Ciascuno di noi è afflitto, in misura più o meno accentuata, dal conflitto tra ciò che siamo (al momento! Ricordiamoci che siamo in continua evoluzione!) e quel che ci piacerebbe essere; e di solito c’è una parte di noi che ci “rompe le scatole” e fa sì che due immagini di noi stonino: quella è la parte ombra di noi, chiamata anche il lato oscuro.
La quasi totalità di noi è stata condizionata a temere il proprio lato oscuro, ovvero quel di noi che non conosciamo…e di conseguenza, poiché lo evitiamo ci priviamo della possibilità di conoscerlo. Quando si dice “il lato oscuro dell’essere umano” a tutti vengono in mente i delitti e le malefatte di tutti i tipi. Sta di fatto che il lato ombra degli esseri umani, se non affrontato, sfocia facilmente nei comportamenti distruttivi o autodistruttivi…ma anche alle forme di comportamenti socialmente tollerate (magari, a volte anche socialmente incoraggiate) che comunque danneggiano la nostra esistenza in modo più o meno grave.
Ma cos’è questo lato ombra?
In pratica, la nostra parte ombra è costituita da tutte le parti di noi non accettate, rinnegate e nei confronti delle quali abbiamo fatto di tutto per nasconderle. È tutto quello a cui abbiamo obbedito per essere considerati “una brava persona”.
Avere un lato ombra è associato all’imperfezione…mentre noi cerchiamo di apparire perfetti; specialmente da piccoli eravamo disposti a tutto pur di essere dei figli perfetti per i nostri genitori, adattandoci a tutte le loro aspettative.
Alcuni lati di noi, così, abbiamo completamente cancellato…o almeno questa era la nostra ambizione. In realtà, tutti i lati di noi non accettati li abbiamo semplicemente nascosti: prima davanti agli altri, poi anche davanti a se stessi; e li abbiamo nascosti così bene che ne abbiamo completamente perso la consapevolezza e in alcuni casi la coscienza.
Quando vediamo qualcosa che ce lo ricorda, la nostra mente se ne distanzia. Vogliamo sconfiggere l’oscurità in noi, e non a caso, molte delle storie narrate hanno come trama principale “sconfiggere il mostro”…in ogni storia c’è la lotta tra il bene e il male.
Karl Gustav Jung a suo tempo se nè occupato di questo argomento, e questi due aforismi riflettono l’essenza delle sue riflessioni:
“Conoscere la propria oscurità è il metodo migliore per affrontare le tenebre degli altri.”
“Chi percepisce contemporaneamente la propria ombra e la propria luce vede se stesso da due lati e, in tal modo, raggiunge il centro.”
Il “lato oscuro”, che Jung definiva Ombra è una parte significativa e ben radicata in ognuno di noi, ed accettare questo fatto è il primo passo per comprendere di cosa si tratta.
Conoscere se stessi davvero significa esplorare il buio, addentrarsi in profondità e prendere contatto con tutto ciò che rifiutiamo di vedere in noi, ponendo attenzione sulle nostre paure, i fastidi, gli evitamenti, le emozioni negative, i pensieri distruttivi.
Questi contenuti la cui esistenza per noi per qualche motivo risulta intollerabile, vengono mascherati e rimossi, ma dal profondo continuano ad operare, dominando le nostre scelte e i comportamenti (avete presente quei momenti “Non so perché ho fatto così!”?). Qui sono sepolti i desideri frustrati, i traumi, le esperienze negative, le delusioni, le limitazioni e i condizionamenti cuciti addosso a noi quando eravamo in un momento di fragilità, che giudichiamo in modo negativo, anche quando non lo sono. Il sentimento legato ad essi il più delle volte è la vergogna, ed anche il senso di colpa.
Tutto quel che rifiutiamo di noi stessi crea una pressione interna, parzialmente liberata utilizzando il meccanismo della proiezione sugli altri… Avete presente quelle antipatie inspiegabili verso qualcuno? Ecco, provengono dal nostro lato ombra. La vergogna che intimamente sentiamo viene proiettata verso una persona all’esterno (o un gruppo di persone) con l’esclamazione “Vergognati!” o trasformata in un altra emozione: rabbia, risentimento, paura, invidia…
L’ombra è vissuta come inaccettabile e deve essere attribuita ad altri: allontanandola ci sembra di controllarla e renderla innocua. Di conseguenza, non vediamo l’altro per quello che è veramente, ma questo è il modo di osservare indirettamente quello che siamo noi e quali sono i nostri desideri inconfessabili.
Allo stesso modo, fanno parte del lato oscuro anche le potenzialità contenute in noi ma che non abbiamo sviluppato: riconoscere che altri hanno raggiunto ciò che vorremmo, può generare in noi antipatia o invidia oppure un’adorazione non sana, a seconda del bisogno interiore proiettato.
