È una parola piuttosto usata nel linguaggio comune, chi non la pronuncia ogni tanto?

Anche se molti sono incerti su quale sia la modalità corretta di scrivere questa parola d’effetto. Ce ne sono due varianti corrette: choc, di derivazione francese e l’anglicismo shock.

In entrambi i casi, il significato è riconducibile a: cozzare, urtare, percuotere; urto, scossa violenta.

Pur avendo cercato di evitarle, ciascuno di noi nel corso della propria vita ha vissuto ogni tanto le situazioni definibili come scioccanti, che improvvisamente e almeno per un po’ capovolgono la visione del mondo. Che ci urtano, appunto.

Di solito lo shock è associabile a qualcosa di negativo (una brutta notizia, un lutto improvviso, una catastrofe, una guerra o un attacco terroristico, un evento inatteso, un incidente o un’aggressione).

Ma, anche se sembra controintuitivo, proviamo a riflettere del fatto di quante volte, celato da altre emozioni, in realtà siamo rimasti scioccati da un evento estremamente piacevole e positivo (magari qualcosa che supera di gran lunga le nostre speranze e i sogni più audaci), al punto di rifiutarci di viverlo o quanto meno sabotarci dal goderlo appieno.

In entrambi i casi si tratta di qualcosa di inaspettato a cui non sappiamo come rispondere – e spesso rispondiamo in maniera inadeguata.

Quando subentrano l’incredulità e l’incapacità di comprendere davvero quanto è accaduto, lo shock si può trasformare velocemente in perdita di sensibilità e di parola.

Ed ecco che restiamo a bocca aperta, la nostra mente cerca invano di elaborare la notizia, facendoci esclamare o pensare: “Come è possibile? Come è potuto succedere?”.

È l’incomprensione che subentra in noi quando le aspettative vengono ribaltate nel modo peggiore o anche nel modo migliore.

Bloccarsi di colpo è una delle reazioni più comuni.

Ma in una certa misura, spesso continua a ripercuotersi su di noi, a volte persino ci accompagna per il resto della nostra vita.

Lascia una traccia nei nostri sogni, nelle nostre abitudini, nel modo in cui ci aspettiamo che le altre persone reagiscano o nel modo in cui noi reagiamo alle altre persone, a quello che facciamo e diciamo.

È nel corso del Settecento che cominciò ad essere chiamato shock il particolare stato emotivo che prima si chiamava “essere colpiti dalla meraviglia” o “essere spaventati quasi a morte”.

Goethe nel romanzo “I dolori del giovane Werther” (1774) paragona alla violenza di una tempesta l’esperienza dello shock del protagonista allo scoprire che la sua amata è stata promessa a un altro uomo come sposa; la notizia lo getta nel più profondo caos mentale, reso ancora più grave dal fatto di arrivare durante un’occasione di festa.

Infatti, quando i nostri sensi sono oramai eccitati, subiscono tanto più fortemente le impressioni, e l’effetto del contrasto è più forte (sia che si tratti del contrasto tra lo stato di neutralità e di calma, che del contrasto tra lo stato d’animo positivo e l’evento negativo o viceversa).

Nella medicina il termine shock è ricondotto per lo più a una semplice reazione fisica: lo stato morboso caratterizzato da una situazione di pericolo potenzialmente mortale, provocata dall’abbassamento della pressione o da una reazione allergica, caratterizzato dalla riduzione di tutte le facoltà fisiche e psichiche (pensiamo allo shock anafilattico, termico, traumatico, da ustioni, operatorio e postoperatorio, emorragico, tossinfettivo).

L’uso più diffuso nella quotidianità è senz’altro l’estensione riferita allo shock emotivo come ad un’esperienza più o meno comune, all’emozione intensa e improvvisa che provoca uno stato di confusione o di turbamento, anche se l’idea secondo cui un brutto shock può portare a una ferita psichica profonda e duratura è relativamente nuova.

In realtà lo shock emotivo può includere una grande varietà, dall’incomprensione che subentra in noi quando le aspettative vengono ribaltate nel modo peggiore (portandoci a uno stato di sconcerto o di indignazione), fino alla sensazione che si prova quando qualcosa ci scandalizza (anche una banale maleducazione altrui, tanto che lo si può persino far rientrare nella sfera delle emozioni che sono associate a chi è un po’ provinciale, viziato o troppo perbenista).

La varietà di accezioni possibili è rappresentata da sinonimi più usati (colpo, urto, emozione, scossa, trauma, turbamento), uniti da due caratteristiche: la violenza e la rapidità con cui avviene l’impatto.

Dopo lo scontro con un evento scioccante si può reagire in diversi modi.

Si tratta di eventi fuori dalla norma che generano quindi in risposta i comportamenti fuori dalla norma, quindi avviene una disregolazione a un qualche livello e di una certa intensità.

