tre file di sassi in equilibrio verticaleSpesso, quando parlo con le persone, sento dire, riferito ai vari ambiti della vita, “Voglio l’equilibrio”, raramente accompagnato dall’idea chiara su quello che si vuole esattamente.

A molti di noi, nel sentire questa parola, vengono in mente i versi della bellissima canzone “Sally” di Vasco Rossi: “…perché la vita è in brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia”.

E sono proprio queste parole ad esprimere efficacemente l’essenza dell’equilibrio: la sua fugacità, impermanenza, instabilità, che sono – se ci pensiamo bene – le caratteristiche insite nella vita stessa.

Proprio il contrario di quello che intende la maggioranza delle persone quando esprime il desiderio di maggior equilibrio: viene inteso come qualcosa di fermo, statico, fisso, immutabile. Ma nel momento stesso che qualcosa diventa statico, diventa di per sé uno squilibrio. E già da qui si capisce che bisogna rivedere qualcosa nelle aspettative che si creano desiderandolo in questo modo.

L’equilibrio è dinamico, come lo è la vita: quando viene a mancare il dinamismo, il movimento, il cambiamento si è arrivati alla morte.

La parola equilìbrio deriva dal latino, composto da aequo «uguale» e libra «bilancia», e sta ad indicare la proporzione fra le parti, esatta distribuzione dei vari componenti di un insieme.

Questo vuol dire che per arrivare ad un equilibrio bisogna avere o sviluppare in ugual misura le cose diverse tra loro.

Quando parliamo di equilibrio tra mente e corpo, bisogna dare la giusta importanza e nutrire in egual misura la parte fisica di noi e la parte intellettuale e psicologica. Alternando il tempo, le risorse e l’attenzione dedicata a ciascuno dei due ambiti.

Nel caso della richiesta di equilibrio interiore possiamo parlare della capacità di lasciarsi alle spalle gli eventi negativi della vita accettandoli ed elaborandoli per farli diventare parte della storia personale, e contemporaneamente investire l’attenzione nei progetti rivolti al futuro, mentre siamo saldamente ancorati nel presente, nonostante i momenti bui.

È chiaro che non è sempre semplice riuscire a ritrovare l’equilibro interiore ma anche solo provarci aiuta a vivere meglio.

L’equilibrio e la moderazione permettono di dare una misura a ciò che si fa. Si tratta di quella saggezza che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e delle possibilità insite in noi, e permette una padronanza di sé.

Corrisponde un po’anche all’equilibrio emotivo: è normale provare l’intera gamma di sentimenti ed emozioni, dalla collera, gelosia, tristezza, rammarico, avidità, arroganza, autocommiserazione, colpa, risentimento, inferiorità, falso orgoglio, superiorità alla gioia, pace, amore, speranza, serenità, umiltà, gentilezza, benevolenza, generosità, verità, compassione e fede.

Si tratta solo di sviluppare la capacità di accoglierle tutte e di dare maggiore attenzione a quelle che sono più funzionali al momento, nonché a quelle che desideriamo far crescere nella nostra vita.

Anche nell‘autostima, bisogna raggiungere un “equilibrio narcisistico” che corrisponde al benessere di sé e alla capacità di percepirsi come persone degne di essere, senza essere affamati delle conferme soltanto dall’esterno.

Assertività è anch’essa una questione di equilibrio tra due polarità: l’atteggiamento passivo, comprensivo, intimidito e dall’altra parte l’atteggiamento aggressivo, intollerante e prevaricante.

Questo vuol dire che dobbiamo aver sviluppate tutti e due caratteristiche, altrimenti non ci è possibile essere davvero assertivi.

Anche l’orgoglio sano è una questione di equilibrio tra capacità di difendere la nostra dignità di esseri umani, a rifiutare compromessi, a non farci calpestare, ad essere soddisfatti di noi stessi quando ci realizziamo, e vanità, boria, e superbia.

E che dire dell’equilibrio tra la ragione e la passione?

Tutti i filosofi hanno sempre pensato che la salute del corpo e l’equilibrio della mente non si mantengono con la repressione delle passioni o con la loro rimozione, ma con la loro “misurata espressione”.

Una realtà complessa come l’accidia trae origine da numerosi fattori. Tuttavia, una delle cause più frequenti è l’amore smodato per se stessi, quella passione per se stessi che porta ad essere prigionieri del proprio io.

Questo amore di sè è in fondo il vero idolo che minaccia la nostra vita. Se l’io è il centro assoluto del proprio mondo, allora si valuta ogni cosa in funzione dei propri bisogni, della propria idea, dei propri desideri e giudizi.

Ci sono inoltre due cause, apparentemente contraddittorie, che favoriscono l’accidia, e sono l’ozio e l’attivismo.

L’equilibrio tra l’ozio e l’attivismo è la problematica molto comune. L’ozio è la mancanza di occupazioni, di interessi, che rende la vita quotidiana trascinata, deserta e senza forma.

D’altra parte, lavoro e impegni eccessivi, che disperdono e creano molti punti di riferimento non collegati tra di loro, portano spesso all’instabilità, alla tendenza di andare al di là delle proprie forze e al crollo.

La soluzione è sforzarsi di dare nella vita lo spazio e le energie in misura uguale e alternata ad entrambe cose.

L’equilibrio tra il bisogno di approvazione da parte degli altri e la capacità di apprezzare sinceramente gli altri, magari ispirandosi ai loro successi, ci salva dallo scadere e restare sterilmente bloccati nell’invidia (che demolisce gli altri) o nell’autocommiserazione (che demolisce se stessi).

L’equilibrio tra la vita lavorativa e la vita privata è anch’esso un problema per molte persone, che in alcuni casi arriva all’estremo espresso nel fenomeno di workalcolic (la dipendenza dal lavoro).

All’interno dell’equilibrio di coppia si apre uno spazio molto ampio, che va dall’alternanza di bisogni di entrambi partner, all’alternanza di spazio per impegno e divertimento, spazia tra sacrifici e ricchezza di piccole soddisfazioni, tra la vita sessuale e la cura di aspetti comunicativi e mentali tra i partner, tra la cura della carriera e la cura della famiglia…

Come si fa a capire cosa bisogna aggiungere o togliere al momento, se ci sentiamo fuori equilibrio?

Semplicemente ascoltandosi: da soli, con un amico o un professionista che si occupa di crescita personale.

Alcune piccole cose possono aiutare: liberarsi del superfluo (sia gli oggetti, che le persone che ci creano confusione); uscire dalla zona di comfort, affrontare l’ignoto (aiuta a cambiare il punto di vista, svincolarci dalle abitudini e a credere nelle nostre capacità); meditare o pregare (ci si rilassa e si riesce a sentire meglio i propri bisogni); coltivare gli interessi e dedicarsi a ciò che ci piace; fare del bene al prossimo (soddisfare i bisogni degli altri aiuta a confrontarsi meglio con i propri bisogni, oltre a sentire la gioia della generosità e della condivisione); stare nella natura e con gli animali (ha un effetto calmante e migliora l’umore); divertirsi (aiuta a non prendere e prendersi troppo sul serio e a sviluppare maggior capacità di cambiare).

E tu, come te la cavi con l’equilibrio? Raccontami nei commenti, ma prima ascolta la canzone di Vasco Rossi di cui parlavamo all’inizio dell’articolo:

Trovare l’equilibrio
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