Il sogno si può considerare tra i fenomeni più misteriosi dell’esistenza. E tra quelli verso i quali riscontriamo l’atteggiamento più contradittorio, che varia dalla ridicolizzazione alla grande importanza, anche a seconda del fatto che ci si riferisca all’attività onirica durante il sonno o all’attività immaginativa nello stato sveglio.
“Ma te lo sei sognato, non è vero!”, ”Tu sogni…metti i piedi per terra invece!”, “Stanotte ti ho sognato, è stato bellissimo.”,
“Ho fatto un sogno strano, cosa vuol dire?”, “Sono notti che sogno sempre lo stesso incubo…perché?”, “Dottore, mi aiuti a capire questo sogno.”.
E ancora: “Sogni nel cassetto”, “Sogni ad occhi aperti”, “Quell’amore è rimasto un sogno non realizzato”, “Non puoi impedirmi di fare quella cosa, è sempre stato il mio sogno”.
Tutti abbiamo sentito della celebre frase, entrata nella storia, di Martin Luther King “I have a dream” (“Ho un sogno”).
È il titolo del suo discorso tenuto nel 1963, diventato tra i più famosi del ventesimo secolo, in cui esprimeva la speranza di realizzare la società in cui gli afroamericani avrebbero avuto gli stessi diritti dei bianchi: la cosa che una volta era considerata alla stregua dell’impossibile perché la “normalità” era altra. Tanta era la potenza dell’invocare il sogno, che l’FBI a seguito del discorso proclamò King “il nemico principale degli Stati Uniti” per la capacità di influenzare la popolazione e di produrre il cambiamento.
La psicoanalisi ne fa dei sogni un capitolo importante nel processo terapeutico, con l’interpretazione del significato delle immagini e dei simboli apparsi nel sogno; per Freud i sogni rappresentano i nostri desideri, per Jung sono dei simboli ed archetipi che rappresentano noi stessi.
Numerosi sono i dizionari dei sogni, che spesso cercano di dare un’indicazione per prevedere il futuro, ed anche i più scettici si sono almeno qualche volta nella vita trovati a sbirciare per capire cosa vuol dire un sogno particolarmente impressionante.
Abbiamo quanto meno il sospetto che i sogni ci dicano la verità che nello stato sveglio ci è per qualche motivo preclusa.
Facciamo dei sogni meravigliosi, degli incubi, dei sogni assurdi e i sogni talmente vividi da sembrare la realtà, tanto da chiederci se fosse stato davvero un sogno. D’altro canto, quando ci succede qualcosa di incredibilmente bello, chiediamo di darci un pizzicotto per assicurarci che non si tratti di un sogno. E viceversa: di fronte a qualcosa di terribile siamo soliti dire “Non può essere vero che sta davvero succedendo, è solo un brutto sogno”.
In ogni caso, ci rendiamo conto quanto le dimensioni del sogno e della realtà siano correlate. Anche se questo legame spesso lo ammetiamo solo nelle situazioni particolari.
Nei sogni non valgono le leggi della logica, spesso neanche quelle della gravità, dello spazio e del tempo. Di solito è difficile raccontarli, a volte è difficile dimenticarli.
Insomma, i sogni non sono indifferenti a nessuno.
Ci sono persone che prendono attentamente in considerazione i propri sogni e ne fanno una guida: quello che hanno sognato di notte diventa determinante per prendere alcune decisioni nella vita da svegli.
E poi, c’è un altro tipo di ascolto dei propri sogni: non quelli sognati di notte, ma i desideri, le aspirazioni e le ispirazioni.
Quasi tutti i grandi cambiamenti, sia nella vita individuale che nella storia, erano prima un sogno.
Non sono poi così inutili, come molti vorrebbero considerarli.
Vediamo come possiamo sfruttare i sogni, sia quelli notturni che quelli ad occhi aperti, per migliorare la realtà:
1.Sono liberi dalla razionalità, e quindi ci consentono di andare oltre le sue limitazioni, vedendo le cose sotto i punti di vista diversi: è la strada verso l’apertura mentale;
2.Sviluppano la creatività, e la creatività è fondamentale nel risolvere i problemi e nel concepire qualcosa di nuovo;
3.Ci consentono di andare oltre il mero replicare la realtà attuale: per cambiare qualcosa dobbiamo prima pensare che sia possibile;
4.Generano le sensazioni e le emozioni positive, il carburante necessario per infondere la motivazione di fare qualcosa;
5.Infondono la speranza anche nelle situazioni più difficili, per credere nella possibilità del cambiamento e perseverare affinché si realizzi: è l’empowerment.
“Avere la testa fra le nuvole” è tutto tranne sbagliato, a patto di alternarlo con le azioni concrete e di utilizzarlo come faro nel spesso difficoltoso navigare attraverso il mare della vita. Sarebbe una buona regola dedicare quotidianamente almeno 15 minuti del tempo per sognare, immaginare la realtà come la vorremmo, specialmente se quella attuale non ci piace. Questa apparentemente banale attività, unita alla perseveranza, può fare i miracoli. Vale la pena sperimentare.
E tu? Che rapporto hai con i sogni? Raccontami nei commenti!
