L’emergenza del Coronavirus, come strategia di fronteggiamento sta mettendo al centro della nostra attenzione quasi esclusivamente le misure di controllo: di isolamento, di limitazione del contatto con il potenziale invasore (il virus, appunto), sia attraverso l’evitamento di contatti sociali (specialmente in prossimità), che l’evitamento di contatti con le superfici, praticamente tutte potenzialmente inquinanti, e l’insistenza sull’igienizzazione potenziata.

Misure utili, che aiutano a contenere l’esposizione e la diffusione, ma che rischiano di creare dei controproducenti allarmismi e gli effetti indesiderati a livello individuale, se non integrati con opportune informazioni. In una certa misura questa strategia (se esclusiva) può contribuire ad accentuare ed aumentare il fenomeno delle fobie sociali (ma anche le fobie personali), provocare un aumento delle insicurezze ed aggravare la sensazione di sentirsi inermi in balia di qualcosa troppo grande (la strada verso il panico in misura più o meno accentuata).

In pratica, la paura. La mascherina facilmente diventa l’emblema della difesa dal mondo esterno, quindi della paura di esso.

Nella giusta attenzione data alla collettività si tende a trascurare una risorsa individuale su cui tutti noi possiamo fare molto: il nostro sistema immunitario.

Il sistema immunitario, di cui tutti siamo dotati, è l’insieme dei sofisticati meccanismi che difendono il nostro corpo dagli potenziali invasori esterni ostili, come virus, batteri o sostanze nocive che rischiano di danneggiare l’organismo in qualche misura.

È quasi impossibile accorgersene di tutte le aggressioni che quotidianamente fronteggia e respinge il nostro sistema immunitario. I sistemi di difesa di solito intervengono rapidamente e riescono a sconfiggere l’invasore prima che riesca a diffondersi, e così non avvertiamo nessun cambiamento.

Ma ci sono quelle situazioni quando abbiamo dei sintomi che ci stanno indicando che il corpo sta lottando per fronteggiare l’infezione, e ci ammaliamo, per esempio abbiamo un raffreddore, un’infezione urinaria, l’otite. Questo succede quando l’invasione è particolarmente massiccia o le nostre difese non riconoscono immediatamente la natura dell’invasore, come può essere un virus nuovo o una sostanza tossica.

Non possiamo controllare la nostra esposizione a virus, batteri e potenziali agenti patogeni, ma se abbiamo un sistema immunitario forte e sano, le probabilità di ammalarci si riducono sensibilmente.

E se ci ammaliamo, il corpo quasi certamente riuscirà a far fronte all’emergenza.

Il sistema immunitario è influenzato notevolmente dalle nostre emozioni e dallo stato d’animo, e la paura è uno dei suoi nemici più acerrimi.

Cosa possiamo fare invece per potenziare il nostro sistema immunitario? Vediamo alcuni passi utili:

– Depurazione del corpo – disintossicare e depurare è importantissimo in quanto il sistema immunitario si libera per poter lottare con gli agenti patogeni nuovi, la cosa che non riesce a fare se è continuamente impegnato a lottare con le scorie vecchie: è una questione di quantità di lavoro rispetto alle risorse disponibili. Esistono in commercio (ma anche casalinghi, cosiddetti rimedi della nonna) molti modi per disintossicare il corpo, basta sceglierne uno qualsiasi e cominciare. Non trovare le scuse per rimandare. Le scorie che contiene il nostro corpo possono essere davvero tante, provenienti sia dall’ambiente in cui viviamo che dal nostro stile di vita.

– Ridurre il nuovo inquinamento – se continuiamo ad aggiungere gli inquinanti, il lavoro di disintossicazione viene rallentato e in qualche modo vanificato. Basta cominciare a rivedere alcune nostre abitudini ed introdurre i piccoli cambiamenti: per il nostro corpo faranno una grande differenza, proprio per il discorso dell’accumulo. Facciamo l’uso indiscriminato di farmaci? Chiediamoci, ogni volta, anche per un banale antidolorifico, se davvero sia necessario assumerlo. Mangiamo molti cibi elaborati, contenenti additivi, edulcoranti e quant’altro in uso nell’industria alimentare? Chiediamoci a che cosa possiamo rinunciare oggi, e invece di mangiarlo ogni giorno, farlo ogni due giorni. Il cibo crea una forte dipendenza, le abitudini alimentari non sono facili da modificare, e per riuscirci bisogna procedere a piccoli passi. Abbiamo un’abitudine altamente inquinante, come quella dell’alcol, del fumo, dell’uso eccessivo di caffeina o di qualsiasi altra sostanza stimolante?Chiediamoci quanto siamo disposti a diminuire al giorno il carico di superlavoro per il nostro corpo: un bicchiere in meno può fare differenza, due-tre sigarette in meno possono fare differenza, così come due tazzine di caffé in meno. Senza contare che in fin dei conti guadagnerà anche il portafoglio.

