Quando si parla di digiuno, spesso lo associamo a qualcosa di imposto e quindi in qualche misura sgradevole o difficile. In realtà, è un bisogno che spesso nasce spontaneo e ha le sue ragioni di esserci.

 

Molte persone digiunano spontaneamente, senza neanche farci caso e magari riflettere su questo.

Conosco personalmente alcuni che non fanno mai la colazione, altri che saltano la cena come pasto. Che cosa è, se non una forma di digiuno?

Il fatto che non sia stato “prescritto” da qualcuno o frutto di una decisione consapevole per certi motivi dichiarati non cambia la sostanza, ovvero che si tratta di una forma di digiuno.

Il significato della parola “digiuno” è “astenersi volontariamente dal cibo” , non necessariamente a livelli severi (può essere riferito anche ad un solo tipo di cibo e per un periodo di tempo molto limitato, solo qualche ora), ma lo possiamo estendere a tutti i tipi di nutrimento (del nutrimento in generale ne abbiamo già parlato in questo post: Come ti nutri?).

Il digiuno dal cibo, dal momento che i processi di digestione assorbono circa il 30 per cento della nostra energia corporea, permette al corpo di prendersi un momento di pausa, visto che normalmente più volte al giorno è indaffarato nell’assorbimento dei nutrienti. Un po’ come quando prendiamo le ferie dalla nostra abituale attività lavorativa. Quando non assumiamo il cibo, il corpo si può dedicare ad altre cose.

Ma siamo così abituati a considerare il nutrimento un bisogno fondamentale, che ci dimentichiamo dell’esistenza di altri bisogni. Ci dimentichiamo che, oltre a cucinare e a mangiare, bisogna lavare i piatti, pulire la cucina e buttare via la spazzatura prodotta.

Considerare l’approvvigionamento un bisogno fondamentale ha le ragioni evolutive e le radici ancestrali nel nostro cervello: il cibo non era sempre disponibile ed era fondamentale sfruttare i momenti quando lo era per immagazzinarlo nel corpo e garantire la sopravvivenza.

Ma in quei tempi il digiuno era naturalmente somministrato dai periodi di carenza. È da quel tipo di esperienza che inconsciamente abbiamo una specie di antipatia per il digiuno: ci ricorda la fame.

L’eccesso di digiuno certamente ha le conseguenze negative che temiamo, e ci dimentichiamo di considerare le conseguenze negative dell’eccesso di alimentazione. Di più non è sempre meglio, e l’aumento delle problematiche di salute direttamente o indirettamente legate all’alimentazione ce lo ricorda.

Viceversa, il nutrimento ha i suoi benefici, e così anche il digiuno. L’importante è evitare gli estremi, in tutto. In realtà, il corpo è programmato per alternare il nutrimento e il digiuno. Farlo per qualche ora al giorno, come alcune persone fanno spontaneamente, è perfettamente fisiologico.

Il digiuno ha molteplici benefici dimostrati, come quello di disintossicare il corpo, migliorare il metabolismo e l’assorbimento dei nutrienti, rivitalizzare l’organismo, combattere le infiammazioni, pulire l’intestino, purificare la pelle, rinforzare il sistema immunitario, prevenire alcune malattie e proteggere dai rischi di peggiorare altre, e addirittura sembra che aiuti la formazione di nuovi neuroni, e questo spiegherebbe l’effetto dell’aumento di concentrazione.

Siamo così abituati a pensare che se non mangiamo ci manchi la forza, che ci costringiamo a mangiare anche quando il nostro organismo spontaneamente rifiuta il cibo proprio perché trae la forza maggiore non dal cibo ma dal digiuno, come per esempio nei momenti di una malattia passeggera o nei momenti di una maggiore prestazione fisica, emotiva o intellettuale.

Molte persone mangiano molto di meno quando hanno un problema che faticano a risolvere o anche quando sono assorbiti da un’attività appassionante o impegnativa sotto qualsiasi punto di vista, per la quale necessitano una concentrazione maggiore. Il nostro organismo ha l’innata capacità di amministrare nel modo migliore le risorse energetiche di cui dispone.

Qui è importante sottolineare la spontaneità, per evitare di associare qualcosa che di spontaneo non ha nulla, come vari disturbi dell’alimentazione indotti dall’atteggiamento mentale disfunzionale.

Non è un caso che tutte le tradizioni spirituali contemplino periodicamente una qualche forma di digiuno, che non si riferisce soltanto all’astensione dall’eccesso di cibo ma anche dagli eccessi in generale.

