Poche cose sono così bramate da una buona fetta di noi esseri umani quanto quella di voler avere ragione.

E non si tratta solo di una lotta nei confronti di altre persone (dove a volte anche quando affermiamo a parole “hai ragione”, vivendola come sconfitta, in realtà non accettiamo la ragione dell’altro), si tratta anche di una lotta nel segreto tra sé e sé (tra una parte di noi e l’altra), molto più subdola.

Può sembrare una cosa di poco conto, tranne per litigi e discussioni varie che visibilmente “mettono in scena” la sua distruttività, ma non è per niente di poco conto: voler avere sempre ragione è un ostacolo serio alla crescita personale, all’evoluzione in qualsiasi ambito ed alla capacità di relazionarsi. Un atteggiamento davvero dannoso.

Voler avere sempre ragione, che sia espresso apertamente o represso ed espresso passivamente nella forma di resistenza segreta, è l’atteggiamento di chiusura e quindi di paura.

Paura soprattutto di ciò che è diverso e nuovo per noi.

Infatti, l’aforisma di Blaise Pascal “L’ultimo passo della ragione, è il riconoscere che ci sono un’infinità di cose che la sorpassano”, sottolineando proprio il concetto del sorpasso (qualcosa che conosciamo deve lasciare posto a tante altre cose sconosciute), riporta a due argomenti di cui ne abbiamo già parlato: il cambiamento e l’ignoto. Entrambi spaventano enormemente l’essere umano. Interessante notare che la parola “ragione” proveniente dalla parola latina derivata da ratus ha il significato di «fissare, stabilire»; non a caso, rispecchia uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano, quello di sicurezza e stabilità; ecco uno dei motivi per cui ne siamo così attaccati.

Invece la parola “torto” proviene dal latino tortus (part. pass. di torquēre «torcere») e ha il significato del subire una torsione, essere sviato dalla linea retta (ovvero piegato), dello sconvolgersi e sregolarsi, commettere un errore o avere delle colpe. Tutti significati che ci inquietano, e hanno a che fare con il cambiamento rispetto a una regolarità e indirettamente la convinzione che la realtà sia soltanto una “giusta” (appunto, regolarità), mentre tutte le altre versioni sono sbagliate. E qui si apre un dilemma amletico: se sbaglio la realtà io esisto? Forse sulle prime fa ridere un’asserzione del genere, ma dopo la risata riflettete lo stesso.

Avere ragione è rassicurante e dà la sensazione di “comandare”, non importa cosa: la nostra vita, gli eventi, altre persone, anche se questa sensazione paradossalmente può essere completamente sbagliata, e farci di fatto avere una specie di controllo ma del tutto disfunzionale per noi. Non è facile accettare di avere torto, perché presume l’accettazione di rinunciare al controllo. Avete presente la frase “Rovinarsi con le proprie mani”? Ecco, lo fanno coloro che hanno sempre ragione.

Indice

Concentriamoci in questo articolo invece sugli aspetti pratici, e vediamo qualche buona ragione per avere torto:

1. Se insisto sul voler avere ragione, è piuttosto evidente che non la possiedo. Altrimenti perché mai dovrei volerla? Litigando indirettamente sto dicendo al mondo “Io non ho ragione. Non sono nel giusto. Non sto facendo bene.” – prima di tutto, fa riflettere sul messaggio che emano agli altri (la famosa “figuraccia”), e poi su quel che sta dietro: sono consapevole di stare in realtà sbagliando o forse solo manco di sicurezza in me nel portare avanti quel in cui credo davvero? Ammettiamolo, voler avere ragione su un mio torto è molto più frequente di quanto sembri.

2. Accettare di avere torto mi permette di fermarmi ed analizzare che cosa davvero provo e che cosa davvero voglio. A volte non abbiamo la minima idea di cosa davvero vogliamo, anche se con ferocia combattiamo per ottenerlo. Sembra assurdo ma è così.

3. Spesso quando andiamo in una direzione, specialmente da un po’ di tempo, veniamo affetti da una specie di cecità all’errore (più a lungo si protrae la nostra scelta, più tendiamo a difenderla). A volte non accorgersi di un errore che stiamo facendo può essere fatale, anche se sovente ce la caviamo con più o meno danno (materiale o esistenziale). In ogni caso, darci l’opportunità di riconsiderare la validità di quello che stiamo facendo può solo farci bene, un po’come fare il check up della salute o seguire la mappa del navigatore mentre viaggiamo. Tanto più perché tendiamo a non essere consapevoli delle scelte che facciamo e del perché di una certa scelta o la rinuncia a scegliere (il che implica che abbiamo lasciato scegliere qualcun altro al posto nostro per qualcosa che riguarda strettamente la nostra vita)…comunque, allarme rosso!