L’effetto globale che si avverte è una qualche forma di disconnessione (ovvero dissociazione), che può avvenire ad un qualsiasi livello della nostra esperienza personale: mentale, emotivo, corporeo.

Questa disconnessione può anche non essere percepita e, agli estremi, può portare a una forte compromissione del nostro senso d’identità colpendo funzioni cognitive fondamentali (coscienza, memoria e percezione di sé e della realtà).

Curiosamente, l’ambiguità e la confusione tra i termini lo shock e lo sciocco in fondo ha una somiglianza con ciò che effettivamente accade a livello interiore e a livello comportamentale dell’individuo.

Ma anche a livello della società, come suggerisce il termine “Shock economy” coniato dalla giornalista canadese Naomi Klein, nel suo omonimo saggio pubblicato nel 2007, in cui studia gli effetti delle teorie liberiste di Milton Friedman in diversi stati del pianeta, dagli anni sessanta in poi attraverso l’applicazione di queste politiche (che prevedono privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni dei salari e dei cambiamenti a livello della società spesso di dubbio vantaggio per la popolazione) effettuati sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente (che la natura a volte genera sotto forma di tornado, uragani, terremoti, inondazioni, incendi incontrollati, carestie ed epidemie), provocato ad hoc per questo scopo, oppure generato da incapacità politiche o da cause esterne.

Shock e sgomento generano paure, rabbia, pericoli e distruzione incomprensibili per la popolazione, per settori specifici della società o per i leader.

Questo stato confusionale è ideale per ottenere rapidamente il predominio e imporre qualcosa di improponibile in tempi di normalità e di ragionamento cosciente che si ha quando le emozioni non sovrastano.

Del resto, ricalca quel che succede anche a livello individuale: tutti abbiamo qualche volta letto i fatti di cronaca dove qualcuno è stato portato in giudizio per l’abuso commesso approfittando dello stato confusionale di vittima sotto shock.

A volte anche solo assistere ad un evento scoccante può avere effetti molto forti ed essere vissuto in modo traumatico, e quindi si può dire che esistono i diversi esiti post-traumatici.

Ma ci sono molte differenze individuali.

Infatti, non sono tanto i fatti oggettivi che determinano se un evento sia o meno traumatico, ma la nostra esperienza emotiva soggettiva dell’evento.

Più ci si sente impauriti o impotenti a seguito di un’esperienza, più è probabile sperimentare un trauma psicologico.

Cosa si può fare per reagire in modo più funzionale possibile per ridurre l’effetto dello shock, e possibilmente anche di restare scioccati?

Ecco alcuni suggerimenti:

1.Lavorare continuamente sulla propria autostima: gli strumenti di autoconoscenza acquisiti nel miglioramento e nella crescita personale permettono di essere equipaggiati per intervenire immediatamente sia sul ridurre il crollo dell’autostima, che sulla sua immediata ricostruzione mediante la ristrutturazione cognitiva ed emotiva (ricontestualizzare quello che pensiamo e come ci sentiamo);

2.Allenarsi continuamente ad uscire fuori dalla propria zona di comfort: riconsiderare continuamente il proprio stile di vita, evitando di diventare gli schiavi delle abitudini ed allenarsi al cambiamento scegliendone anche la direzione;

3.Elaborare le emozioni dolorose e spiacevoli, accettarle e imparare a gestirle: anche qui prevenire è meglio che curare, conviene fare lo sforzo “in tempi di pace” per trovarsi poi preparati nei momenti critici che, si sa, arrivano sempre all’improvviso. Se da soli ci si imbatte in difficoltà con qualche emozione che ci è particolarmente ostica, vale la pena investire in prevenzione facendosi affiancare da un professionista di aiuto e possibilmente elaborando le strategie di empowerment personali;

4.Muoversi fisicamente: utile sia come regola generale per la salute di tutto l’organismo, visto che siamo una società sempre più sedentaria, sia come canale per sfogare le tensioni emotive generate dagli eventi particolari. Se ci si approccia anche a una disciplina che potenzia il movimento abbinato alla coscienza e/o l’attenzione alla respirazione, è un’altra “arma” per combattere lo shock a tutti i livelli;

5.Curare la rete sociale, facendo attenzione con chi passiamo il nostro tempo e come esattamente ci sentiamo quando siamo in compagnia di determinate persone: potremmo accorgerci che la compagnia di certe persone già di per sé ci genera lo shock (in quel caso abbiamo due scelte: smettere di frequentarle o, se questo non fosse possibile, allenarci ad applicare le strategie per contrastare le dosi minori dello shock somministratoci con la loro presenza…potremmo trovarci a diventare i piccoli campioni di gestione dello shock).

E tu, come reagisci allo shock? Ti scioccano anche gli eventi inaspettatamente belli o riesci a goderteli appieno? Hai le tue strategie personali da condividere con noi nei commenti?

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