“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” è il proverbio che si riferisce spesso ai concetti di cui si parla e teorizza molto, ma che si fatica a vedere tradotti nelle azioni concrete, quotidianamente.

Realizzare è molto diverso dal semplice parlarne. La dignità è uno di questi concetti.

Se qualcuno ci chiedesse, così su due piedi, di definire cosa è dignità probabilmente non sapremo rispondere.

Eppure, è il concetto fondamentale presente nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Costituzione, che nell’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La parola proviene dal latino “dignus”, che a sua volta è un ricalco del greco “axios”, con il significato sia di “degno, meritevole” che di “assioma”. L’assioma è una verità evidente ed implicita, che prescinde da dimostrazioni, e questo ci ricorda il valore della dignità.

Quindi il termine dignità si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana.

Cosa vuol dire il valore intrinseco? Il valore in sé: ogni essere umano ha valore semplicemente perché esiste.

Un valore che scaturisce dall’essere umani, indipendentemente da nessun’altra qualità, da alcuna scelta o azione. Nell’articolo “A tu per tu con l’Etica” abbiamo accennato a queste tematiche.

La dignità è l’intima nobiltà di ogni essere, compreso l’essere umano. La si sente affermata o disconfermata intimamente, a prescindere da ciò che può apparire esternamente.

Si può parlare del rispetto di sé, della considerazione in cui l’essere umano tiene se stesso e di conseguenza si tutela nei confronti della mancanza di rispetto da parte degli altri.

Le persone dignitose sono carismatiche, a prescindere dalla loro condizione di vita.

Quando viene a mancare la dignità, l’autostima cala vertiginosamente, e non ci sono tecniche che tengano per rialzarla in maniera autentica, ma solo in apparenza.

Il significato della dignità ha bisogno di essere esercitato, messo in pratica, altrimenti si perde di fatto. E se si perde, essendo un valore fondamentale, si compromette tutta la struttura esistenziale.

Affermare la propria dignità, quindi, è fondamentale. Se non lo facciamo noi, difficilmente lo farà qualcun altro.

Quali sono i comportamenti che ci aiutano ad affermare la dignità? Eccone alcuni:

Saper dire di no: la capacità di dire di no è fondamentale per affermare ciò che siamo, tracciare i confini e difendere le nostre scelte. In un certo senso, per l’autoaffermazione il no è molto più importante del sì.

Sembra semplice, e lo è, ma non è per niente facile nella nostra società: se nel corso di autostima la tematica del saper dire e ricevere un no è un argomento su cui lavorare, un motivo ci sarà. Il motivo per cui una cosa così semplice non è facile da mettere in pratica sta nel condizionamento che subiamo già nel processo della crescita e che ci accompagna per tutto il tempo della vita.

Alcune persone hanno più problemi delle altre a dire un no, e non resta altro che allenare questa capacità preziosa. Cosa possiamo fare per allenarla? Farlo quotidianamente. Semplicemente dicendo no quando è no e sì quando è sì, ovvero quando lo pensiamo.

Scegliere: anche questo è semplice, ma non sempre facile. Molte volte noi pensiamo di sfuggire alla scelta, lasciando qualcun altro scegliere per noi.

Ma in realtà, anche in quel caso noi scegliamo: scegliamo di non scegliere. Il motivo per cui vogliamo sottrarci alla scelta è il rifiuto di prendersi la responsabilità di essa, perché sappiamo che ogni scelta comporta le conseguenze.

Bene ricordarsi, però, che anche quando evitiamo di scegliere (ma sarebbe più corretto dire che evitiamo di comunicare la nostra scelta, in quanto intimamente la facciamo sempre), siamo sempre noi responsabili di ciò. Per cui, pensare di sfuggire alla responsabilità di scegliere è una mera illusione.

Fare pace con il concetto del potere: negli articoli “Luci e ombre del potere” e “Empowerment, ne hai bisogno?” abbiamo parlato di questa tematica.

In sostanza, se noi ci rifiutiamo di esercitare il nostro potere (su noi stessi e la propria vita), lo farà qualcun altro su di noi, inducendoci a subire il suo. È una scelta anche questa, ma ci siamo mai chiesti quanto ci costa questo tipo di scelta?

Estirpare il vittimismo: se non difendiamo la nostra dignità, inevitabilmente finiamo soggiogati dalla volontà altrui, non importa se impercettibilmente o di colpo.

La perdita della dignità a che fare con il ruolo della vittima. A nessuno piace ammettere di essersi messo nel ruolo della vittima, ma se non lo ammettiamo non possiamo neanche uscirne fuori.

Forse vale la pena fare una chiacchierata sincera con se stessi? Forse iniziando ad osservare quelli che percepiamo privi di dignità o palesemente vittime in una circostanza?

E poi facendo confronto osservando le persone che percepiamo dignitose? Che cosa è che li rende tali?

Riflettendoci a volte riusciamo a vedere meglio le dinamiche sottostanti.

E tu, in che modo difendi la tua dignità? Dimmelo nei commenti!

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