Le festività sono una delle ricorrenze capaci di generare e di contenere molti ricordi, di solito piacevoli.

Sono eventi che in qualche modo hanno segnato l’esistenza di ciascuno, anche grazie alla loro ripetitività ed alla presenza di persone con le quali abbiamo stabilito dei legami.

È difficile che i ricordi abbiano come protagonista solo sé stessi.

Un’altra particolarità del ricordo è il fatto di non ricordare tutto. Ricordiamo solo quel che ci ha in qualche modo toccato, quindi è stata generata un’emozione.

Come afferma Cesare Pavese, “Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”. Non possiamo scegliere che cosa ricorderemo. È il ricordo che sceglie noi.

Anche il richiamo del ricordo è qualcosa che non è soggetto al controllo.

Giorgio Faletti lo riassume efficacemente in questo aforisma: “Andare a caccia di ricordi non è un bell’affare. Quelli belli non li puoi catturare e quelli brutti non li puoi uccidere”.
Insomma, il ricordo è piuttosto ribelle. Libero.

È utile riflettere sulla differenza tra il ricordo e la memoria, che hanno lo stesso significato ma sono anche molto diversi.

La memoria indica un’attività della mente collegata a una precisa esigenza, la facoltà di mantenere in vita i determinati contenuti, caratterizzata da norme precise come il funzionamento del cervello e la necessità di ordine.

Fa rivivere il passato in modo chiaro e cronologicamente consequenziale e in quel senso è utile sia a livello personale (soprattutto nell’età evolutiva), ma anche a livello di società per tramandare il passato attraverso le testimonianze, soprattutto per trarne l’insegnamento.

Senz’altro le si addice un ruolo pratico nella quotidianità, in quanto alla base dell’apprendimento di alcune abilità utili per la vita.

Nel sistema scolastico attuale è considerata quasi l’unico criterio di valutazione e l’unico valore da coltivare: ritenere e riprodurre i dati. Il richiamo efficace dei dati nella memoria, quindi la controllabilità del richiamo mnestico, è desiderabile per la società odierna.

La mnemotecnica, la scienza inventata nell’età contemporanea, atta a preservare e potenziare nell’essere umano i livelli alti di questa facoltà testimonia l’importanza data all’efficienza ed alla controllabilità dei dati mnestici.

La memoria, non a caso, è il vocabolo associato negli ultimi decenni alla funzione specifica del computer, del telefono, ed è associata sempre di più al linguaggio tecnologico.

È chiara l’associazione della memoria alla mente.

Il ricordo etimologicamente proviene dalle parole latine “re”, con il significato di ritorno (“di novo, addietro”) e “cor, cordis” che significa il cuore. È traducibile come “riportare a cuore”.

Nel ricordo si presentano le cose vissute o apprese senza sforzo e ricerca, e di solito in modo dettagliato e particolareggiato. Il ricordo ha una dimensione interiore collegata alla sensibilità della persona ed alle associazioni.

Di certo il fatto di ricordare qualcosa significa la nostra piena presenza nel momento, significa aver vissuto pienamente qualcosa, che siano momenti piacevoli o drammatici.

Non è possibile avere un ricordo di qualcosa in cui abbiamo partecipato distrattamente.

Ci sono dei ricordi che custodiamo nel cuore come qualcosa di più prezioso che ci sia e che magari richiamiamo nei momenti particolari in cui abbiamo bisogno di un nutrimento affettivo o per farci coraggio (utile nel processo di empowerment, di cui ne abbiamo parlato nell’articolo dedicato), dei ricordi che cerchiamo di rimuovere dal nostro cuore perché sono intrisi di emozioni difficilmente accettabili e altri che ci riportano ad un passato che non c’è più anche se vorremmo che potesse tornare, spronandoci con la nostalgia magari ad un apprezzamento, alla gratitudine o alla formulazione chiara di un desiderio riguardante la progettualità del futuro. Il ricordo non è mai banale, è sempre intriso di significato. Ci rende umani.

È chiara l’associazione del ricordo al cuore.

La memoria è logica, consequenziale. Il ricordo è analogico, spesso metaforico o legato ai simboli.

La memoria è priva di emozioni, il ricordo è intriso di emozioni.

La memoria è caratterizzata dalla comunicazione con il mondo esterno, i ricordi dalla comunicazione con la nostra interiorità.

La memoria rielenca i fatti, il ricordo li fa rivivere.

Anche i verbi “dimenticare” e “scordare” hanno le sfumature di significato diverse.

Dimenticare vuol dire “non mantenere nella mente” (che sia per distrazione, per volontà di cancellazione o per incuria, non fa molta differenza), come dire “liberare la memoria” da ciò che non ci è più utile o non è di nostro interesse. L’azione è volontaria e razionale o una sorta di “difetto” nel funzionamento della mente. Non sempre è relazionale.

Scordare è traducibile come “far uscire dal cuore”, equivale a “sciogliere i legami, allontanarsi”, e difficilmente può essere frutto di una volontaria cancellazione. È l’effetto di una causa puramente sentimentale ed è relazionale.

Nel caso dei ricordi che vorremmo rimuovere, che riaprono le ferite ancora doloranti, scordarsi è l’indizio di una guarigione che sta avvenendo o è già avvenuta. Nel caso di una relazione non ancora stabilita può essere l’indizio dell’impossibilità di stabilirla perché manca il coinvolgimento.

Scordarsi qualcosa implica la perdita di significato, quel significato che abbiamo attribuito nel momento in cui il ricordo si è formato.

In ogni caso, non sono i dati mnestici ma i ricordi a dare il significato ed il senso alla nostra vita. La sensazione della vita degna di essere vissuta non proviene dai dati immagazzinati, ma dalle connessioni vissute.

Le festività sono un’occasione di fermarci e di vivere pienamente il momento, in quanto sono assenti le distrazioni che ci assalgono quotidianamente e che ci fanno vivere in modalità “pilota automatico”.

Non possiamo generare volontariamente i ricordi, ma possiamo contribuire alla formazione di ricordi piacevoli eliminando le distrazioni ulteriormente (per esempio, spegnendo la TV e lasciando il cellulare in un’altra camera) e standoci davvero in relazione con chi ci è accanto.

E tu? Quanto contano per te i momenti da ricordare? Dimmelo nei commenti, dopo aver ascoltato questa canzone di Negramaro che rende l’idea del tema di cui abbiamo parlato:
https://www.youtube.com/results?search_query=negramaro+la+prima+volta

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