– Riposare abbastanza – sembra una banalità, ma nella stragrande maggioranza non risposiamo abbastanza, semplicemente perché gli stimoli sono sempre di più e diamo priorità a troppe cose. Ora che la maggioranza di noi è costretta a stare a casa, molti avvertono chiaramente l’alleggerimento del carico di fatica di recarsi quotidianamente a determinati orari al lavoro o a scuola. Un’ora di sonno in più fa sentire i suoi benefici, come anche la mancanza di corsa per arrivare in orario. D’altro canto, questo dovrebbe essere controbilanciato dal meno tempo passato davanti allo schermo a guardare le cose che non ci interessano davvero, cose che a volte facciamo per abitudine a costringerci di essere impegnati. Riposare a volte significa non dare attenzione attiva a nulla.

– Disintossicare la mente – siccome il nostro sistema immunitario è in stretta relazione con la psiche, è estremamente importante tutto ciò che la coinvolge, a livello mentale, nervoso ed emozionale. Per questo è importantissimo smettere di “ingerire” solo le informazioni che generano la paura in tutte le sue sfumature: se da una parte, solo inizialmente, è un’informazione utile sul pericolo (che dovrebbe farci prendere le decisioni utili a riguardo, e passi concerti), dall’altra può avere l’effetto di vera e propria immunodepressione (attraverso i meccanismi endocrini) e di riduzione più o meno inconscia al ruolo di vittima (attraverso i meccanismi mentali). Dunque, è una questione di buon senso e, vedendola dal punto di vista epidemiologico anche di un certo senso civico, selettivamente volgere l’attenzione a quel che genera in noi la sensazione di benessere, di piacere, del proprio potere personale compresa la responsabilità, dell’amore verso sé stessi e verso il prossimo e così via. Abbiamo il potere di spegnere un programma, di smettere di leggere certi contenuti, di interrompere una conversazione che generano in noi il distress e focalizzarci su quello che in noi genera l’eustress e ci può essere davvero utile per fronteggiare l’emergenza in atto. Di questo tema ne abbiamo parlato nell’articolo “Che stress!”.

– Affinare le tecniche di positivizzazione per contrastare la negatività dilagante – nelle situazioni di emergenza come questa facilmente ci si sente senza speranze (dalla maggioranza sarà di certo definito un “periodo di merda” di cui ne abbiamo già parlato), ed è più che mai importante usare le proprie energie per allenarsi ad accettare quel che è lo stato di fatto, e non è facile. Inoltre, per molti sarà l’occasione di stare a tu per tu con le proprie scelte di vita (essere costretti a convivere davvero con chi si è scelto di convivere per convenienza ma di fatto non ci si incontra molto, o essere costretti a rinunciare a vedere chi davvero si ama, ma per qualche motivo non ci si decide di cambiare vita per stare insieme), e questa evidenza mette di fronte alla scelta come procedere, quando l’emergenza sarà passata. Ma finché non sarà passata, bisogna riuscire a mantenere abbastanza positività per sopravvivere. Sempre perché, se negatività persiste, abbassa le nostre difese immunitarie e può peggiorare lo stato di salute, oltre che la capacità di progettare le possibili azioni del dopo-emergenza. Ma anche a livello collettivo, possiamo contribuire a mantenere più alto il livello di speranza e di fiducia nella capacità di cavarcela efficacemente a livello più ampio. Ecco che allora possono aiutare le musiche ispiranti, i film incoraggianti, le visualizzazioni, il disegnare, il muoversi attraverso la casa danzando o anche un semplice sognare e fantasticare per 15 minuti al giorno sull’esito positivo dell’emergenza e su come vorremmo che si svolgesse la nostra vita d’ora in poi. Non abbiamo certo la scusa di non avere tempo per sognare, e quanto all’utilità concludo con la citazione di Dan Zadra: “La preoccupazione è un cattivo uso dell’immaginazione”.

E tu, come rinforzi il tuo sistema immunitario? Che strategie usi, a livello fisico e mentale? Dimmelo nei commenti!