Quest’anno la stragrande maggioranza di persone, salvo poche eccezioni di categorie lavorative, si è trovata in uno stop forzato, costretta a uno spazio confinato, e dall’altra parte a un tempo improvvisamente in abbondanza che inevitabilmente modifica il modo di viverlo (o usarlo, riempirlo, come spesso ci piace dire). Volenti o nolenti, ci troviamo a dover cambiare le abitudini quotidiane.

Siccome siamo una “società del fare”, per un certo periodo molto di quel tempo è stato dedicato a fare qualcosa in quel spazio confinato, e forse molti già hanno fatto le pulizie dell’ambiente da cose che non servono più, non piacciono più, o i cambiamenti nel modo di disporre di quello spazio in cui viviamo, gli aggiustamenti, le riparazioni necessarie, il cambio dell’uso e così via.

Diciamo, sono state già fatte le classiche pulizie di Pasqua, ed anche abbondantemente.

Per alcuni, anche fare questo è un grande cambiamento. La consuetudine, quasi un rituale, di pulizie di Pasqua ha una sua precisa funzione: per poter “rinascere” (rinnovare quindi) bisogna prima liberarsi del vecchio, dei residui del passato in forma di sporcizia, bisogna smuovere le energie.

Ma quando non c’è più molto da fare fisicamente, e abbiamo anche esaurito i desideri di vedere i film, ascoltare qualcosa che rimandavamo sempre, fare le ormai dimenticate chiacchierate lunghe ed altro, si comincia ad avere sempre più tempo “vuoto”.
Quando accade questo, di solito arriva altro materiale che necessità di un bel po’ di pulizie, e si tratta di pulizia interiore. Anche per quei pochi che fanno lo sforzo di farla intenzionalmente, l’esubero del tempo fa riaffiorare i contenuti e le problematiche che abbiamo tralasciato, di solito per due motivi: o non erano urgenti, erano prioritarie altre cose da affrontare, o le abbiamo evitato più o meno inconsapevolmente per un’infinità di motivi.

Nelle pulizie interiori il tema del perdono è tra i più presenti: infatti, il perdono è definito da molti studiosi oltre che dagli ricercatori spirituali, life coach e dalle scienze cosiddette “non esatte” (ormai è oggetto anche degli studi di neuroscienze) una forma naturale di cura del dolore e dello stress, un metodo di armonizzazione dei rapporti e di guarigione interiore. Il perdono opera in noi un cambiamento a livello cognitivo, emotivo, motivazionale e comportamentale che non è né casuale, né intangibile, ma molto concreto.

Diversi studi dimostrano che esercita effetti positivi non solo psicologici, ma anche fisici: riduce il livello degli ormoni dello stress, riduce la sensazione del dolore, suscita sensazioni positive, cambia gli equilibri ormonali, sviluppa l’empatia, aumenta la capacità di comprensione e di discernimento, ha gli effetti positivi a livello cardiovascolare.

Agli scettici del perdono è bene sempre sottolineare che perdonare non significa approvare, giustificare o tollerare ciò che è sbagliato, o rassegnarsi, nel caso abbia a che fare con un evento o il corso delle cose. Ha a che fare con l’accettare. E con il lasciar andare.

Da qualche parte ho letto la frase sul perdono di cui l’autrice purtroppo non ricordo il nome, che mi ha fatto molto riflettere e secondo me riassume molto bene l’essenza del perdono: “Il perdono significa abbandonare ogni speranza di un passato migliore”, che in parte combacia con la riflessione di Brené Brown sul perché sia così difficile perdonare: perché per poter perdonare è necessario “lasciar morire” qualcosa, quindi implica il lutto. Il perdono è un processo, non un singolo atto istantaneo.

Sebbene non sia facile perdonare gli altri, che il motivo sia un atto concreto o soltanto la nostra percezione di esso, c’è qualcosa ancora più difficile, ma ancora più importante: perdonare sé stessi. Indispensabile per i cambiamenti significativi in meglio, a tutti i livelli. Può essere molto doloroso come processo, e quarantena è proprio adatta per contenerlo.

Vediamo, sfruttando costruttivamente i giorni di quarantena per questa particolare forma di pulizie di Pasqua alquanto ostica, quali potrebbero essere gli spunti a cui ispirarsi:

– Perdonare sé stessi per gli errori commessi, con azioni o parole;

– Perdonare sé stessi per le cose non fatte e le parole non dette;

– Perdonare sé stessi per la mancanza di coraggio di vivere la propria vita come davvero vogliamo viverla, invece di compiacere o condiscendere le aspettative o i dettami altrui;

– Perdonare sé stessi per aver lasciato i sogni nel cassetto invece di provare a realizzarli;

– Perdonare sé stessi per le scelte di vita che ci tengono in uno stato di infelicità, frustrazione o stress inutile;

– Perdonare sé stessi per non aver fatto lo sforzo di passare del tempo con le persone care, dando priorità a cose superflue o di capire cosa davvero avrebbe reso felice le persone care e farglielo per pura gentilezza;

– Perdonare sé stessi per l’amore non espresso, di chiunque si tratti e in qualunque forma o misura;

– Perdonare sé stessi per il tempo che percepiamo come letteralmente sprecato;

– Perdonare sé stessi per non aver avuto fiducia in sé, qualcun altro o il corso di qualcosa;

– Perdonare sé stessi per la mancanza di cura che sia del proprio aspetto fisico e della salute che della propria interiorità, compresa l’istruzione e la crescita personale.

Solo se perdoniamo sé stessi siamo in grado di accettarci e amarci davvero, indispensabile per una vita appagante.

L’empowerment vero comincia da qui. Non è facile, ma vale la pena almeno provare ad iniziare con un piccolo passo.

E tu, come te la cavi con le pulizie di quarantena? Hai difficoltà a perdonare? Quali altri temi di perdono a sé stessi hai da suggerire? Aspetto i tuoi commenti!

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