Il costante aumento dei prodotti e servizi per i single sul mercato rispecchia il costante aumento del numero delle persone di entrambi i sessi che vivono da sole o comunque senza un partner, anche se con uno o più figli.

Fino a non molti anni fa questa era una condizione per lo più temporanea e limitata a poche persone, considerate più o meno apertamente un po’ eccentriche o un po’sfigate. Come se ci fosse “qualcosa che non va” e fosse esclusa la possibilità di una tale scelta libera.

Tutt’ora c’è una certa pressione sociale nei confronti di chi vive “la singletudine” per un periodo prolungato, che tende a far sentire sbagliata la persona e a mettere in dubbio le sue scelte.

In realtà, poiché l’essere umano è un animale sociale e ama la vita di coppia (la forma più intima della vita sociale), questa pressione non è del tutto sbagliata. Ma anche la condizione prolungata di singletudine non è del tutto sbagliata.

Come sempre, la risposta sta nel discernimento fine delle sfumature. Vediamo alcune considerazioni sui lati positivi e i lati negativi dell’essere single per molto tempo.

1. Spesso è una scelta dettata dal bisogno di ritrovare se stessi, dopo essersi resi conto di aver perso la propria vera natura per compiacere il partner o adattarsi alle sue aspettative, o alle proprie aspettative in riferimento alla vita di coppia.

Questa è una scelta saggia e necessaria, se si vuole evitare di incorrere nello stesso errore entrando presto in una nuova relazione. È un po’ come disintossicarsi dall’uso errato di una sostanza. Sbagliato sarebbe incorrere nell’errore di rimandare all’infinito una nuova relazione per paura di ripetere lo stesso tipo d’esperienza. Prima o poi bisogna rischiare di nuovo, ed evitare che la paura prenda il sopravvento.

Tutti gli esperti concordano sul fatto che bisogna far passare minimo 6 mesi prima di entrare in una nuova relazione. È molto meglio in quel periodo lavorare su se stessi piuttosto che far passare passivamente il tempo; il tempo da solo non “aggiusta le cose”, ci vuole l’intenzione, esattamente come si farebbe in un compito lavorativo.

2. Può essere frutto del bisogno di concentrarsi su se stessi: o perché si desidera la spensieratezza (che a volte non si è mai vissuta neanche da bambini), o perché si desidera focalizzare le proprie energie su realizzazione di qualche progetto personale impegnativo.

Anche qui sarebbe l’errore non accorgersi del momento in cui bisogna smettere. Altrimenti, la vita di coppia potrebbe rimanere solo un sogno nel cassetto, un progetto mai realizzato.

3. Può essere una scelta precisa di non coinvolgersi finché non si incontra la persona che davvero corrisponde a quel che si vuole da un partner (in generale, o in quel momento della propria vita).

Questo è un’ottima scelta e significa che si è superata la paura della solitudine o si intende lavorare sull’affrontarla e superarla. Il risultato è la possibilità di realizzare una relazione autentica e appagante, evitando i compromessi e convivenze non soddisfacenti pur di non essere soli. Il pericolo è quello di crearsi l’idea di un partner “perfetto”, o l’idea che ci sia sempre qualcosa di meglio da trovare (facendo così passare accanto i potenziali partner ottimi per se stessi), e mascherando una possibile paura del coinvolgimento e dell’intimità.

Un altro rischio è quello di non sentirsi poi inconsciamente abbastanza bravi e “perfetti”, una volta individuato il partner migliore.

4. Non accettare compromessi: questa è un’ottima scelta, se si riferisce al desiderio di realizzare relazione basata sull’amore autentico reciproco, invece di trasformare relazioni in una specie di contratto d’affari. Bisogna nel frattempo lavorare su se stessi per evitare di incappare nell’idealizzazione o mascherare la paura dell’intimità.

5. Guarire le proprie ferite emotive, che possono essere originate nell’infanzia o nelle esperienze dolorose nelle precedenti relazioni. Anche questa è una scelta saggia, perché le ferite non elaborate e rimarginate tendono a creare lo stesso tipo di esperienza dolorosa, che eliminano la possibilità di una relazione autenticamente felice.

Anche qui bisogna ricordarsi che il tempo in sé non guarisce: bisogna leggere i libri che possono aiutarci, o rivolgersi a uno psicologo, psicoterapeuta, coach, counsellor o qualsiasi altra figura di sostegno nel percorso difficile di riaprire le ferite per guarirle; ci vuole tempo, ma ne vale la pena.

