donna che tiene in mano 2 volti con stati d'animo diversiLe festività, con le giornate fuori dal tram tram quotidiano, sconvolgendo le solite abitudinarietà quotidiane o imbattendoci nell’abitudinarietà di trascorrerle sempre allo stesso modo, ci costringono a fare i conti con il nostro contenuto interiore, di solito ignorato.

Insomma, ci sottopongono a una sorta di stress. Senza contare lo stress al quale si sottopone il nostro apparato digerente con l’eccesso del cibo.

E “la digestione” c’entra anche simbolicamente, nel confronto con le situazioni che si ripropongono in occasione delle riunioni di famiglia, più o meno stretta o allargata…il linguaggio comune è pieno di espressioni come “Non ho mai mandato giù quella cosa”, “Mi sta sullo stomaco”, “Non lo digerisco”, “Mi viene da vomitare pensando a…”, “Mi avvelena il sangue il ricordo di…” e così via.

Come possiamo usare queste occasioni per disintossicarci dalle emozioni negative e con questo favorire la crescita personale?

Innanzitutto, cerchiamo di osservare: se stessi, le situazioni, il comportamento degli altri. Osservare se stessi è il miglior modo di rendersi conto su cosa lavorarci.

Cosa ci dà fastidio nelle persone dalle quali siamo circondati?

Siamo in compagnia anche se in realtà vorremmo la solitudine o forse vorremmo essere circondati dalle persone ma non lo siamo?

Cosa sentiamo a proposito del modo in cui stiamo festeggiando?

Che rapporto abbiamo verso le persone con le quali siamo circondati?

Rivedere le situazioni, e noi stessi all’interno di quelle situazioni, ci dà il modo di rilevare cosa non va.

Nei rapporti di parentela più o meno stretta possono evidenziarsi alcune dinamiche, che a volte sono croniche, e sarebbe ora di fare qualcosa per cambiare.

A volte possiamo cambiare la situazione, ma più spesso la soluzione sta nel cambiare il nostro modo di guardare la situazione, visto che sono i nostri pensieri e il modo in cui interpretiamo l’accaduto la chiave del vissuto.

Ecco alcune dinamiche frequenti:
– Rancori sepolti – originano di solito da uno o più sacrifici o rinunce personali (reali o percepite tali) non riconosciute, che emergono come una ferita dolorosa. Può succedere in tutti i rapporti: tra i partner, tra genitori e figli, tra fratelli, a volte tra amici o anche nei rapporti di lavoro.

Il malessere può essere mai espresso oppure espresso continuamente, a volte come un credito da riscuotere senza mai una reale soddisfazione.

Quando è possibile il confronto, l’ideale sarebbe discutere, partendo da come tutto è cominciato ed esprimere cosa ci ha feriti (magari reciprocamente; a volte capita di renderci conto di non essere solo noi coloro che si sentano lesi) e riconoscere all’altro il valore della rinuncia.

Questo esige una buona dose di empatia, di coraggio e di umiltà. Spesso questo non è possibile, per l’incapacità di una o entrambe le parti di ammettere i fatti o per il carico emotivo troppo forte che necessiterebbe di una mediazione per poter essere espresso senza causare danni.

Allora non resta la soluzione di perdono unilaterale: una buona tecnica è mettere per iscritto cosa sentiamo in relazione a quella persona o situazione e poi bruciare il foglio su cui l’abbiamo scritto, dichiarando: “Perdono e lascio andare.”.

È bene essere consapevoli che il perdono è un processo ed è difficile che si compia in un istante, specialmente se la ferita è molto vecchia e molto profonda.

Bisogna essere consapevoli che necessiterà di essere ripetuto nel tempo, sciogliendo un po’ alla volta il rancore accumulato. Il perdono è un atto di volontà, ed è volto al nostro benessere, non al benessere della persona da perdonare.

Perdonare noi stessi è di solito molto più arduo, e in quel caso il benessere della persona da perdonare e quella che perdona coincidono. Non è facile. Ma ne vale la pena.

Il perdono è la pratica di disintossicazione più potente in assoluto.

L’invidia – origina dai pensieri di vantaggio reale o percepito di cui qualcuno gode, secondo noi ingiustamente. Ovviamente, siamo inclini ad omettere di vedere il lavoro duro, l’impegno, la pazienza, la fiducia o l’atteggiamento positivo coltivato da cui ha scaturito questo vantaggio che vorremmo anche noi.

Ecco, su quel che omettiamo di vedere bisogna cercare di svilupparlo in noi: in fondo, il messaggio costruttivo dell sentimento d’invidia è questo.

– Competitività – origina dal desiderio di essere perfetti e di suscitare l’ammirazione. Può essere legato alla sfera degli affetti, della carriera, del potere economico, del prestigio, dell’aspetto fisico, della sfera sociale… Se non espressa produce la sofferenza, ma se riconosciuta e consapevolizzata può essere un ottimo stimolante per concentrare le proprie energie a capire cosa vogliamo, a individuare l’ambiente dove poterlo realizzare e al raggiungimento degli obiettivi precisi. Un po’ come nel caso dell’invidia.

– Malintesi – originano dall’interpretazione diversa dello stesso accaduto e riguardano anche il problema di comunicazione, specialmente quando si vuole a tutti i costi evitare di entrare in conflitto. Bisogna tenere in mente che il conflitto non è sempre negativo, e può portare ad un equilibrio autentico quando portato alla soluzione; l’equlibrio apparente generato dall’evitare il conflitto non è mai autentico.

Aspettative deluse – originano spesso dall’idealizzazione o dalle pretese. Bisogna fare chiarezza soprattutto con se stessi, e ci vuole una grande dose di onestà per farlo.

Compiacere gli altri – origina dal desiderio di sentirsi accettati e apprezzati, ma anche dal voler soddisfare le aspettative degli altri o le aspettative su se stessi. A volte lo stesso rito di festeggiamento è un frutto delle aspettative e del voler compiacere gli altri.

– Omissioni e l’incapacità di mostrare i propri sentimenti – siamo abituati a considerarlo in relazione alle emozioni e sentimenti spiacevoli (come quelli elencati, ma anche paure e bisogni vari), ma vale anche in relazione alle emozioni e sentimenti piacevoli, molto più di quanto si pensi. Sembra incredibile, ma molte persone non sanno e non riescono ad esprimere l’amore, l’apprezzamento, la riconoscenza, la gratitudine, l’affetto, la tenerezza…bisogna lavorare sull’educarci ad esprimerli, a volte anche a permetterci di sentirli.

E tu, di cosa avresti bisogno di disintossicarti? Che spunti di riflessione ti hanno dato i festeggiamenti? Dimmelo nei commenti!

Disintossicarsi dalla negatività
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