È un’esclamazione che capita a tutti di pronunciare, più o meno spesso, nell’accezione di tensione emotiva o avversione verso una determinata situazione.

Generalmente, in due possibili direzioni: un eccesso di stimoli (troppe cose insieme da gestire o per troppo tempo) o una mancanza di stimoli (ovvero “Che noia!”).

Il termine “tecnico” che descrive questo fenomeno è la saturazione. Questa parola l’abbiamo sentita innumerevoli volte in riferimento agli ambiti disparati: pensiamo alla saturazione del mercato, saturazione di vapore, saturazione di un colore, saturazione del suono, saturazione dello stomaco a seguito di un pasto lauto, saturazione di anidride carbonica nell’aria (cosiddetta “aria viziata”), saturazione della memoria di un computer o del cellulare, saturazione del comportamento di una persona o di una certa situazione…

Qui parliamo della saturazione psichica, che si potrebbe definire come “stato di avversione emotiva verso un’azione ripetuta continuamente in un contesto invariato e duraturo” dove per azione possiamo intendere anche la non-azione (per scelta o per l’impossibilità).

Nel linguaggio comune lo intendiamo spesso quando diciamo di essere arrivati al limite massimo della capacità di sopportazione. Nella quotidianità ciascuno di noi sperimenta quel sentimento che sta tra la noia della ripetitività (sovrastimolazione) e la noia in cui non abbiamo più voglia di nulla. Infatti, nei tempi odierni siamo testimoni di una dilagante e progressiva perdita d’interesse per molte cose della vita a causa della sovraesposizione a stimoli ripetitivi o della mancanza di motivazione.

Il fenomeno è più complesso di quanto possa sembrare.

Anche l’insuccesso nel fare qualcosa può generare una simile sensazione: l’attività che impegna inutilmente con sempre maggior fatica può sfociare nella saturazione, esattamente come l’attività che produce il risultato.

La saturazione psichica può manifestarsi sia nel caso di bisogni soddisfatti sia nel caso di bisogni “troppo” soddisfatti.

Lo psicologo della Gestalt, Wolfgang Köhler ha integrato questo fenomeno, chiamato anche saziazione, nella sua teoria dell’isomorfismo psicofisico, secondo la quale una stimolazione mantenuta per un determinato periodo di tempo provoca un accumulo di mediatori chimici nella zona del cervello cui gli impulsi provenienti dagli organi di senso stimolati afferiscono. Di conseguenza si genera una valenza positiva per le azioni/situazioni contrarie a quelle verso cui si è avvertita la saturazione.

Anche l’appagamento, soddisfacimento pieno, per esempio dei desideri o dei bisogni, sconfina in questo fenomeno: dopo la dose di soddisfacimento, le successive dosi del bene tendono a declinare dalla punta massima della sensazione del piacere iniziale fino a scendere al limite di sazietà (saturazione) del bisogno, con il risultato che la sensazione può divenire opposta al piacere.

Paradossalmente, la sensazione della soddisfazione di un bisogno, se protratta ulteriormente oltre una certa misura, può da positiva diventare negativa.

Il troppo (pieno) o il troppo poco (vuoto) generano i vissuti psicologici e gli esiti comportamentali simili.

Il fenomeno della saturazione tocca davvero tutti gli ambiti della vita: i comportamenti di ricerca di una determinata sensazione (per esempio l’eccitazione, che può essere di vari tipi) generalmente se protratti a lungo tendono a diventare vere e proprie dipendenze da cui è però difficile affrancarsi, i comportamenti di consumo che possono diventare compulsivi e generare una certa dipendenza a frequentare i luoghi per l’acquisto, i comportamenti di comunicazione che possono sfociare nella dipendenza dal cellulare e le sue applicazioni (Facebook, messaggistica, giochi passatempo…), il rapporto con l’alcol o altre sostanze, l’uso della TV, la frequentazione di una o più persone (inclusi i gruppi organizzati), abitare molto a lungo in un determinato luogo, la tendenza di voler evitare la fatica di qualsiasi genere, la ricerca di comodità a tutti i costi, perfino la demotivazione verso uno o più ambiti della vita (lavoro e carriera, l’ambito sentimentale…), per non parlare quanto la tipologia di lavoro e le nostre relazioni sono spesso toccate fortemente da questo fenomeno.

La saturazione psichica ha a che fare con la zona di comfort, l’argomento di cui ne che abbiamo parlato più volte.

La saturazione psichica è il motivo per cui sospiriamo le ferie, tradiamo i partner, rompiamo le amicizie, entriamo in depressione, perdiamo la gioia di vivere o il senso della vita, facciamo gli incidenti di qualsiasi tipo, collezioniamo i fallimenti nel percorso scolastico o commettiamo a volte i gesti inconsulti.

Come possiamo contrastare la saturazione? Ecco alcuni suggerimenti:

1. Allargare la zona di comfort consapevolmente – fare ogni giorno qualcosa di diverso, anche se può sembrare un dettaglio insignificante;

2. Introdurre nell’ambiente lavorativo quotidianamente delle frequenti piccole pause;

3. Trovare un hobby e coltivarlo;

4. Diradare la frequentazione di alcune persone ed aumentare la frequentazione di altre;

5. Creare gli spazi di silenzio e solitudine, anche piccolissimi (a volte è sufficiente spegnere la TV o la radio ogni tanto);

6. Quando avvertiamo in noi la sensazione di irritazione riflettere da dove provvenga e dopo quale evento è emmersa, invece di liquidarla o soffocarla;

7. Allenarsi a rinunciare ogni tanto alla soddisfazione di qualche bisogno o desiderio/voglia (questo è molto difficile), o se siamo degli “rinunciatori” allenarsi a soddisfare ogni tanto un bisogno/desiderio/voglia (anche questo è altrettanto difficile);

8. Imparare a dire “no”;

9. Allenare la creatività: trovare più possibili modi diversi di fare la stessa cosa;

10. Allenarsi ad ascoltare la propria intuizione e seguirla, invece di attenersi sempre solo ai ragionamenti o alle regole;

11. Introdurre con il partner i modi diversi di passare del tempo (specialmente, se assenti, creare degli spazi individuali, da passare individualmente in assenza del partner), di comunicare o di organizzare i compiti relativi alla quotidianità della convivenza;

12. Allenare il coraggio di essere “fuori dal coro” o “la pecora nera”.

E tu? Che rapporto hai con la saturazione? Dimmelo nei commenti!

Non ne posso più!
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