“Non essere troppo curioso!“ o “La curiosità uccide il gatto” sono frasi che si sentono dire abbastanza spesso, come una specie di ammonimento, un “consiglio d’amico” o addirittura una regola educativa, che presumono una sorta di pericolo nella curiosità.

In realtà, si tratta di confondere la curiosità con l’imprudenza, la frivolezza o perfino la mancanza di galateo (le famose “domande indiscrete”), che effettivamente possono possono essere compromettenti fisicamente, psicologicamente o socialmente.

Se ci riflettiamo, non sono riconducibili alla curiosità in sé ma al modo in cui viene assecondata, che è tutto un altro tema.

La curiosità in sé, invece, è altro che pericolosa: è pericoloso non essere curiosi!

La curiosità è il motore di ogni progresso nella vita (sia a livello individuale che sociale e globale) e, in ultima analisi, della sopravvivenza stessa.

È collegata all’importanza di uscire dalla zona di comfort, della quale abbiamo parlato in più articoli. Ne rende l’idea l’aforisma di Paulo Coelho “A volte è necessario decidere tra una cosa a cui si è abituati e un’altra che ci piacerebbe conoscere”.

Più precisamente, nella quotidianità siamo continuamente di fronte alle decisioni di questo tipo ed è interessante notare le differenze nell’aumentare dell’età: un bambino molto spesso sceglie di conoscere qualcosa di nuovo, un adulto molto spesso sceglie l’abitudine (purtroppo), anche se in quest’attitudine influiscono molto l’indole, il carattere e l’educazione (e l’ambiente sociale in generale).

E chi è tra le due categorie che fa molti progressi? Il bambino, ed anche progressi molto rapidi e significativi.

Possiamo solo immaginare dove potrebbe arrivare un adulto medio (“normale”, come lo si ama definire), se questa tendenza rimanesse stabile con il progredire dell’età.

Ma cos’è la curiosità?

Etimologicamente proviene dal latino “cura”, e già questo è molto indicativo: significa la partecipazione, l’attenzione, l’interessamento, la sollecitudine,riconducibile nel senso più ampio al coltivare la vita e all’amore.

Comunemente la curiosità è associata nell’accezione positiva alla voglia di accrescere il sapere o l’esperienza, nell’accezione negativa al gusto un po’ morboso del conoscere le indiscrezioni (i famosi “impiccioni” o “ficcanaso”).

Generalmente, la curiosità conduce all’apprendimento, diretto o indiretto, volontario o meno. E produce la creatività: nei virtuosi costruttiva, in altri casi anche distruttiva.

Senza curiosità nessun neonato riuscirebbe a diventare un adulto autonomo, fisicamente e psicologicamente.

Senza curiosità non ci sarebbe nessun progresso scientifico. Senza curiosità non esisterebbe nessuna forma d’arte o di cultura. Senza curiosità cesserebbe di esistere alcuna forma di vita sociale, comprese le storie d’amore. A livello individuale, senza curiosità non esisterebbe l’individualità stessa e diversità alcuna tra gli esseri umani. È la base dell’apertura mentale e del superamento delle sfide personali. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Qualcuno ancora sostiene che la curiosità è pericolosa?

Piuttosto, cominciamo a riflettere sulla modalità in cui esprimiamo e assecondiamo la nostra curiosità, e a scegliere come condurla attraverso la nostra vita in maniera funzionale e costruttiva.

Una persona saggia è senza dubbio curiosa, anzi è soprattutto curiosa; la saggezza è in realtà la naturale conseguenza della curiosità in abinamento con la resilienza, la capacità di analisi e la perseveranza.

E se fosse una saggia scelta essere “troppo curiosi”?

Dimmelo nei commenti cosa ne pensi! E quanto è presente la curiosità nella tua vita? Sono curiosa di saperlo!

La curiosità davvero può essere troppa?
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