Questo ha valenze simboliche ma anche pratiche: astenersi contribuisce a rafforzare la propria volontà, ovvero la capacità di autocontrollo, proprio perché va a contrastare il dominio dell’istinto primordiale di accumulare.

Infatti, nella società contemporanea siamo inclini all’accumulo di tutto: del cibo, dei beni materiali, delle informazioni, del divertimento, delle parole, dei contatti sociali, delle sostanze piacevoli, ma anche da quello che ci causa la scarica di adrenalina e non è piacevole per nulla, come nel caso di induzione delle emozioni forti negative.

Ciascuna di queste cose ha la sua utilità, è l’eccesso che non ci giova, è l’incapacità di scegliere a cui arriviamo che non ci giova.

Qualsiasi condotta virtuosa esige uno sforzo volontario perché va a contrastare una tendenza a farsi trascinare dalle dinamiche di cui non siamo neanche consapevoli, ma le subiamo lo stesso.

La crescita personale è uno sforzo di invertire la tendenza e di guidare la nostra esistenza nella direzione più soddisfacente per noi.

Digiunare è l’esercizio della capacità di astenersi dall’eccesso, recidere il legame con qualcosa, che sia il consumo del cibo in un modo abituale o il consumo di qualsiasi altra cosa.

Ci permette di prendere una pausa e determinare le nostre scelte, invece di farle automaticamente. Tempra lo spirito e rafforza la volontà di scegliere.

Creando temporaneamente uno spazio vuoto, ci aiuta a “voltare la pagina”. Interrompere l’abitudinarietà.

Digiunare non è altro che uscire temporaneamente dalla zona di comfort.

Nel periodo di distanziamento sociale indotto dall’emergenza sanitaria attuale, siamo tutti decisamente fuori dalla zona di comfort: abbiamo interrotto un ritmo abituale di tutte le nostre attività, frequentazioni, modo abituale di interagire, priorità.

Questo ci crea una frustrazione, ma è contemporaneamente il modo di rivedere le nostre abitudini, renderci conto di quelle disfunzionali ed occasione di crearne altre, utili a come siamo noi oggi.

Visto che stiamo digiunando forzatamente da alcune cose, possiamo sfruttare questo per “voltare pagina”: per decidere cosa eliminare, cosa ridimensionare, cosa introdurre.

Sperimentare che affetto ci fa rinunciare a certe cose, visto che non siamo assorbiti dal tram-tram quotidiano che spasso ci dissuade dall’intento di cambiare le abitudini.

Rivedere le situazioni da un punto di vista nuovo e riorganizzare le nostre risorse.

Ci sono molti modi metaforici di digiunare:
– sviluppare o allenare la capacità di dire no in generale o dire di no a determinate cose o modi di fare;
– astenersi dal seguire compulsivamente le notizie;
– rifiutarsi di partecipare alle discussioni sterili o distruttive, comunque quelle che non ci fanno sentire bene;
– disintossicarsi dall’uso eccessivo dei social network;
– smettere di comunicare con le persone con le quali non abbiamo piacere di interagire o cominciare a comunicare con le persone che “ci nutrono”;
– digiunare dalle parole: semplicemente parlare di meno, questo crea lo spazio per l’ascolto di sé stessi e degli altri;
– ridurre l’uso eccessivo di qualsiasi cosa a cui siamo assuefatti;
– smettere con l’essere indaffarati continuamente (“workaholic”);
– interrompere l’automatismo di qualsiasi tipo (per intend erci, in qualsiasi cosa rispondiamo “non lo so perché lo faccio” si tratta probabilmente dell’automatismo).

Astenersi dall’abitudinarietà ci permette di creare il vuoto, riflettere, diventare più consapevoli, riorganizzare le risorse, fare spazio per il nuovo.

Ricordiamoci sempre che i passi piccoli sono vincenti! Qualsiasi variazione piccola aumenta la probabilità di cambiamento molto più dei progetti ambiziosi che al primo insuccesso ci inducono a scoraggiarci.

Non c’è una ricetta valida per tutti, partiamo da quello che è lo stato attuale in cui ci troviamo: per esempio, se siamo “attaccati” a facebook tutto il giorno, rinunciare per un paio d’ore è un ottimo risultato.

Se sgranocchiamo qualcosa per tutto il giorno, digiunare per due ore all’inizio è un gran passo. Se tendo a rispondere con impazienza, rimanere in silenzio invece di rispondere anche per una sola volta al giorno è una piccola vittoria.

E tu, come te la cavi con il digiuno? A che cosa non riesci a rinunciare? Che cosa vorresti smettere di fare, e invece vorresti riuscirci? Dimmelo nei commenti!

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