La maggioranza delle persone preferisce vedere un volto sorridente piuttosto che uno corrucciato, serio o semplicemente inespressivo.

Il sorriso è fin dalla nascita la più precoce delle espressioni.

Il sorriso è per sua natura il costruttore delle nostre relazioni. Ci possono essere tantissimi tipi di sorrisi: da quello di gioia a quello di circostanza, a quello di imbarazzo a quello di interessamento amoroso. Esistono tante tipologie di sorriso, quante sono tipologie di emozioni che il sorriso veicola.

Le emozioni positive sono una categoria complessa, e quotidianamente ne incontriamo circa 25 diverse, secondo uno studio.

Ma chi sorride in maniera spontanea e gioiosa è immediatamente riconosciuto come il più gradevole. Il sorriso autentico è inconfondibile ed è il preferito di tutti perché indirettamente fa percepire una personalità autentica. Le espressioni facciali classificano in maniera univoca le reazioni emozionali e trascendono le diversità di linguaggio, cultura e differenze socioculturali ed economiche.

A tutti noi piace vedere i bambini giocosi perché spontaneamente avvertiamo qualcosa di sano, naturale, proprio alla vita. Ma, non si sa perché, la società si aspetta che abbandoniamo questo tipo di comportamento quando diventiamo adulti. Le facce serie sono diventate il sinonimo, l’indicatore della “brava persona”, del “lavoro fatto bene”, dell’affidabilità, in molti casi addirittura dell’intelligenza. Tuttavia, pochi pensano che questo potrebbe essere un grande errore.

La giornata lavorativa sembra interminabile? Lavorare in condizioni di eccessiva serietà può creare lo stress tutt’altro che trascurabile. Mostrare il nostro lato ludico può fare un’enorme differenza nel modo in cui ci avviciniamo al nostro lavoro e ai livelli di stress che sperimentiamo.

Può aiutare a costruire le relazioni positive con i colleghi. Imparare a gestire il benessere mentale nelle condizioni di stress è fondamentale, soprattutto nelle condizioni lavorative pressanti di oggi. Le persone giocose sono in grado di trasformare qualsiasi ambiente per renderlo più stimolante e divertente.

Le persone giocose sono in grado di reinterpretare le situazioni che vivono, e così facendo riescono a cogliere il lato divertente e a ridurre i livelli di stress. Per cui, essere giocosi richiede uno sforzo: di percezione, di elaborazione delle informazioni percepite e di scelta come rispondere alle informazioni.

Roba tutt’altro che poco seria.

Le persone giocose sono brave ad osservare e possono usare la giocosità per rendere più interessanti i compiti monotoni. Sono anche brave ad affrontare i problemi da diverse prospettive soprattutto nuove e inusuali, e questo le rende straordinari nella risoluzione dei problemi e nel pensare fuori dagli schemi.

E scusate se è poco.

Gli studi del dott. René Proyer dell’Istituto di psicologia della Martin Luther University di Halle-Wittenberg in Germania, che ha trascorso gli ultimi 12 anni studiando la giocosità negli adulti (della quale esistono pochissime ricerche, a differenza della giocosità nei bambini), rivelano che la giocosità si può esprimere in modi molto diversi e nonostante dovrebbe essere considerata un tratto positivo, ad alcune latitudini le persone giocose spesso non vengono prese sul serio o sono considerate come poco affidabili.

In realtà, quando è necessario trovare soluzioni a problemi complessi, sono le persone giocose quelle che riescono a cambiare facilmente prospettiva. Ciò gli permette di trovare soluzioni insolite e innovative. Un lavoro serio.

Insomma, non sempre serioso è sinonimo di serio. Né la giocosità è sinonimo di mancanza di impegno e inaffidabilità.

La giocosità non va ridotta solo al senso dell’umorismo. Uno dei primi studiosi della giocosità, J. N. Lieberman, annoverava tra le dimensioni fondamentali del gioco la gioia manifesta, il senso dell’umorismo, e la spontaneità fisica, sociale e cognitiva.

