Quando si sta sulla via della crescita personale si avverte chiaramente la sensazione del miglioramento nei vari ambiti esistenziali, con il contestuale aumento del benessere e della felicità nel condurre la propria vita.

Una delle conseguenze quasi automatiche è voler aiutare gli altri di raggiungere lo stesso, che si traduce in un atteggiamento quasi di voler “salvare” gli altri.

Alcune persone hanno questo tipo di atteggiamento già insito in sé, spesso per la propria indole empatica o per la propria storia personale di vita, anche quando loro stessi avrebbero bisogno di “essere salvati”, quindi di occuparsi di risolvere le proprie problematiche (che, sappiamo bene, richiede una buona dose di energie).

Parliamoci chiaro, aiutare gli altri è gratificante. La solidarietà umana fa parte di un sano sistema di valori, indispensabile alla vita sociale, tanto più nella società dominata dall’egoismo, competitività ed un esagerato individualismo.

Ma come in tutto, il pericolo è quello di andare nell’estremo opposto, invece di “camminare sulla via di mezzo”, cosiddetta via d’oro.

L’espressione latina “Aurea mediocritas”, ovvero “Aurea via di mezzo” è stata coniata già nell’epoca precristiana da Orazio, uno dei maggiori poeti dell’età antica, l’epicureo e l’autore di canoni dell’arte di vivere per molti ancora validi.

E se lo sono rimasti per tutto questo tempo, un motivo ci sarà. Effettivamente, saper trovare la misura in tutte le cose che facciamo senza scadere negli eccessi, è la condotta migliore anche se la più difficile.

In riferimento al tema dell’aiuto al prossimo, ne sanno qualcosa i genitori che tutti i giorni si trovano a fare i conti da una parte con i figli bisognosi di aiuto e dall’altra con il bisogno di rendere gli stessi autonomi.

Ne sanno qualcosa coloro che si occupano di volontariato a contatto con le fasce deboli o coloro che sono chiamati a decidere sulle misure delle politiche sociali.

E poi, a ciascuno di noi è capitato in qualche periodo di avere qualche amico/amica particolarmente bisognosi di sostegno o di esserlo noi: telefonate interminabili per raccontare i guai, favori continui, incoraggiamenti ed esortazioni o problemi pratici da risolvere.

Sappiamo quanto sia facile sentirsi sopraffatti da richieste, pur con le nostre migliori intenzioni, e di fare le cose per gli altri a discapito delle cose da fare per noi stessi o del tempo per rilassarci e curare i nostri interessi. Ecco, quello è un campanello d’allarme, a meno che non si tratti di figli piccoli o periodi di malattia dei familiari che necessariamente richiedono un impegno maggiore per un tempo limitato.

Quali criteri usare per valutare quando e quanto aiutare gli altri? Eccone alcuni:

– Presenza/assenza di miglioramento.

Questo è un indice importantissimo, da monitorare sia se siamo noi coloro che aiutano o coloro che usufruiscano di aiuto. Trovarsi in un momento di fragilità è normale, ma è altrettanto normale il passaggio di questa condizione. Facilmente può accadere di adagiarsi e smettere di usare le proprie forze, e anche se può sembrare comodo, questo è un danno perché indebolisce l’individuo e lo priva dell’autonomia. A lungo andare lede seriamente l’autostima, con le conseguenze negative su tutti i settori della vita. Se non c’è nessun miglioramento, è ora di smettere di aiutare o di farsi aiutare. Magari gradualmente, ma bisogna “usare i muscoli” e faticare, altrimenti si atrofizzano. Se aiutiamo troppo una persona, in realtà non le stiamo facendo nessun favore ma la stiamo privando delle proprie forze.

– Temporaneità dell’aiuto.

Dare e ricevere il supporto continuo può avere senso solo se limitato per un periodo, altrimenti è dipendenza. Si può essere dipendenti nel ricevere aiuto, ma anche nel dare aiuto: in entrambi i casi si tratta di una dinamica negativa per la qualità della vita. Anche quando aiutare gli altri l’abbiamo scelto per professione, è limitato all’orario di lavoro; e all’interno di ogni professione d’aiuto il percorso è progettato per un tempo limitato, che prevede l’inizio e la fine del percorso. La finalità di un intervento di aiuto è rendere la persona autonoma di proseguire con le proprie forze.

– Aiutare gli altri non vuol dire sostituirsi a loro.

