Quando faccio alle persone la domanda: “Tu che cosa desideri nella vita?” la maggior parte di loro tra le risposte menziona la parola “serenità”.

Forse è la parola che più di tutte associamo al benessere.

Ed è interessante notare che di solito viene menzionata più spesso della parola “felicità”, anche se sono molto affini e forse vengono di fatto intesi come intercambiabili.

Ciascuno dà a questa parola un’accezione diversa e spesso molto personale, ma pare che sia anche un desiderio altruistico considerando la frase di Epicuro: “La persona serena procura serenità a sé e agli altri”.

Tutti possiamo testimoniare la profonda veridicità di questa affermazione riflettendo sulle esperienze quotidiane.

Epicuro, che già nel lontano IV secolo a.c. con la sua filosofia ha posto le basi teoriche della scienza sperimentale (attenzione a dire che qualcosa è “solo filosofia” perché 23 secoli dopo ci stiamo arrivando con la scienza), si occupava della felicità che considerava la salute dell’anima in quanto coincide con l’assenza di paure e timori che condizionano l’esistenza in modo negativo.

Quanta attualità! Nulla da aggiungere.

Ma vediamo il significato della parola serenità. Deriva dal latino serenǐtas, che all’inizio significavo “secco”, e successivamente “limpido” e “tranquillo”, riferendosi alle condizioni atmosferiche. Infatti, anche oggi la parola “sereno” ci fa formare subito nella mente l’immagine del cielo terso, chiaro e limpido.

Dal cielo luminoso e imperturbato, senza nuvole, alla tranquillità e l’assenza di nubi nella mente, il passo della metafora è breve.

Interessante il collegamento con l’aggettivo della serenità, serafico, che significa “essere pervaso da una profonda serenità e beatitudine”.

Trae origine dal latino seraphim, il nome dell’ordine angelico più in alto nella gerarchia angelica. Va da sé associarlo alla tranquillità, pace e armonia. Ma se approfondiamo ulteriormente, vediamo che la parola attraverso il greco giunge dall’ebraico śĕrāfīm con il significato di “ardere, bruciare” o “gli ardenti”.

Ma qui si tratta dell’ardere di un fuoco sacro, di mantenere viva la fiamma della vita. Da notare la curiosa similitudine con il “secco” della serenità. In ogni caso, troviamo l’assenza di nuvole sia fisiche che metaforiche, quindi né turbolenze né turbamenti.

Forse non possiamo raggiungere del tutto lo stato di beatitudine degli angeli di alto rango tale da non poter essere intaccato, ma di certo ci possiamo ispirare e tendere verso.

Possiamo imparare a placare agitazione, nervosismo, inquietudine, irrequietezza e trasformarli in calma, tranquillità, distensione, quiete.

Possiamo dissipare le nostre nuvole interiori, la nebbia, l’oscurità e trasmutarli in chiarezza, limpidezza e illuminare le parti buie di noi. Invece di perpetrare ingiustizia, parzialità e soggettività possiamo agire con giustizia, equilibrio ed equità.

Possiamo raggiungere sempre maggiore chiarezza, limpidezza e trasparenza. Se lo desideriamo, è perché abbiamo in noi il seme e la potenzialità di farlo sviluppare in una pianta rigogliosa.

Questo è in fondo quello a cui aspiriamo quando desideriamo serenità, anche se non ne siamo sempre consapevoli.

Dobbiamo ammettere che richiede un grande lavoro su se stessi, tanto ardore.

La serenità, dunque, non è l’acqua stagnante ed un noioso impantanarsi nell’immobilità, ma bruciare di vita nel profondo.

Quindi, quando la prossima volta senti dire che qualcuno intende la serenità come un passivo starsene buono nel suo piccolo orticello (ovvero zona di comfort), mettilo in dubbio e sfidalo a ragionare. Il sorriso serafico e la gioia di vivere non si trovano mai nella zona di comfort.

La beatitudine si trova nel bel mezzo del superamento delle circostanze difficili, nell’accettazione del dolore che proviamo, nel saper sorridere dopo le lacrime. Esattamente come il cielo sereno arriva dopo le tempeste o le nuvole grigie.

Serendipità è la parola che esprime bene questo concetto dinamico di serenità. Il termine serendipity è stato coniato dallo scrittore inglese del XVIII secolo, Horace Walpole, e significa “casuale e felice scoperta”: manifestazioni piacevoli capitate per caso. Si potrebbe tradurre come “non ti cercavo, ma che fortuna incontrarti!”.

La serendipità, come la serenità, non si può controllare, ma si può agevolare.

Ecco 5 suggerimenti come aumentare la serendipità:

1.rallentare, allenare la lentezza;

2.essere meno abitudinari e sperimentare di più, allenare l’apertura mentale;

3.accogliere la sorpresa e cercare di vedere come sorpresa anche i problemi quotidiani;

4.osservare attentamente, e per farlo bisogna essere presenti nel qui ed ora;

5.coltivare la fiducia

E tu, sei tra quelli che desiderano la serenità? Cosa fai per raggiungerla? Dimmelo nei commenti!