A chi non è capitato almeno qualche volta nella vita di ricevere i soldi necessari per qualcosa proprio al momento giusto, di incontrare improvvisamente la persona che trova la soluzione al problema che sembrava impossibile da risolvere, di vedere su uno scaffale il libro che incuriosisce in cui si trova la risposta ad una domanda importante o di imbattersi in un amico a cui stava pensando?

Oppure di scoprire sorprendenti punti in comune con qualcuno appena conosciuto, magari realizzando poi un progetto insieme. Un’infinità di varianti, che a volte hanno dell’incredibile.

Le coincidenze ci fanno meravigliare, positivamente quando sono coincidenze fortunate, e rabbrividire quando sono coincidenze sfortunate, come quella di persone che si trovano in un posto preciso nel momento in cui vengono coinvolte in un incidente.

In entrambi i casi spesso vengono apostrofate con la parola “destino”.

Indubbiamente attraggono l’attenzione dell’attento osservatore, anche se la maggioranza le liquida con un: “Mah, pura casualità”. In realtà, le coincidenze non sono né casuali (senza nessuna connessione), né causali (nel senso che un evento influisce sull’altro).

Carl Gustav Jung, noto come principale studioso delle coincidenze, in riferimento ad esse ha introdotto nel 1950 il concetto di sincronicità che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, come due orologi sincronizzati su una stessa ora.

La parola sincronicità deriva dalle radici greche syn (“con”, che sottolinea la riunione) e khronos (“ora”), traducibile come “riunione nel tempo, simultaneità”.

La sincronicità significa prima di tutto la simultaneità di un certo stato psichico con uno o più eventi significanti in relazione allo stato personale del momento, e viceversa.

Ovvero le coincidenze di stati soggettivi e fatti oggettivi che non si possono spiegare causalmente.

In realtà, esiste una sottile differenza tra coincidenza e sincronicità, nel significato simbolico e colorazione emotiva presente nelle sincronicità, che nelle coincidenze non si riscontra.

È il significato ad essere preponderante in una sincronicità, che fa intuire una connessione profonda tra eventi apparentemente non connessi.

O, come lo si chiama spesso, un filo rosso oppure un filo invisibile.

Nel linguaggio tecnico il termine sincronia si usa in riferimento a fatti o azioni che avvengono o si compiono contemporaneamente. Nella linguistica si usa per indicare il sistema che formano, in un determinato momento, gli elementi costitutivi di una lingua, nonostante le loro origini diverse e l’evoluzione che li fa diversificare nel tempo.

Nell’ingegneria in riferimento alla macchina dinamoelettrica a corrente alternata dove il rotore ruota in sincronismo col campo rotante.

A differenza della coincidenza, nella sincronicità sembra essere determinante il concetto di un sistema, un’intelligenza propria, un campo unificato, quindi determinato da un senso che accomuna quel che succede.

Questa idea non è nuova.

Già Platone sosteneva l’esistenza di una realtà intelligente, dove le idee formano e indirizzano quella materiale, in modo che i fenomeni risultano collegati tra loro da una legge superiore (che chiamava dialettica).

Il suo erede Plotino chiamava questa legge superiore “Anima del mondo”: il principio unificante della natura, regolato da intime connessioni tra le sue parti.

Questo principio ha iniziato ad essere ignorato con l’ascesa delle scienze naturali nel diciannovesimo secolo facendo diventare la causalità il principio esclusivo.

Ma il fatto che sia stato dimenticato (o forse anche volutamente svalutato) non significa che non esista.

Siamo talmente abituati ad osservare quel che succede solo in termini di causa-effetto che abbiamo perso la capacità di notare una connessione di tipo diverso, arrivando conseguentemente a considerarla impossibile.

Ma, come dice il Cappellaio Matto nell’”Alice nel Paese delle Meraviglie”: “È impossibile solo se credi che lo sia”, di qualsiasi cosa si tratti.

