La nostra è di fatto una società che promuove la competizione.

La competizione viene definita come “gara, lotta, contrasto fra persone o gruppi che cercano di superarsi, di conquistare un primato” (vocabolario Treccani).

Infatti, gli individui cercano continuamente di essere “meglio” di qualcun altro (o di altri, spesso in riferimento ad un gruppo preciso), di avere di più, di ottenere maggior vantaggio certe volte esplicitamente a danno di qualcuno, di screditare o sabotare per ottenere un prestigio, e così via.

In pratica, è come se si fosse in una perpetua guerra con gli altri, nella quale si vuole vincere a tutti i costi, e se non si vince ci si sente perdenti.

Tutto questo genera l’invidia, oppure è generato dall’invidia, difficile stabilire se sia più vecchio l’uovo o la gallina.

Sta di fatto che l’invidia viene annoverata tra i 7 peccati capitali e quindi è uno dei potenti motti emotivi capaci di trascinare i comportamenti in un vortice di compulsività non virtuosa, ma alla quale non ci si riesce a sottrarre. Inoltre, l’invidia è il peccato capitale meno confessato sia a se stessi che agli altri e per questo difficile da individuare con la conseguenza di essere fonte di difficoltà nei rapporti umani, compreso il rapporto con se stessi.

Se non si è in grado di consapevolizzare questo tratto da soli o con l’aiuto di qualche libro, può essere utile farsi affiancare da un coach, counselor, psicologo o altri tipi di professionisti di aiuto.

In realtà, la competizione con gli altri è nella maggior parte dei casi totalmente inutile, a meno che non parliamo della competizione sportiva o in altri contesti specifici dove ci si confronta tra coloro che hanno le caratteristiche e il grado di allenamento simili rispetto a una certa disciplina.

Nella quotidianità, invece di competere con gli altri è molto meglio competere con se stessi. Invidiare gli altri può essere fonte di un’immensa frustrazione e spesso fuorviante, in quanto si potrebbe desiderare qualcosa che è un bisogno indotto (per esempio dalla società, famiglia, pubblicità…) e non un nostro bisogno autentico o si potrebbe invidiare qualcuno per avere delle caratteristiche che noi non abbiamo per nostra natura e non le potremo avere né sviluppare, trascurando le nostre caratteristiche personali o non notandole affatto.

Siamo tutti unici e irripetibili. Perché rinunciare alla propria originalità volendosi conformare a qualcuno o a qualche standard?

Superare se stessi è la competizione sana e senza effetti collaterali negativi.

Tutte le persone che hanno ottenuto dei grandi risultati non hanno perso tempo ed energie nell’invidiare gli altri e competere con loro, ma a competere con se stessi: diventare continuamente la migliore versione di se stessi e non migliore di qualcuno.

6 punti per superare se stessi:

1.Individuare di cosa siamo invidiosi e utilizzarlo per ispirarci

Per esempio, se ci accorgiamo di essere invidiosi dell’aspetto fisico di qualcuno, possiamo ispirarci ai cambiamenti nel nostro aspetto fisico (Cosa? Il livello di cura? La tipologia di abbigliamento? Il corpo allenato? Il portamento? Il trucco? La gesticolazione? Il tipo di camminata? La spontaneità nei movimenti?).

Se ci suscita invidia la capacità comunicativa di qualcuno, possiamo ispirarci a migliorare la nostra, e così via. Nell’invidia si trova l’indizio del nostro bisogno inespresso, non invidiamo tutti le stesse cose e il fatto stesso di invidiare qualcosa indica che quel qualcosa ha una rilevanza per noi altrimenti non l’avremmo nemmeno notato;

2.Smettere di giudicare ed iniziare ad apprezzare 

Giudicare e criticare se stessi e gli altri è la focalizzazione su ciò che non va ed è una forma di competizione negativa, che porta all’abbassamento dell’autostima e al peggioramento dei rapporti in tutti gli ambiti.

Allenarci quotidianamente a notare ed apprezzare ciò che va bene, è un atteggiamento prezioso per aumentare la propria autostima, fornire un feedback positivo agli altri migliorando i rapporti e saper cogliere anche le occasioni;

3.Conoscere se stessi per fare inventario delle proprie risorse

Possiamo migliorare solo quel che conosciamo e indirizzare così le nostre energie verso lo sviluppo di quel che già è un nostro punto di forte interesse, di particolare facilità di espressione o qualcosa che gli altri notano in noi come caratteristica anche se non l’abbiamo mai considerata o siamo troppo modesti per attribuircela, ma qualche volta ci possiamo sorprendere e scoprire di avere un’inclinazione insospettata;

4.Non temere le situazioni problematiche o i tempi difficili

Si cresce più attraverso le difficoltà che non attraverso le comodità, sono le situazioni critiche che ci costringono, per poterle fronteggiare, a tirare fuori la forza e le risorse inaspettate che non sapevamo di possedere.

Quindi invece di lamentarci e cadere nel vittimismo della serie “Perché proprio a me doveva capitare?” rimbocchiamoci le maniche e affrontiamo con grinta quel che c’è, e facciamo ogni azione costruttiva possibile, tanto lo sforzo lo dobbiamo fare comunque (e ricordiamoci che anche piangersi addosso o compiere azioni distruttive è uno sforzo);

5.Osare

Si supera se stessi osando, scoprendo i nuovi confini dove possiamo arrivare, nuove dimensioni di sé e dei modi di esistere al di fuori di quelli già conosciuti (ovvero la definizione di sé o l’immagine di sé); richiede apertura mentale e a sua volta apre la mente;

6.Allenarsi a prendere le decisioni

La maggioranza delle persone evita di prendere le decisioni, temendo le conseguenze (il famoso crucio “E se sbaglio?), ma il fulcro del prendere le decisioni non sta nell’indovinare” qual è “la risposta giusta” (anche perché non esiste quasi mai una universalmente giusta); il fulcro sta nel crescere prendendole, assumendosene la responsabilità, risolvendo i problemi che ne sorgono e allo stesso tempo affinando il discernimento.

E tu, hai un segreto tutto tuo per superarti? Dimmelo nei commenti!

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