6. A volte semplicemente non si è pronti per connettersi con qualcuno. È importante essere consapevoli e monitorare i cambiamenti in atto: un essere umano è in continua evoluzione e bisogna essere vigili a cogliere i cambiamenti in atto. Attenzione alla possibile trappola di essere in realtà avari di pagare il prezzo di una relazione, ovvero rifiutarsi di rinunciare a tutti i vantaggi della condizione di single, mentre si pretende di entrare in una relazione soltanto se aggiunge dei vantaggi ulteriori; tutto ha il prezzo da pagare, altrimenti non avrebbe valore.

7. La solitudine dopo la fine di una relazione è un’ottima occasione per riflettere su tutto quello che si è vissuto, sulle lezioni imparate e sui doni ricevuti.

Sul perdonare al partner o a se stessi quel che c’è da perdonare. È molto importante elaborare il lutto della fine di una relazione (è un lutto in tutti gli effetti) e chiuderla del tutto. Molti problemi nell’istaurare una nuova relazione in realtà sono conseguenza di una relazione precedente non completamente chiusa. Non lasciate le porte aperte! Anche qui la paura della solitudine e del rischio vanno tenute d’occhio.

8. È possibile che una singletudine prolungata sia il frutto di aspettative irrealistiche sull’amore. L’amore è un miracolo (nasce senza un perché e non è possibile pilotarlo: o c’è o non c’è), ma perché si compia è necessario accorgersi che si sta compiendo.

Se noi ci aspettiamo il miracolo come lo immaginiamo noi, possiamo tranquillamente non riuscire a vedere uno che sta avvenendo davanti al nostro naso.

9. Una singletudine prolungata può in realtà celare la mancanza di fiducia: nell’amore in generale, nella possibilità di realizzazione di una relazione davvero felice, nelle persone del sesso opposto, o in se stessi.

Un buon corso di autostima può chiarire molte cose e innescare un circolo virtuoso di lavoro su se stessi. Questo è uno dei modi migliori di investire proficuamente il tempo da single.

10. Le persone single di solito hanno come valore la libertà e l’indipendenza. Sui valori non si discute, come suo gusti…ma si può discutere sul pregiudizio che questi valori siano incompatibili con la vita di coppia. Bisogna lavorare sugli schemi mentali, consapevolizzare se ne abbiamo di limitanti e sostituirli, trasformarli in potenzianti.

11. A volte si è single banalmente per la sensazione che tutto il buono sia già occupato. Ovviamente, è uno schema mentale gravemente limitante, da affrontare con un semplice ragionamento logico per dimostrare la sua infondatezza.

12. Si può scegliere di restare single per lavorare su un cambiamento interiore. A volte perché si ha bisogno di scoprire chi si è – quali sono i propri punti di forza e di debolezza – e cosa si vuole dalla vita; se non sappiamo questo, come possiamo pretendere di sapere ciò che vogliamo dal partner?

A volte si ha bisogno di lavorare sul cambiamento dello schema di partner e di relazioni che fino a quel momento avevamo scelto. Un utile esercizio è capire che tipo di eredità emotiva abbiamo, a partire dalla relazione dei nostri genitori per proseguire con i partner del passato: disegnare l’albero genealogico, con tutti coloro che fanno parte dell nostro passato. Che caratteristiche principali avevano? Ci sono delle dinamiche che si ripetono? Gli schemi relazionali uguali? Tipologie di partner che si ripetono? Cerchiamo di scegliere consapevolmente tipologia diversa, se abbiamo individuato una coazione a ripetere. Nel frattempo apprendiamo osservano le altre coppie e i loro schemi. Se siamo stati noi a ripetere lo stesso schema, cambiamo: se passavamo da una relazione all’altra, decidiamo di sperimentare la stabilità; se siamo stati sempre riservati e poco attivi nell’entrare nelle nuove relazioni, decidiamo di uscire, incontrare nuove persone e flirtare invece di aspettare che il destino ci porti (forse) il partner dentro il salotto di casa nostra.

13. Esploriamo la possibilità che forse la singletudine inconsciamente ci preserva dall’essere vulnerabile.

Se lasciamo entrare qualcuno nella nostra vita, possiamo essere feriti. Ma possiamo anche vivere le gioie insospettate proprio per esserci aperti e affidati a un’altra persona. È saggio fare qualche per-corso per esplorare mentalmente la seconda possibilità e renderla possibile intanto nell’immaginazione. Poi, il resto farà la vita stessa: ha molta più fantasia di noi.

E tu, che cosa ne pensi della singletudine? Dimmelo nei commenti!

Essere single: luci e ombre
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