“Questo potrebbe essere un disturbo psicosomatico” – è un’affermazione che si sente spesso dire in presenza di qualche problema di salute che non risponde in modo aspettato alle cure mediche o a cui non si riesce a dare una spiegazione diagnostica, ovvero dal punto di vista di analisi o di accertamenti sofisticati è “tutto a posto”, ma il disturbo persevera. Il mal di testa è uno degli esempi più frequenti, ma ce ne sono molti.

In quei casi rimane da indagare l’unica strada ancora non percorsa: la causa, l’origine di quel disturbo non è fisica, ma psicologica. Nella cultura occidentale, dove si è perpetrata per lungo tempo una netta separazione tra la psiche e il corpo (ovvero, il soma), ancora è difficile da scardinare questa concezione di incomunicabilità e del non nesso tra i due fondamentali aspetti dell’essere umano.

L’approccio unitario ha invece sempre contraddistinto la medicina delle culture orientali.

Negli ultimi decenni si sta lentamente facendo la strada della consapevolezza di una stretta correlazione tra la psiche e il corpo, grazie anche ai progressi nell’ambito di neuroscienze che aiutano a rendere più visibili le corrispondenze in alcuni ambiti del funzionamento dell’essere umano.

Oggi l’approccio all’essere umano sta diventando sempre più olistico e quindi considera l’essere umano come un’unità cui parti visibili (corpo) e invisibili (psiche) sono strettamente interconnessi.

Così, quando la nostra psiche non riesce ad esprimere una sofferenza ed uscire fuori da una situazione insostenibile, la comunica attraverso il corpo: la colloca in un determinato sintomo o in una determinata parte del corpo.

Per un osservatore esterno questo diventa un enigma, ma lo è sempre anche per la persona stessa. Per svelarlo bisogna imparare a decifrare il linguaggio dei sintomi del corpo, ma anche viceversa: imparare a decifrare le modalità in cui si esprime la parte meno cosciente della psiche quando la parte razionale le impedisce la libera espressione.

In ogni caso, da qualunque parte si inizia il lavoro sul miglioramento della propria vita, esso si riflette anche sugli altri ambiti.

Questo è il motivo per cui, per esempio, un corso di autostima può innescare il processo di miglioramento anche di qualche aspetto fisico, sia a livello di salute che a livello estetico.

E viceversa, una modalità di lavoro su sé stessi attraverso l’approccio corporeo – come può essere quello di farsi fare dei massaggi, ma anche quello di partecipare ai gruppi di danza espressiva – inevitabilmente si ripercuote nei miglioramenti di alcuni aspetti psichici.

La somatizzazione di un disagio è la modalità espressiva della sofferenza interiore che non riesce ad esprimersi direttamente per vari motivi, ad esempio perché lo si proibisce a sé stessi per determinate ragioni o perché è proibito dall’ambiente esterno o anche per la totale inconsapevolezza di alcuni aspetti di sé.

Alcuni atteggiamenti sembrano favorire più degli altri la somatizzazione dei disturbi:

-Tipologie di personalità con uno stille di esagerazione e amplificazione percettiva – partendo dal presupposto che ciascun essere umano vede tutto quel che lo circonda, compreso sé stesso, in una maniera esclusivamente individuale;

-Inclinazione all’ansia, specialmente se lungo l’arco della vita la si asseconda invece di cercare di arginarla attraverso il self-help o anche facendosi aiutare da un professionista di aiuto, ma anche da un amico, se privo di questa inclinazione;

Bassa autostima;

-Tendenza al pessimismo – a rimuginare i pensieri negativi e a interpretare gli eventi e i comportamenti altrui in una chiave vittimistica o accusatoria;

-Tendenze depressive;

-Difficoltà comunicative – che possono andare dalla semplice timidezza alla mancanza di uso corretto delle parole per esprimere i propri stati d’animo, passando per l’incapacità di individuare i propri stati d’animo o i propri desideri autentici;

-Tendenza a cercare continuamente l’assistenza e l’attenzione degli altri come stile relazionale;

-Tendenza a trarre dei cosiddetti vantaggi secondari dalla malattia, dallo status di malato o comunque problematico di salute – che possono andare da quelli molto pratici (evitare gli impegni, le fatiche, avere una ricompensa, essere continuamente serviti e assistiti, ecc.) a quelli “nascosti” (esercitare indirettamente il dominio sugli altri, ottenere la presenza di qualcuno che altrimenti non sarebbe presente, ecc.);

Credenze limitanti come fondamento del proprio modo di ragionare;

-Difficoltà di accettare i cambiamenti dei quali la vita né è costellata;

-Difficoltà di gestire lo stress.

Insomma, il corpo parla quando la psiche non riesce. Una volta escluse le cause organiche di alcuni disturbi di salute specie se persistenti, è sempre bene iniziare ad interrogarsi come sta la nostra psiche e dedicarsi alla sua esplorazione.

Si potrebbero scoprire le cose inaspettate e soprattutto molto utili per migliorare la qualità di vita. Un autentico benessere sta a cuore a tutti noi. Una linea di comunicazione più possibilmente diretta tra la psiche e il corpo è uno dei modi migliori del processo di empowerment.

E tu? Hai qualche disturbo psicosomatico? Dimmelo nei commenti!

CHIUDI
CHIUDI
Share This