Abbiamo bisogno di ripensare il concetto di giocosità, in quanto più l’intelligenza è sviluppata, più aumentano i modi di giocare, diventando più raffinati, creativi e costruttivi. Così possiamo riconoscere le varie sfumature della giocosità tanto nell’ilarità, festosità, comicità, in un velo di ironia, quanto nella stramberia, atteggiamenti buffi, fantasia, gaiezza, divertimento fisico, o atteggiamento fantastico. E non necessariamente giocosità implica il sorriso. Si può benissimo essere giocosi pur non ridendo, e di certo quella disposizione d’animo viene percepita dall’interlocutore o dall’ambiente, generando di rimando una risposta favorevole.

Secondo Barnett (2007), la giocosità è definita come “la predisposizione a inquadrare (o riformulare) una situazione in modo tale da fornire a se stessi (e possibilmente agli altri) divertimento, umorismo e/o intrattenimento”. E questo è particolarmente difficile nelle situazioni ad alta tensione di qualsiasi tipo.

Naturalmente, fa parte dell’intelligenza il discernimento del fatto che la giocosità non è appropriata in tutte le situazioni: rendersi conto dei confini, dell’adeguatezza delle parole e del tatto è fondamentale. Altrimenti quel che si vuole passare per giocoso può in realtà essere molesto, manipolatore o semplicemente maleducato.

Secondo uno studio del dottor Proyer (pubblicato sul Personality and Individual Differences Journal, aprile 2017), si possono identificare quattro tipi fondamentali di giocosità degli adulti:

1. Giocosità diretta all’altro: giocare con amici, familiari e colleghi;

2. Giocosità spensierata: riuscire a vivere molti aspetti della vita come un gioco, considerando addirittura tutta la vita come un gioco;

3. Giocosità intellettuale: giocare con diversi pensieri e idee; queste persone a cui piace la lucidità intellettuale sono in grado di trasformare i compiti monotoni in qualcosa di interessante;

4. Giocosità stravagante: dedizione al gioco fantastico; queste persone tendono a dedicare la loro attenzione ed interesse agli aspetti insoliti della vita, divertendosi a notarli negli piccoli eventi quotidiani.

Dalla ricerca di Proyer, emerge che la giocosità si integra con i cinque tratti fondamentali della personalità (i cosiddetti “Big Five”), che includono: Estroversione, Amichevolezza, Coscienziosità, Stabilità emotiva, Apertura mentale. La giocosità è un tratto di personalità indipendente che condivide alcuni aspetti con queste cinque dimensioni globali, ma che non possono essere interscambiate.

La giocosità negli adulti si rapporta positivamente a diversi indicatori di benessere soggettivo ma anche benessere fisico. Esistono relazioni positive con la soddisfazione della vita, una propensione a svolgere attività piacevoli, uno stile di vita attivo, e perfino con la forma fisica migliore. Spesso la giocosità gioca un ruolo importante nella scelta dei partner e nelle relazioni romantiche. La giocosità è un tratto di personalità desiderato nei potenziali partner per le relazioni a lungo termine. Flirtare, prendere in giro scherzosamente, incoraggiare e confortare il partner: pochi potrebbero affermare di non apprezzare questi atteggiamenti.

La giocosità spensierata può collegarsi alla resilienza ed alle strategie di coping. In particolare, la giocosità spensierata facilita il far fronte a fattori di stress personali e ambientali, il che, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, può tornare particolarmente utile negli ambienti di lavoro, contrariamente a come vengono tradizionalmente impostati i codici comportamentali ritenuti produttivi.

Giocosità produce piacere. E piacere è stimolante, costruttivo e ispirante.

E tu, quanto ti appartiene la giocosità?
Sai usarla nel far fronte alle sfide della quotidianità? Dimmelo nei commenti!

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