Non sempre il lato oscuro contiene ciò che è socialmente poco accettato, la tipologia del lato oscuro dipende dalla personalità singola. Così per un killer spietato il lato oscuro sarà costituito dai sentimenti di amore, romanticismo, empatia e comprensione. Il lato oscuro di un seduttore seriale sarà la fedeltà e la dedizione. Il lato oscuro di un Peter Pan è probabilmente costituito dal bisogno di prendersi responsabilità e impegnarsi a fondo per qualcosa. Il lato oscuro di una persona iperresponsabile è la leggerezza e la spensieratezza. E così via…
Ora, vi chiederete cosa ce ne facciamo noi con questo? Chi me lo fa fare a rivangare nei miei sotterranei? Cosa ci guadagno?
Ci guadagniamo la libertà, e scusate se è poco. E la tanto agognata felicità.
Più ci rendiamo coscienti della nostra parte ombra, meno spesso ci succede di reagire in modo auto(distruttivo) o comunque inspiegabile, meno spesso le nostre scelte di vita saranno insoddisfacenti, meno spesso avremo sogni ammuffiti nel cassetto e potenziali non realizzati, meno spesso saremo ricattabili e manipolabili da parte degli altri, meno spesso soffriremo inutilmente, avremo meno nemici nella vita, meno ci sentiamo sopraffatti dalla vita…
Più illuminiamo il nostro lato oscuro, più riusciamo a condurre l’esistenza intimamente soddisfacente. Più diventiamo persone autentiche. Più ci sentiamo appagati dalle nostre scelte, e abbiamo più coraggio di compiere quelle che realmente desideriamo…
Conoscere il nostro lato oscuro è il miglior indizio per dirigere la vita verso quel che è bene per noi, verso la felicità.
E tu, sai qual è il tuo lato oscuro? Dimmelo nei commenti!

Buongiorno, non so’ se commentando questo articolo sto rispondendo a Pierluigi oppure a Danijela. In ogni caso, colgo l’occasione per ringraziarvi dell’articolo e di aver tirato fuori diversi tabù che non si osa mai affrontare. La mia prima domanda nel merito è: come si fà a capire, da un punto di vista caratteriale, qual’è il nostro lato oscuro? Da quel che ho capito sarebbe tutto quello che siamo e che per paura non esterniamo. Ma alllora, per deduzione, dovremmo prima capire chi è il nostro “falso” io, quello che si mostra, prima di identificare il “vero” io.
Un’altra cosa.quanti tipi di lati oscuri si celano in noi? Si parla solo di comportamenti assopiti o anche di segreti incofessati? Grazie e buona giornata
Ciao Andrea, grazie dell’apprezzamento, è un tema spesso evitato.
In pratica, il nostro lato oscuro è tutto ciò che abbiamo “vietato” a se stessi per qualche motivo; il più delle volte perché non era accettato dal nostro ambiente, ma può essere anche qualcosa che ci aveva causato un dolore insopportabile o un trauma di qualsiasi tipo, ed anche quello che tu chiami segreti inconfessati. Per esempio, mettiamo che quando eravamo piccoli i nostri genitori ci proibivano di mostrare un comportamento aggressivo o lo giudicavano negativamente nell’espressione delle altre persone (“Non lo devi fare!” accompagnato alla punizione, “Bravi bambini/bambine non si comportano così!” o “Che schifo di persona quel cafone là!”). Più è indiretto il divieto o il giudizio, più è facile che il nostro condizionamento avvenga a livello inconsapevole. Noi tenderemo a sopprimere l’impulso aggressivo (del tutto normale e sano in alcune situazioni) e col tempo anche a negare la sua esistenza, fino a diventarne inconsapevoli (e quindi facendolo diventare il nostro lato oscuro). Ma quell’impulso non scompare, soltanto viene nascosto, e il problema è che condiziona la nostra vita in vari modi: dall’incapacità di reagire adeguatamente quando qualcuno ci danneggia, all’incapacità di prenderci dalla vita ciò che davvero vogliamo o sfocia nei comportamenti manipolatori passivo-aggressivi verso gli altri, o anche nei scoppi di estrema aggressività del tutto inaspettati (“Era una persona modello, cosa gli è successo?”). Le varianti sono infinite.
La stessa cosa può succedere per un’emozione considerata positiva: per esempio, per qualche motivo possiamo trarre conclusione che la tenerezza possa essere indesiderata o addirittura pericolosa, e rimuoverla (facendola diventare il nostro lato oscuro): avremo per risultato il comportamento che varia dallo spietato all’indifferente.
Non esiste un nostro “vero” io o “falso” io, obiettivo è accettare tutte le parti di noi e tutta la gamma dei sentimenti/emozioni/comportamenti, facendoli visibili e dandogli il diritto di esistere: l’oscuro significa soltanto non illuminato. Quello he consideriamo “vero” è il nostro abituale stile comportamentale/carattere, ma è limitato; più progrediamo nella crescita personale ed allarghiamo la zona di comfort, più includiamo parti di noi escluse.
Il modo più facile da capire qual è il nostro lato oscuro è osservare cosa è che ci irrita negli altri o che giudichiamo più o meno ferocemente: ha a che fare con il nostro lato oscuro. Lo so, non è facile da accettare e richiede il lavoro costante su se stessi…ma ne vale la pena.
Spero di essere riuscita a rispondere in modo abbastanza comprensibile.