Si è occupato nuovamente di sincronicità lo scienziato contemporaneo Rupert Sheldrake che ha formulato la teoria del «campo morfico», secondo cui esistono zone di risonanza entro cui un evento, un’informazione, o anche un semplice pensiero, ha la capacità di ripercuotersi su di un altro in maniera non meccanica o causale.

Lo psichiatra contemporaneo Bernard D. Beitman, oltre ad essere il fondatore di Studi sulle Coincidenze ed il sviluppatore della prima scala per misurare la sensibilità alle coincidenze, nel 2020 ha fondato The Coincidence Project, un’iniziativa globale che coltiva l’uso in tutto il mondo di coincidenza, sincronicità e serendipità.

Secondo le ricerche approfondite di Beitman, siamo noi stessi ad attivare le sincronicità, che sono lo strumento che connette le nostre esigenze profonde con il mondo esterno, aiutandoci come un vero e proprio navigatore a trovare persone, soluzioni, informazioni utili e nuove opportunità, anche in modi strambi, ad esempio sbagliando strada per portarci esattamente dove troveremo quel che cerchiamo davvero.

Al contrario di quel che ritiene l’approccio causale imperante tutt’oggi nella nostra cultura, che pone un’eccessiva importanza al passato (che sarebbe esclusivamente la causa del presente), ciò che pensiamo del futuro, la nostra visione personale del futuro, influenza notevolmente le nostre sensazioni, quel che sentiamo e facciamo nel presente.

Possiamo imparare a notare le sincronicità, ad osservarle e usarle consapevolmente a nostro favore, renderle più frequenti e potenziarle, ma soprattutto imparare a leggere i loro messaggi per renderle un navigatore potente per trovare la nostra strada nel mondo complesso in cui siamo immersi. Insomma, è una pratica di empowerment puro.

Ecco 8 segreti per aumentare la sincronicità e potenziarla:

1.Ritenersi fortunati

Chi si ritiene sfigato conviene intraprendere il lavoro su se stesso, sull’autostima e sulle proprie convinzioni e schemi mentali;

2.Sviluppare la perseveranza

Sempre accompagnato con il lavoro su se stessi: spesso siamo perseveranti, ma nelle convinzioni negative e schemi mentali distruttivi;

3.Sviluppare l’ottimismo

Questa è l’arte di notare ciò che va bene in ogni situazione e di individuare le risorse;

4.Imparare dai fallimenti

Non sono una condanna, ma una palestra di apprendimento di errori da evitare e di alternative ad essi;

5.Sfruttare l’intuizione

Ascoltare la vocina interiore invece di seguire soltanto i ragionamenti razionali;

6.Coltivare la connessione con qualcosa di più grande che va oltre le esperienze quotidiane

Per alcuni questo è la spiritualità, per alcuni l’arte, per altri la natura, per altri ancora i sentimenti d’amore o la connessione con i defunti;

7.Credere nell’utilità delle coincidenze 

Se liquidiamo tutto come eventi casuali, non ci possiamo accorgere del loro significato e delle possibilità potenzialmente utili: bisogna imparare ad andare oltre il pensiero lineare e razionale;

8.Ampliare la consapevolezza dei poteri personali e l’auto-osservazione

Spogliarsi da falsa modestia che impedisce di riconoscere le sensazioni di connessioni tra noi e gli altri o agli eventi.

Per terminare, una citazione su cui riflettere: «… coloro che credono che il mondo manifesto sia governato dalla fortuna o dal caso, e che dipenda da cause materiali, sono ben lontani dal divino e dalla nozione di Uno.» (Plotino, Enneadi, VI, 9)

La prossima volta che qualcuno commenta “Ma è solo un caso…”, forse è il caso di fermarsi e riflettere.

Tu riesci a notare le coincidenze che ti capitano? Riesci ad accorgerti delle sincronicità? Dimmelo nei commenti!

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