Innamorarsi è per la quasi totalità delle persone una delle esperienze di vita più belle, dichiaratamente o segretamente sospirata ma da alcuni anche temuta, altrettanto dichiaratamente o segretamente.

Perché è sconvolgente, è portatrice di cambiamento, quel cambiamento che spaventa gli esseri umani nella stessa misura nella quale ne hanno bisogno. Senza cambiamento non evolviamo.

Innamorarsi in un certo senso è come perdersi. Perdersi fa paura, ma è fonte di scoperte e della creazione di nuovi mondi, in tutti i sensi.

“Che cos’è l’amore? Il bisogno di uscire da se stessi.” – queste parole di Charles Baudelaire riassumono entrambi i concetti, quello del cambiamento e quello del perdersi.

L’innamoramento più decantato è l’incontro sentimentale tra l’uomo e donna.

Quando è autentico, coinvolge diversi livelli dell’essere (emotivo, mentale, fisico e spirituale) ed è un’esperienza profondamente trasformativa.

Ma ci possiamo innamorare di chiunque, non solo nel senso romantico; quel tipo di innamoramento non include tutti i tipi di coinvolgimento, ma può essere fortemente trasformativo lo stesso.

Si può essere innamorati di un figlio, di un genitore, di un amico/a, di un personaggio pubblico, di un maestro da cui apprendiamo, per non parlare del proprio animale di compagnia.

Inoltre, ci possiamo innamorare di qualsiasi cosa: di una città, di un Paese, di un luogo, di un’idea, di un’ideale, di una canzone, di un libro, di una professione, di un sogno (nel senso del desiderio), di un modo di vivere, di Dio (o divinità, in qualsiasi modo la concepiamo), della vita e della stessa esistenza.

Alcuni di questi oggetti dell’innamoramento sono concreti, fisici, mentre altri sono puramente concettuali fino ad arrivare ad un livello di esperienza interiore non esprimibile a parole e non trasferibile ad altri in alcun modo.

Essere attratti, attirati, invogliati, affascinati, incantati, stregati, conquistati, interessati, appassionati, entusiasmarsi, sentirsi rapiti, accendersi, infiammarsi. In ciascuno di questi termini ci possiamo riconoscere pensando ad alcune esperienze vissute, e se siamo sinceri, ammetteremo l’esistenza dell’innamoramento in una misura più o meno accentuata.

È possibile innamorarsi a prima vista di un luogo, come di una persona, ed è questo quello che comunemente viene chiamato “colpo di fulmine”.

Nessuno conosce il perché dell’innamoramento, nonostante gli studi e le varie teorie.

Spiegarlo darebbe la speranza di poterlo controllare. L’innamoramento invece è un mistero e lo rimarrà. È fuori da ogni logica. Impossibile da dirigere con la volontà. Non possiamo sceglierlo, né sfuggire (nonostante i tentativi di negarlo a se stessi).
“Perdere la testa”, il termine che conosciamo tutti nel linguaggio quotidiano, è l’espressione metaforica che riassume efficacemente il senso dell’impossibilità di controllare l’esperienza dell’innamoramento.

In fondo si tratta di andare oltre quel che già sappiamo, il terreno familiare.

L’innamoramento ci sceglie, non siamo noi a sceglierlo.

Ed è un onore essere scelti, non succede spesso (considerando la totalità delle esperienze e di incontri nel corso di una vita), è un dono che riceviamo. Noi possiamo essere disponibili ad accoglierlo. Possiamo aprirci a questa opportunità.

Per cogliere le opportunità ci vuole coraggio.

Per perdere la testa bisogna prima averne una. Nel senso della forza di stare al mondo.

Sì, perché per accettare la sfida davanti alla quale ci pone l’innamoramento, ogni tipo di innamoramento, bisogna essere forti. Al contrario di come viene comunemente considerato, chi si lascia vivere l’innamoramento non è debole, ma abbastanza forte da poter reggere “l’invasione” di qualcosa di diverso dal sé nella propria interiorità. Chi si difende dall’innamoramento è, o si sente, debole.