Non dobbiamo risolvere i problemi al posto di nessuno, sia che si tratti dei figli, partner o amici. I problemi ci sono stati dati dalla vita affinché utilizzassimo le nostre risorse nel tentativo di affrontarli e risolverli, se questo viene a mancare i nostri potenziali non vengono utilizzati. Esattamente lo stesso principio dei compiti a scuola: se un compagno li facesse al posto nostro, pur con le migliori intenzioni, ci creerebbe problemi successivamente per delle lacune nelle competenze. Il vero aiuto consiste nell’incoraggiare lo sforzo o insegnare come fare, ma non nel fare al posto di qualcuno, altrimenti lo stiamo privando dell’opportunità di crescere e di migliorarsi.

– Distinguere una situazione di emergenza da una situazione abituale.

Aiutare in una situazione di emergenza fa parte di solidarietà e umanità (e in quell’ottica anche suggerire a un compagno durante un’interrogazione va bene), ma se per esempio la stessa persona si trova perennemente e senza miglioramento alcuno nell’emergenza, questo fa parte di una condizione abituale. In entrambi i casi, dopo l’aiuto iniziale è necessario che la persona impari a cavarsela da sola ed a cambiare gli schemi mentali che la portano a ripetere le stesse situazioni, e se si rifiuta di farlo non è più un problema che vi compete.

A quel punto è una scelta di vivere “la vita piena di guai”, e non abbiamo neanche diritto di impedirglielo.

– Rendersi conto se aiutare gli altri derivi dall’incapacità di dire no.

Questo è particolarmente valido nei confronti delle persone che ci sono vicine (familiari o amici intimi) e può essere la spia dell’autostima bassa. Quando aiutare gli altri interferisce con la nostra autorealizzazione (per esempio, un figlio che non si forma la propria famiglia per non lasciare un genitore solo perché fragile per qualsiasi motivo), con la nostra tranquillità (per esempio, un genitore che si trasforma nel valletto dei propri figli, nonostante siano in età di poter affrontare gli sforzi e le scomodità per seguire i propri interessi) o con il nostro tempo libero (per esempio un’amica invadente che ci chiama in tutte le ore con il bisogno urgente di piangere sulla nostra spalla, mentre la nostra relazione con il fidanzato ha bisogno di presenza per evolvere), è da farsi due domande su cosa sta succedendo con noi.

– A volte aiutare gli altri è il modo di occuparci della vita altrui per non occuparci della nostra.

Questo perché ci sarebbe davvero tanto da fare (o così ci sembra), che preferiamo rimandare o chiudere gli occhi per tutto quel che non va nella nostra di vita. Ovviamente, questo atteggiamento è deleterio, sia perché la prima persona la quale abbiamo il dovere di aiutare siamo noi stessi (ed è una grande ingiustizia, se vogliamo, sottrarsi a questo dovere), sia perché possiamo facilmente proiettare sugli altri le nostre problematiche (e forzarli a prendere da noi quel che noi crediamo loro abbiano bisogno, ma non è affatto così) e addirittura danneggiarli con un aiuto sbagliato (un po’ come quando si somministra la medicina sbagliata in seguito alla diagnosi errata).

– Le persone possono facilmente cominciare ad approfittare di noi.

Quando il dare è esagerato, quasi induciamo gli altri a prendere troppo e a non dare nulla. Molti si ritrovano poi a dire: “Ho aiutato sempre tutti e quando io ne avevo bisogno nessuno mi ha aiutato.” oppure “Mi hanno sfruttato.” ma bisogna riflettere quanto abbiamo contribuito a ciò.

– Aiutare gli altri in modo esagerato a volte è la conseguenza di un’educazione che elogia l’altruismo e denigra l’egoismo.

A parte che del sano egoismo già ne abbiamo parlato in qualche altro articolo, dobbiamo precisare che anche l’altruismo può essere una forma di egoismo. Spesso, a causa di una richiesta dei genitori di sopprimere i propri bisogni a favore dei bisogni del fratellino/sorellina, abbiamo imparato ad applicare questo atteggiamento ciecamente per tutta la vita e in tutte le situazioni in cui percepiamo qualcuno come fragile, senza tenere conto della reale situazione e della nostra di fragilità.

E tu, sei tra quelli che sa aiutare gli altri con criterio o ti trovi spesso a sacrificarti? Oppure sei tra quelli continuamente in ricerca di qualcuno a cui chiedere aiuto? Dimmelo nei commenti!

Fino a che punto aiutare gli altri
5 (100%) 5 vote[s]
CHIUDI
CLOSE
Share This