base solida e radicata per svilupparsi in alto, di sopra, migliorare sempre di più.

Come si esprime la superbia?

È una sorta di innamoramento della propria superiorità, vera o presunta, per la quale si ha un bisogno esagerato di riconoscimento e si ostenta.

Il bisogno di riconoscimento è uno dei bisogni fondamentali nell’essere umano, legato alla dimensione sociale dell’esistenza, quindi al rapporto con gli altri. Ha a che fare con l’affermazione della propria identità.

L’identità di ciascuno di noi è frutto da una parte dell’elaborazione al proprio interno e dall’altra parte della negoziazione nel rapporto con gli altri, da cui si aspetta il riconoscimento.

Più la nostra autostima è alta meno dipendiamo dall’approvazione altrui. Il superbo pretende di imporre la superiorità sugli altri, ha un’esagerata stima di sé e il disprezzo degli altri, spesso accompagnato da un atteggiamento altezzoso.

Questo ci dice chiaramente quanto la superbia affondi le radici in una bassa autostima e nel dubbio sul proprio valore. Una persona superba come se cercasse di saccheggiare gli altri del loro valore nella speranza di aumentare il proprio, attribuendosi i meriti che non ha. Crede che apprezzare se stesso equivale a disprezzare gli altri, ovvero che disprezzando gli altri apprezza se stesso. Vuole costantemente superare gli altri, invece di focalizzarsi a superare sé stesso. Pone il rapporto con gli altri in una dinamica competitiva e non di una collaborativa.

Vuole essere il migliore senza migliorarsi davvero.

Sottile è la differenza tra una persona superba e una realizzata, soddisfata di sé, pienamente consapevole del proprio valore e quindi con autostima alta e senza false modestie. Una persona superba non è soddisfata di sé, ed è proprio per questo che cerca di costruire un’immagine di sé vincente, imponendola a chi la circonda.

Possiamo dire che i superbi si comportano come immaginano che si comporterebbe una persona realizzata, consapevole delle proprie doti e con una buona autostima.

La superbia, oltre ad essere manifesta, può essere anche soltanto interiore, nascosta dietro un’apparente disponibilità ma in realtà celare l’arroganza, questo è particolarmente frequente nell’ambito della spiritualità. Può essere anche mascherata da un’esagerata modestia o umiltà esasperata (tipo farsi zerbino, denigrarsi, avere un’atteggiamento dimesso o sottomesso).

Una persona superba vuole avere ragione anche nel voler stare male (sia che riconosca di stare male o che lo neghi), non vuole mettere in discussione le proprie convinzioni o modi di fare, imparare qualcosa di nuovo o essere contraddetta. Costantemente impegnata a dimostrare che esiste perché vale, ma senza avere davvero consapevolezza del proprio valore, in una continua competizione tra il “sé reale” e la “proiezione di sé”.

La superbia impedisce qualsiasi autentica trasformazione interiore, qualsiasi riconoscimento del proprio errore o il perdono dell’errore dell’altro. Perché è costantemente impegnata a dimostrare di essere “più in alto”.

L’antidoto alla superbia è l’umiltà, ma quella autentica, considerata da alcuni la fonte di tutte le virtù, “la grande virtù”. Quella che fa riconoscere e consapevolizzare i propri limiti e cercare di superarli migliorandosi costantemente e ispirandosi alla superiorità o virtuosismo di qualcuno che ci è riuscito. L’umiltà riconosce i punti di forza propri e quelli degli altri, e non scade mai nell’umiliazione né propria né quella altrui.

L’aforisma di Ezra Taft Benson “La superbia si preoccupa di chi abbia ragione. L’umiltà si preoccupa di che cosa sia giusto” rende bene l’idea dell’approccio differente.

Dietro la superbia si cela la paura di non essere abbastanza, che mostra una mancanza di conoscenza e di consapevolezza di sé, oltre che la mancanza di amore verso sé stessi. Del resto, sappiamo che si ama ciò che si conosce, e se non ci conosciamo è difficile che possiamo amarci. Cominciare a lavorare sull’autostima può essere un ottimo inizio.

I migliori non sono mai superbi, ma autenticamente umili e capaci di apprezzare quel che di buono c’è in ciascuno, oltre che di autoapprezzamento.

Malcolm Forbes dice “Troppe persone sopravvalutano ciò che non sono e sottovalutano ciò che sono”. E tu? Che rapporto hai con la superbia e con l’umiltà? Raccontami nei commenti!

I migliori sono superbi?
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