4. A volte rifiutarsi di riconoscere di avere torto è una pura questione d’orgoglio. L’orgoglio spesso viene confuso con la fierezza o la stima eccessiva di sé, che non è autostima alta ma superbia (ricordiamocelo, in teologia è considerata uno dei sette peccati capitali, è si è guadagnata questo posto un motivo ci sarà). Spesso superbia deriva da un atteggiamento iperlogico, che di per sé è dannoso per la vita; la vita non è un’equazione matematica o il compendio delle istruzioni d’uso da seguire ciecamente, ma è un atto creativo.

5. Ammettere di avere torto può scuoterci dall'”addormentamento”, accorgerci che stiamo vivendo non guidando noi, ma in modalità “pilota automatico”; questo vuol dire che siamo totalmente immersi nella nostra zona di comfort, con tutte le conseguenze che ne derivano (è un argomento di cui ne abbiamo già parlato in qualche altro articolo).

6. Accorgersi di un errore può essere anche divertente, rivelatorio, illuminante, stimolante, oltre ad essere devastante, deludente, demotivante o avere il sapore della sconfitta. Accorgersi di un proprio errore permette di accorgersi di un lato di sé che prima non era visibile e a cui non avevamo permesso di esprimersi. Un po’ come a scuola quando ci permettiamo di prendere una nota: apriamo la possibilità dell’esistenza di un lato trasgressivo (sconosciuto ai “bravi ragazzi”), e dell’importanza della capacità di trasgredire ne abbiamo già parlato.

7. Accettare di avere torto è particolarmente importante per il rapporto tra sé e sé, per sviluppare la sincerità verso se stessi, indispensabile per qualsiasi tipo di evoluzione e crescita personale. Come tutte le cose particolarmente importanti, anche questa è particolarmente difficile, e i più eclatanti casi del “rovinarsi con le proprie mani” provengono proprio dalla mancanza di sincerità tra sé e sé, che crea la “lotta” tra due parti di noi dove vince la parte (logica o emotiva) a seconda del tipo di pilota automatico che di solito lasciamo fare o a seconda dell’entità della nostra inconsapevolezza. Danno esistenziale in ogni caso, anche se possiamo sempre ribaltarlo a nostro favore, impegnandoci ad imparare la lezione insita, e di conseguenza cambiare. Qui è particolarmente importante il ruolo dell’idea di “essere perfetti” o di cercare la perfezione, del tutto disfunzionale e tossica; basta farsi qualche domanda per accorgersene, come per esempio: Cosa vuol dire perfezione? Perfezione secondo quale criterio? Chi è che decide questo criterio? A cosa serve questa perfezione? A chi serve? Quanto ci costa in termini materiali e psicologici? E così via…più domande facciamo, più possibilità abbiamo di scardinare le certezze che in realtà sono delle convinzioni limitanti.

8. Cambiare è sempre la scelta vincente, è il presupposto dell’adattamento. Ricordiamoci che l’evoluzione avviene per l’adattamento e quindi cambiamento, non per staticità. Confondiamo spesso la staticità con la sicurezza; la sicurezza vera si trova nella capacità di affrontare qualsiasi cambiamento (e anzi, di generarlo) e non nell’imporre la staticità. La staticità di per sé, ripetiamolo, non è propria alla vita, infatti l’ultimo grado della staticità è la morte. Forse questo fa riflettere un po’ di più (la morte fa sempre l’effetto, anche perché la morte ha sempre ragione e l’ultima parola). Ecco, forse questa metafora rende l’idea della distruttività del voler avere sempre ragione, che conduce direttamente all’immobilismo.

9. Ammettere di aver torto è liberatorio. Un po’ come quando si smette una guerra. Non c’è nulla da difendere e nulla da conquistare. Vige la libertà (che poi libertà ci spaventa, come abbiamo già parlato in un articolo, è un altro paio di maniche), e dal momento che lo consapevolizziamo possiamo decidere se voler essere liberi o preferiamo altro; ma a questo punto non ci possiamo più lamentare di qualcuno o qualcos’altro.

10. Una delle frasi preferite di Louise Hay era “Tu vuoi avere ragione o essere felice?”. Molte vite sono andate sprecate per pura volontà di avere ragione a tutti i costi (qui c’è anche un’altra problematica insita, quella della difficoltà di essere felici, della quale ne abbiamo parlato nell’articolo “Voglio essere felice, anzi forse no” e ne parleremo in seguito).

E tu? Che rapporto hai con l’avere torto? Dimmelo nei commenti!

10 buone ragioni per avere torto
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