Ha a che fare con l’attesa, con l’incertezza, di cui la vita ne è piena, e se la frase “Finché respiro, spero” tratta dalle Lettere ad Attico di Cicerone è citata tutt’oggi, un motivo ci sarà: la speranza è certamente qualcosa di intrinseco che abbiamo all’interno del nostro animo.

Alcuni legano la speranza ad un concetto di atteggiamento passivo, ma in realtà “Finché c’è vita, c’è speranza” implica un approccio di partecipazione attiva al processo della vita.

Il termine “speranza” deriva dalla parola greca “elpis” (tradotto poi in latino “spes”), che originariamente significa “desiderio”.

Ora, alcuni diranno che i desideri siano un vano aspettarsi passivamente dalla vita di darci quel che vogliamo, ma non è così.

Gli obiettivi, il caposaldo di coloro che attivamente prendono la vita nelle proprie mani e più in generale che abbiano un approccio puramente razionale e materialista alla vita, originano dai desideri.

Noi continuamente valutiamo la nostra vita, prendendo in considerazione il passato, il presente ed il futuro e generando le proiezioni che diventano una specie di “guida alla navigazione”, il nostro personale “google maps”, per dirla nel linguaggio moderno (scherzosamente, ma neanche troppo, perché le metafore colgono efficacemente l’essenza dei fenomeni).

Le proiezioni che originano dalle nostre valutazioni (che sono un “esame della realtà” o nel linguaggio della progettazione “la valutazione dello stato d’arte”) non sono altro che i desideri generati in riferimento al futuro, all’andamento che vorremo, alla direzione da prendere.

Gli obiettivi si creano scomponendo i desideri in singoli passi, che a seconda del livello di specifica possono essere macro obiettivi o micro obiettivi.

Ora, cosa c’entra questo con la speranza?

Quando poniamo un obiettivo, la nostra intenzione è realizzarlo. Ovvero, tradurlo in fatti concreti, avere un esito favorevole. Vogliamo, quindi, raggiungere un esito positivo delle nostre proiezioni, passando dal livello ideico (perché parlando di obiettivi parliamo ancora di idee) a livello concreto.

Quando poniamo un obiettivo, non abbiamo la certezza della sua realizzazione, per quando possiamo scomporlo in passi piccoli da fare concretamente, quindi potenzialmente controllabili. C’è sempre un fattore di imprevedibilità, di rischio, di imponderabilità, lo sa bene anche il più razionale dei strateghi di qualsiasi ambito si tratti.

La speranza, quindi, ha una base logica e ci guida verso il futuro attraverso l’illogico inteso come la quota dei fattori incontrollabili che possano determinare l’esito delle nostre azioni (logiche, ponderate, razionali).

La speranza significa tendere con l’intenzione verso un certo esito, e dal punto di vista esistenziale fa parte della necessità biologica per l’individuo, assimilabile all’istinto della sopravvivenza.

Nel senso più lato, la speranza ha a che fare con la responsabilità, ovvero l’atteggiamento di impegno consapevole di svolgere al meglio quel che abbiamo da svolgere: l’abilità di dare le risposte concrete.

Non è un caso che anche in matematica e la statistica, le scienze esatte per antonomasia, sia usato il termine “speranza matematica”, per designare la probabilità di realizzare un certo esito.

Credo sia chiaro che la speranza sia lontano dall’essere un atteggiamento fatalista, per quanto alcune persone possano intenderlo così (ma è un altro argomento, e riguarda il mindset individuale).

La speranza è il sentimento di attesa fiduciosa di un esito favorevole, uno stato d’animo incoraggiante, una convinzione ottimistica, una motivazione ad agire, un’ambizione di realizzazione, una prospettiva positiva, la contemplazione di un’eventualità favorevole.

Ha a che fare con l’assertività, con l’autostima, con l’empowerment, con la resilienza, con la determinazione, con la capacità di mantenere lo sguardo sulla globalità della situazione invece di fermarsi sui dettagli legati alle variazioni temporanee (quindi lungimiranza), con le convinzioni personali, con il linguaggio interiore, con la motivazione, con la perseveranza nel raggiungere le mete prefissate, con la mobilitazione e lo sviluppo delle proprie risorse, con la creatività, con gli elementi di leadership (nel senso sia intrapersonale che interpresonale), con la gestione dello stress, con il problem solving e più in generale con un approccio attivo di fronte alle avversità nonché con la saggezza.

Sorregge il sistema dei valori, e a sua volta è sorretta dal sistema dei valori. Dirige le nostre azioni concrete e il processo decisionale che le guida. Tocca tutti gli ambiti della vita, dalla salute mentale e fisica, alla carriera, le finanze, le relazioni per arrivare all’aspetto esistenziale del senso della vita.

La prossima volta che ci viene da sottostimare o screditare la speranza, riflettiamo meglio sulle sue implicazioni concrete.

E tu, che atteggiamento hai verso la speranza? Dimmelo nei commenti, magari dopo aver ascoltato questa canzone di Eros Ramazzotti:

Speriamo bene!
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