Il mio lato oscuro riguarda la mia sessualita. Siccome non ho mai avuto la ragazza, ho una forte spinta sessuale che vorrei sfogare con le prostitute, ma ch reprimo comunque, perche non mi convince la situazione, e poi ho una l’impressione che il rapporto sessuale con la prostituta mi abbassi le vibrazioni, mi trascina verso il basso, verso situazioni spiacevoli della vita.
Vorrei qualche consiglio gentilmente ciao
Ciao Pino, grazie della tua condivisione. Per cominciare, rifletti sulla domanda. “Che cosa è il sesso?” Scrivi le prime tre parole che ti vengono in mente, senza ragionarci. Poi aggiungi la variante: “Che cosa è il sesso per me?”. Ed anche: “Che cosa significa avere una relazione (una ragazza, come l’hai menzionato tu)?” Dopo aver scritto le prime parole, puoi allargare le tue riflessioni e annotare tutto: ricordi, pensieri, considerazioni, canzoni, associazioni… Saranno tutte le indicazioni utili per capire il perché del reprimere la spinta sessuale, il perché del non aver avuto finora una relazione, sul perché in qualche modo associare la sessualità all’abbassamento delle vibrazioni. Il tema è molto vasto, va in profondità e tocca molti punti della personalità; il processo di esplorazione per arrivare alle risposte sui tuoi dubbi e tormenti richiederà del tempo. Conceditelo. Ti consiglio di leggere il romanzo “Undici minuti” di Paulo Coelho. E di concentrare seriamente la tua intenzione di affrontare questo tema, nonostante le resistenze che incontrerai. Fammi sapere come va!
Il mio lato oscuro è un po’ complicato.
In pratica, ho paura di diventare un disilluso come i miei genitori.
Ho sempre vissuto (o almeno ho continuato a vivere in questi anni) come una persona giovanile che fa ciò che più gli piace per sentirsi appagato.
Ma da un po’ di tempo, ogni volta che sento un giudizio negativo o un pensiero negativo (sia esso in campo politico, medico, qualcosa che riguarda la guerra, la cronaca nera, ecc) non posso fare a meno di rammentare che in quanto essere umano non sono diverso da quelle persone e ogni volta corro a guardarmi allo specchio gridando interiormente. “Io non sono come loro! Io non sono un mostro! Io sono diverso! Io sono buono!”
In più, la tristezza continua a pedinarmi e mi coglie sempre alla sprovvista.
Molti lavori che ho fatto (artistici, poiché sono una sorta di artista) hanno avuto delle altalenanze o si sono interrotti a causa della domanda: “A che serve? Non ci credono neppure i miei amici e la mia famiglia… Ormai sono tutti convinti che siamo spacciati”.
Il mio più grande difetto è che sono megaimpressionabile sin da quando avevo 8 anni (ora ne ho 31).
Quando qualcuno parla, non posso fare a meno di ascoltare.
E le parole non mi escono dall’altro orecchio come dovrebbero fare, ma restano impresse nel cervello per ore o giorni.
Grazie della tua testimonianza, Marco. Come hai evidenziato tu stesso, ciò di cui abbiamo paura ci insegue, essendo diventato il nostro lato oscuro, la nostra ombra (infatti, l’ombra è sempre presente quando è un lato ad essere illuminato). La soluzione si trova proprio in ciò che tu evidenzi come problema (essere megaimpressionabile): è normale per un essere umano sensibile ascoltare quando qualcuno parla, anzi, è molto meglio dare attenzione piuttosto che esserne influenzati passivamente, in maniera subliminale, alla nostra insaputa (come è accaduto, per esempio, con l’atteggiamento disilluso dei tuoi genitori). E’ un bene che le parole sentite ti rimangano impresse per ore e giorni, ma non in modalità di semplice ripetizione, di memorizzazione, bensì è necessario ulteriormente il tuo sforzo di rifletterci sopra, di discernere quale messaggio realmente intendono dire e decidere consapevolmente cosa fartene di questo messaggio (per esempio, il commento/pensiero “A che serve?” puoi assorbirlo come una decisione di vedere quel che fai come inutile, oppure decidere di trovare e confermare dentro di te le motivazioni che ti avevano spinto a fare determinate cose, prendere determinate scelte, e quindi scegliere di avere, coltivare e rafforzare l’atteggiamento di entusiasmo/fiducia/valore del coltivare il sogno di progredire con la carriera artistica…).
Consapevolezza. Scelta. Decisione conscia dell’atteggiamento che vuoi assumere rispetto alla questione che si è presentata (o, come detto da te, le parole che ti restano impresse nel cervello).
Io scelgo consapevolmente di coltivare la disillusione o di coltivare fiducia.
Io scelgo consapevolmente di accettare la tristezza come una delle emozioni di tutta la gamma possibile delle emozioni invece di evitarla e negarla.
Io scelgo consapevolmente di accettare il fatto che anche in me esiste una parte “mostruosa”, alla quale però non per questo do l’energia e forza.
Spero di essere riuscita a sottolineare l’importanza di due cose: dell’accettazione e della scelta.
Un abbraccio, specialmente al tuo più grande difetto!
Danijela