Quando ci dicono: “Ma non essere vanitosa!” o “L’uomo vanitoso non ha valori veri.”, cosa intendono esattamente?

Quando comunichiamo spesso crediamo che il contenuto del messaggio sia uguale per chi lo lancia e per chi lo riceve, ma in realtà molte volte il significato delle stesse parole differisce: per chi le dice è uno e per chi le ascolta è un altro. In questo caso, cosa vuol dire per ciascuno di noi essere vanitosi?

La parola vanità proviene dal latino, con il significato di “vuoto, privo di contenuto o consistenza”, ma anche “inutile, irrealizzabile, infondato, inefficace, frivolo”, e perfino “transitorio, impermanente”. Come possiamo vedere, una sfumatura di significati, che vanno dall’accezione negativa legata alla superficialità a quella che tocca i temi esistenziali profondi qual è quello della caducità, dell’impermanenza ovvero dell’eterna trasformazione che permea la vita.

Intanto, quando ce lo sentiamo dire la prossima volta, mettiamo in dubbio la certezza del solito significato che diamo a questa parola o quanto meno chiediamo a chi ce l’ha indirizzata che cosa aveva in mente. Questo in generale è una buona regola per tutte le parole con le quali ci sentiamo qualificare, ai fini di crescita personale.

La maggioranza delle persone associa l’aggettivo “vanitoso” a una critica esplicita di essere troppo centrati sull’apparenza e di compiacersene. Ma questo col tempo spesso va a creare la difficoltà di accettare i complimenti, che sono la parte integrante della capacità dell’auto-apprezzamento e una sana valutazione di se stessi. In realtà, la vanità fa riferimento all’aspetto esteriore o sul riconoscimento esterno di una qualità interiore.

La vanità presume che qualcosa sia stato visto, riconosciuto. In quel momento. Tutto qua.

Sul campo della parola vanità si gioca la battaglia tra che cosa è giusto: “l’essere o avere?”. La società occidentale odierna è accusata di essere centrata sull’avere a discapito dell’essere. Ma in realtà, due aspetti sono inscindibili: non si può non essere. Se siamo focalizzati sull’avere, in realtà siamo focalizzati sull’essere in un certo modo. E poi, perché non dobbiamo avere? Non viviamo forse nel mondo materiale?

È che la questione tocca la natura sociale dell’essere umano, il suo bisogno di relazionarsi con gli altri, di essere visto e riconosciuto da loro. Un po’ come se gli altri fossero il nostro specchio. Quando ci focalizziamo sull’avere, noi attraverso gli occhi degli altri confermiamo di esserci. Ed ecco che torniamo sull’essere, anche se siamo partiti dall’avere.

Quindi, in breve, smettiamola di demonizzare a priori qualsiasi cosa, che è sempre una buona regola. Vanità compresa.

Essere vanitosi in una certa misura è necessario e fa parte del sano equilibrio interiore, che è alla base di una buona autostima. Altrettanto, una vanità eccessiva può essere la spia di una bassa autostima.

Vediamo alcuni lati di connessione della vanità con l’autostima:

1. Per essere in grado di auto-stimarsi dobbiamo essere in grado di accettare la stima degli altri: una dose della vanità ce lo permette. Non saper accettare con serenità i complimenti ed apprezzamenti dagli altri è sintomo di una bassa autostima.

2. Quando ci stimiamo poco o non ci stimiamo affatto, abbiamo bisogno di compensarlo attraverso la richiesta eccessiva di conferma di essere visti e stimati dagli altri, e se questo viene a mancare, tendiamo a farlo noi stessi di fronte agli altri, ed ecco che ci vantiamo vistosamente. Chi tende abitualmente a farlo, dovrebbe provare ad andare ad un corso di autostima, anche se sembra controintuitivo (mi riferisco a quelle persone che abitualmente affermano “Ah, io di autostima ne ho pure troppa”).

3. Chi tende ad avere sia l’eccesso che la mancanza di vanità soffre della tendenza a paragonarsi agli altri: fatale per l’autostima, in quanto come atteggiamento crea l’abbassamento dell’autostima, e di rimando è spesso scaturita da una bassa autostima.

4. La capacità di esibirsi, di prendersi il proprio posto nel mondo, associabile ad una sana vanità, è necessaria per la vita. Se non ce lo prendiamo noi il posto, non ce lo darà nessun altro. Mai. Capacità necessaria quanto nella vita privata, tanto nell’ambito lavorativo.

5. La capacità di esibirsi è collegata anche ad un’altra capacità fondamentale: quella di prendersi responsabilità del proprio modo d’essere e delle proprie scelte, senza la quale non c’è libertà di esistere.

6. La vanità, quando è eccessiva, è sintomo della tendenza a cedere agli altri il proprio potere. Anche questo sembra controintuitivo, ma se ci riflettiamo, di fatto chiedendo l’approvazione agli altri (attraverso l’ammirazione) diamo a loro di fatto il potere di decidere se noi valiamo. La misura giusta sta nel mezzo, non nell’eccesso.

7. La vanità permette di esercitare una funzione sociale importante: dare valore alla presenza degli altri, dandogli il ruolo temporaneo del pubblico nei propri confronti. Non è per niente trascurabile questo dettaglio. Anche il pubblico ha la sua parte di vanità di essere il pubblico.

8. Uno degli aspetti della vanità è la transitorietà, l’impermanenza, che contraddistingue profondamente la vita stessa e quindi ha una forte valenza esistenziale, ha a che fare con il senso della vita. Si potrebbe dire quindi che vedere la vanità soltanto come superficialità ha poco senso.

9. Un lavoro sull’accettazione della vanità nel caso della sua mancanza, o sulla sua consapevolizzazione, può far parte del processo di empowerment, utile nelle numerose situazioni, sia nella vita privata che nella carriera.

10. Una sana dose della vanità è necessaria per stimolarci a curare il nostro aspetto fisico, dalla cura all’abbigliamento. Serve una grande quantità di energia per farlo, di cui di solito non siamo consapevoli, ma tenerlo a mente fa sorgere il pensiero di gratitudine verso la vanità.

11. Senza una sana dose della vanità non sarebbe possibile riuscire a dare il nostro contributo al mondo, in termini di partecipazione: alle relazioni di qualsiasi tipo, a dare il nostro apporto lavorativo, ad essere utili… Se non credessimo che il nostro contributo valga, non avremmo mai la motivazione per darlo.

12. La vanità sottolinea l’impermanenza e ce la ricorda, valorizzando in questo modo l’importanza dell’attimo, del temporaneo, il più delle volte propria della bellezza. La bellezza non è meno bellezza per il fatto che durerà poco. Esattamente come la vita non è meno vita perché un giorno finirà.

E tu, come te la cavi con la vanità tua e quella altrui? Ti dà fastidio, la detesti, la tolleri, la vivi serenamente, la ostenti o è tutta la tua vita? Sono curiosa di leggere i tuoi commenti! Forse questa canzone di Giorgia ti ispirerà qualche riflessione ulteriore:

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