In tempi di incertezza, come quelli che stiamo vivendo attualmente, la confusione cresce e la paura si fa sentire prepotentemente.

La confusione creata dall’ambiente in cui siamo immersi è davvero tanta (difficoltà oggettive, ribaltamento della quotidianità, informazioni contrastanti, avvenimenti aberranti, mistificazione, comunicazione manipolatoria, crescenti emozioni di paura, sensi di colpa, rabbia o depressione, tendenza a vedere il nemico nel prossimo…), e non è facile sottrarsi alla creazione di altrettanta confusione a livello individuale.

La confusione crea disorientamento.

Il disorientamento crea la crisi.

La crisi crea il cambiamento, volenti o nolenti, che lo decidiamo noi o qualcun altro.

Il cambiamento spaventa, ne abbiamo parlato nel post “Paura del cambiamento”, perché ci mette di fronte all’ignoto, anche se in realtà è la cosa più desiderata dalla maggioranza.

L’etimologia della parola crisi, derivante dal verbo greco “krino” con il significato di “separare, discernere, giudicare, valutare”, ci ricorda l’opportunità di scegliere.

Il fatto che la parola crisi nel linguaggio comune abbia assunto prevalentemente un’accezione negativa che sottintende il peggioramento di una situazione, ci dovrebbe far riflettere sul livello del pessimismo appreso (il pessimismo appreso è il termine coniato da Seligman, lo studioso della depressione e fondatore della psicologia positiva, ne parleremo in un articolo a parte).

Come mai la credenza così diffusa della probabilità che nel lancio della moneta l’esito sia sempre negativo?

Se la moneta ha due facce, come minimo la probabilità dell’esito è del 50% per ciascuna opzione.

Per quelli che “la matematica non è un’opinione”, perché tanta irrazionalità?

La crisi può trasformarsi nel miglioramento, nella rinascita, nel rifiorire o nel tagliare decisamente con quel che non è più un bene per noi, che temporaneamente può generare il dolore, in questo caso un dolore di guarigione.

Ma per questo è necessaria la riflessione. La presa di coscienza. La chiarezza interiore. Il silenzio.

Le parole di Einstein “Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia…è nella crisi che emerge il meglio di ognuno” vi ricordano le considerazioni sulla zona di comfort che abbiamo già affrontato?

Le parole ulteriori di Einstein sulla crisi introducono la componente chiave della riflessione scaturita dalla crisi: “La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura…chi supera la crisi supera sé stesso”.

La metafora della notte oscura rende l’idea del momento attuale che stiamo vivendo a livello globale e individuale.

A proposito della creatività, le considerazioni già discusse nel post “La creatività serve nella vita di tutti i giorni?” potrebbero essere un indizio per uscire dall’angoscia in cui ci sentiamo piò o meno tutti gettati all’improvviso e che si sta protraendo.

E se ribaltassimo il punto di vista?

Se considerassimo tutto questo periodo di fermo come una specie di vacanza (decisa da qualcun altro, come le ferie collettive, per intenderci)?

Se trasformassimo il dolore inflittoci dalle circostanze nel coraggio di cambiare noi stessi dentro, invece che nella sofferenza passiva di sentirci vittime?

Nel post “Vacanza…tempo di cambiare” abbiamo parlato della potenzialità di quel periodo, e soffermandoci sul significato della parola vacanza (essere libero, essere vuoto), possiamo ricondurre al concetto della necessità di riflettere per cambiare nella direzione che desideriamo noi, non decisa o imposta da qualcun altro.

L’interruzione dal solito modo di vivere le giornate ci lascia la possibilità di oziare; evitiamo di riempirlo di programmi TV, ma sforziamoci di programmare noi la nostra mente e la vita futura.

E crediamoci che sia possibile, esattamente come crediamo nei programmi che seguiamo.

Facciamo silenzio, e ascoltiamo cosa ha da dirci. Discernere è impossibile senza silenzio, perché va oltre le parole e il ragionamento semplice che usa soltanto la logica.

Il cambiamento del mondo inizia dal cambiamento di ogni singola persona. Ogni persona non è il mondo in sé?

Ciascuno ha il potere di cambiare il mondo, cambiando il suo. I grandi cambiamenti storici sono avvenuti grazie ad ogni singola persona che ha partecipato in essi, alla scelta che ha fatto in quel momento.

La confusione cessa facendo chiarezza a livello individuale, tra sé e sé.

La profonda difficoltà è l’opportunità per una trasformazione profonda. È l’opportunità di ribaltare il punto di vista, di mettere in dubbio le cose date per scontate, di esaminare quel che è stato fino a quel momento, di vedere i fatti per come sono e non per come vengono raccontati o immaginati, di interrogarsi su “Cosa voglio io come individuo e come voglio vivere la mia vita d’ora in poi? Cosa posso fare io affinché le cose virino verso la direzione che desidero?”

Alcune domande semplici, apparentemente banali, possono essere dei preziosi segnali della direzione da scegliere:

Come mi sento? Cosa mi manca? Cosa è davvero il benessere per me? A cosa non voglio rinunciare e a cosa sì? Che vita voglio vivere? Come voglio che sia il mio mondo? Di quale tipo di persone mi voglio circondare? A cosa dico sì e perché? A cosa dico no e perché? Mi prendo piena responsabilità di ogni mia scelta o della rinuncia a scegliere, facendo così scegliere qualcun altro? Ancora meglio se per le domande ci facciamo ispirare da un bambino, abbastanza piccolo da non essere addestrato a pensare come i grandi.

Ricomincia da te. Sei tu il centro.

Fammi sapere nei commenti qual è il tuo modo di ricominciare da te.

CHIUDI
CHIUDI
Share This