Innamorarsi è entrare “in” amore, o lasciare che l’amore entri “in” noi. O probabilmente entrambe le cose. In un certo senso, lasciarsi permeare, allargare i confini. Innamorarsi attinge alla parte più profonda di noi stessi, tocca l’interiorità e la connette con qualcosa che è al di fuori. L’esatto contrario dell’effetto che ha la paura: chiudere e delimitare i confini, difendersi. Si può ardere d’amore o gelare dalla paura.

L’amore presuppone la forza e stimola la forza, la paura presuppone la debolezza e stimola la debolezza. L’amore è la forza propulsiva (va verso), la paura è la forza ritraente (fugge da). L’amore è un’emozione potente e potenziante, la paura è un’emozione bloccante, riducente e depotenziante.

L’origine del termine, l’interpretazione etimologica della parola amore proviene dal latino “a-mors”, con il significato di “senza morte”. Se la paura è associata alla morte, l’amore è associato alla vita.

Questo ci riconduce alla sensazione che abbiamo quando ci innamoriamo: ci sentiamo invincibili. In un certo senso, l’innamoramento ci connette all’immortalità.

L’amore è pura energia vitale. Innamorarsi ha anche i benefici concretamente riscontrabili: dona energia (la risveglia e rende attivi, intraprendenti), mantiene attivo il cervello (rende vigili, attenti, aumenta la memoria e la creatività), aiuta a dimagrire (diminuisce l’appetito, interrompendo i meccanismi dell’uso del cibo come sostituzione di altri bisogni e della noia esistenziale o come antidoto allo stress causato fondamentalmente dall’emozione della paura troppo dominante), rende esteticamente più luminosi (attraverso gli ormoni come ossitocina e serotonina favorisce il rinnovamento cellulare, contrastando anche l’invecchiamento), aumenta il benessere generale.

I benefici psicologici dell’innamoramento sono innumerevoli, eccone alcuni: aumenta la motivazione, stimola la cura di sé e dell’ambiente (compresi gli altri), migliora l’umore, stimola il cambiamento a livello cognitivo (sposta i pensieri sulle risorse piuttosto che sugli ostacoli, stimola il cambiamento degli schemi mentali da distruttivi a costruttivi), provoca il cambiamento nella percezione di sé (più positiva e amorevole verso se stessi), aumenta l’autostima, stimola l’autoesplorazione attraverso l’identificazione con l’oggetto dell’innamoramento e di conseguenza la crescita personale ed evolutiva. Innamorarsi è anche educativo, perché dimostra che sia possibile un cambiamento immediato, sia del modo di vedere le cose (a chi non cambia la visione del mondo intero quando si innamora?), che del modo di pensare e dello stato emotivo.

Davvero si tratta dell’uscire da se stessi.

Tanta roba, eh? Una rivoluzione, in pratica. Senza contare il percorso sfidante di una relazione che, toccando le nostre vulnerabilità e le fragilità che normalmente nascondiamo anche davanti a noi stessi, ci costringe a toccare e guarire le nostre ferite. Fa male in alcuni momenti, ma le ferite guarite ci connettono alla nostra umanità da cui sorge tutto il nostro potere personale. Si tratta di puro empowerment.

Ecco, questo può spaventare. Sia il processo che apre la connessione con l’ignoto, che la felicità. E può far venire la tentazione di rifiutare di vivere questa esperienza.

Ci vuole coraggio.

Scegliere di lasciarsi toccare dalla potenza trasformativa dell’innamoramento. Un sì. Che a sua volta aumenta ancora il coraggio e il sì alla vita in tutte le sue aree. Ogni innamoramento è in fondo un sì alla vita.

Rischiare di incontrare qualcosa di diverso e noi stessi diversi. Si tratta di una delle sfide più grandi. Ma, come dice un detto latino, la fortuna aiuta i coraggiosi. Anche perché la paura come alternativa non offre una gran prospettiva, a lungo andare.

E tu, come te la cavi con l’innamoramento? Racconta nei commenti!

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